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L’educazione romana arcaica


Nella fase di predominio aristocratico, Roma ha avuto un carattere spiccatamente agricolo, molto semplice e non certo raffinato, ma solidamente ancorato al valore del lavoro campestre, alla famiglia e alla patria.
Per i Romani non fu facile mantenere la propria fisionomia, posti com’erano in mezzo a due influenze: quella della civiltà etrusca e quella della civiltà greca. Comunque nonostante questa difficoltà, i Romani riuscirono a mantenere la propria fisionomia. Anche a Roma ebbe luogo la lotta per ottenere leggi scritte dagli aristocratici e per giungere all’isonomia, cioè alla parità di trattamento di nobili e plebei. Tuttavia il senso della legalità ebbe sviluppi più profondi che in Grecia perché fini con l’associarsi allo stesso processo di espansione territoriale associata da un lato alla guerra e dall’altro ai trattati. La guerra stessa era combattuta (almeno formalmente) in base ad un’idea di diritto piuttosto che di semplice desiderio di appropriazione dei beni altrui. Da questo deriva il carattere più importante della formazione impartita ai giovani.
La formazione era innanzitutto familiare, in cui l’influenza della madre era notevole (la donna a Roma godeva di una maggiore considerazione rispetto alla Grecia) anche se quella del padre, alla fine, era decisiva perché egli era riconosciuto il vero educatore dei figli.
In secondo luogo, la formazione rivestiva un carattere civile: il padre conduceva il figlio nel foro non appena esso compiva 16 anni e vestiva la toga virile, dandogli, in questo modo, la possibilità di assimilare, nel vivo, i fondamenti della vita politica e sociale della città. Si trattava di una sorta di tirocinio pratico per permetteva al ragazzo di acquisire il senso del diritto; più tardi, il padre poteva affidare il figlio ad una persona particolarmente esperta in campo giuridico.
Il terzo luogo la formazione del ragazzo era militare: a diciassette o diciotto anni, egli entrava nell’esercito come semplice soldato, indipendentemente dal grado di nobiltà e di ricchezza della famiglia, elementi, però, da cui dipendeva la sua carriera futura.
Globalmente, si trattava di un’educazione essenzialmente morale e pratica, in cui l’educazione letteraria non aveva posto. Un posto centrale aveva, invece, il sentimento religioso (= pietà). Visto che la religione primitiva era meno raffinata di quella greca, essa collaborar ava meglio a formare il carattere solido, pratico ed austero dei giovani romani la cui origine era campagnola. Dopo la vittoria su Cartagine che aprì Roma all’imperialismo la situazione e gli obiettivi cambiarono e con ciò anche l’educazione.
Nel periodo arcaico siamo quindi molto lontani dall’educazione “cortese” (= di corte) impartita in Grecia ai giovani nobili. Il nobile romano s’interessa poco della musica e della poesia e la sua sola ginnastica praticata è quella del Campo di Marte, come preparazione diretta alla vita militare e conosce il lavoro dei campi. Sembrerebbe che l’educazione nella Roma arcaica fosse vicina a quella di Sparta, ma non è cosi. Gli Spartani erano puri militaristi, cinici nei rapporti con gli altri popoli e a volte anche alleati infidi. I Romani, invece, erano attenti all’educazione dei figli e il loro comportamento era improntato alla saggezza giuridica soprattutto nei rapporti con gli altri popoli italici.
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