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Le curie erano trenta, dieci per ciascuna tribù: il termine curia significa riunione di uomini, ma anche il luogo della riunione (verrà dato il nome di curia all’aula del senato). È certo che le curie avevano un proprio presidente, il curio, un proprio territorio e popri luoghi di culto. La loro funzione si espletava nel comizi curiati che si riunivano per ratificare alcuni atti compiuti da una gens, come nel caso di un pater familias, che privo di discendenti avesse nominato un erede o per i procedimenti di rinuncia ad appartenere al nucleo gentilizio. L’atto più solenne compiuto dai comizi era perà la promulgazione della legge curiata de imperio, con la quale l’assemblea del popolo trasferiva il potere, di cui era depositario, al re e più avanti in età storica al magistrato. Infine le curie servivano per il reclutamento dell’esercito primitivo. Ogni curia forniva cento fanti (tremila uomini in tutto).
Quanto alle tre tribù originarie, i loro nomi sono trascrizioni etrusche di nomi latini (Tities, Ramnes, Luceres). Ciascuna di esse doveva fornire cento cavalieri. Ma nel corso dell’età monarchica questo ordinamento tribale fu sostituito dalla creazione di quattro tribù territoriali (suburana, palatina, collina, esquilina) che formavano la roma quadrata e che furono poi chiamate urbane, quando l’ampliamento del terrotirio porterà alla creazione di tribù rustiche, cioè extra cittadine.

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