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Eretici, visionari e profetesse

Attorno al 176 d.C., un sacerdote di Apollo e della dea Cibele, chiamato Montano, che viveva tra le montagne della Frigia in Asia Minore, ebbe una visione: sentì una voce che diceva “Io sono il Signore Onnipotente che abita dentro di te”. In seguito a questo, Montano si convertì al cristianesimo e iniziò una predicazione che attirò intorno a lui folle di seguaci: Montano cadeva in trance, aveva visioni e da queste ricavava la certezza di essere il profeta scelto da Dio per diffondere tra gli uomini la sua volontà. Queste voci gli assicuravano che Dio stesso abitava dentro di lui: “l’uomo ( disse una volta la voce) è come una cetra e io, Dio, sono colui che suona i cuori degli uomini".

Tra i primi fedeli di Montano vi furono due donne, Priscilla e Massimilla, che anch’esse cadevano in trance e avevano visioni profetiche: come notava lo storico della cultura Eric Dodds, “lo spirito profetico è infettivo”. Priscilla e Massimilla raggiunsero un prestigio grandissimo: predicavano ai fedeli, rivelavano il contenuto delle loro profezie, amministravano i sacramenti. Assieme a Montano, erano considerate il ricettacolo della presenza divina sulla terra, e questa autorità religiosa attribuita a donne è eccezionale nel cristianesimo primitivo. Montano e i suoi seguaci predicavano la fine del mondo e la prossima comparsa sulla terra del Cristo; con una singolare forma di campanilismo, essa avrebbe dovuto avvenire nel cuore della solitaria Frigia, la patria di Montano, presso la città di Pepuza dove, dopo la morte, le salme di Montano, Massimilla e Priscilla furono deposte in una basilica che attirò per secoli i pellegrinaggi dei fedeli.

Il montanismo predicava una forma radicale di cristianesimo: i montanisti praticavano la castità, si sottoponevano a digiuni e penitenze e si votavano al martirio, autodenunciandosi durante le persecuzioni, poiché il martirio era considerato un mezzo certo per entrare nel regno dei cieli. Marco Aurelio ricorda che durante i combattimenti gladiatori vi furono dei montanisti che scesero nell’arena gridando: “Uccidimi, sono cristiano!”.

Il montanismo si diffuse rapidamente tra le comunità cristiane: anche Tertulliano (uno dei primi grandi pensatori e teologi del cristianesimo) aderì a questa dottrina. I montanisti entrarono ben presto in rotta con la Chiesa ufficiale perché affermavano la superiorità dei loro profeti: concedevano un posto importante alle donne nei loro riti; ritenevano che Dio si manifestasse direttamente ai profeti con visioni e fenomeni miracolosi, in stato di estasi, come era caratteristico di molti culti pagani (per esempio, quelli di Dioniso), in contrasto con l’approccio controllato e intellettuale della Chiesa ufficiale.

Erano anche convinti che i peccatori non potessero redimersi, mentre la Chiesa rivendicava a sé il potere di rimettere i peccati. Il montanismo fu bollato dalla Chiesa come eretico e declinò; tuttavia piccoli gruppi di montanisti continuarono a praticare i loro riti e ad ascoltare i loro profeti, finché, nel VI secolo, l’imperatore Giustiniano ordinò la repressione. I montanisti superstiti preferirono lasciarsi bruciare vivi nelle loro chiese piuttosto che accettare la conversione al cristianesimo ortodosso e il tempio di Pepuza con le reliquie di Montano e delle sue profetesse venne distrutto.

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