Sapiens Sapiens 15313 punti

Civiltà delle Terramare


Dal termine dialettale “terramarne” è derivato il termine “terramare” con cui si indicano le civiltà emiliane, sviluppatesi fra il 2500 e il 1500 a.C. Le terramare sono palafitte terrestri, cioè costituite da abitazioni poggianti su pali infissi sulla terra in zone asciutte, ma in vicinanza di un corso d’acqua. Non sappiamo con esattezza chi fossero le popolazioni che abitavano simili città. Esse si fusero con i popoli che trovarono nelle stesse regioni e che erano ancora allo stadio della civiltà neolitica e che quindi erano molto abili nella lavorazione della pietra. Invece, i terramaricoli eccellevano nella metallurgia; fra gli oggetti più comuni trovate nelle terramare abbiamo l’ascia e lo scalpello, entrambi in bronzo, e questo significa che essi erano anche degli abili carpentieri. Infatti, sapevano costruire i ponti senza l’aiuto di chiodi, ma solo incastrando i vari elementi fra di loro. Essi erano anche abili guerrieri, vivevano di caccia, di pesca e di pastorizia ma le numerose falci trovate ci dimostrano che erano soprattutto agricoltori. Per la costruzione della città, essi sceglievano una zona elevata in vicinanza di un corso d’acqua; un solco chiamato “primigenio” che n elle popolazione italiche diventerà “solco augurale” venivano tracciati i confini del centro abitato. Questo tracciato aveva la forma di un trapezio e comprendeva anche vari appezzamenti di terreno a seconda del numero delle famiglie. Intorno all’area scelta, già delimitata dal trapezio, veniva scavato un fossato largo da 20 a 30 metri e profondo 3 in cui veniva fatta confluire l’acqua del corso d’acqua vicino che con un ingegnoso sistema scolava dalla parte opposta mediante un canale di scarico. Con la terra ottenuta scavando il fossato, si costruiva un argine lungo la sponda interna del fossato. In questo modo gli abitanti erano al sicuro da incursioni di nemici o di animali e anche da eventuali alluvioni. Un ponte levatoio metteva in comunicazione la città con la terraferma. Prima di costruire le case, i terramaricoli tracciavano e costruivano due strade principali che si incrociavano e correvano l’una da nord a sud (il cardine) e l’altra da est a ovest (il decumano). Altri cardini e decumani secondari dividevano lo spazio interno in “insulae”. In ogni “insula” venivano piantati dei grossi pali che restavano fuori terra per circa due metri e distanti uno dall’altro di circa 30 centimetri. Sopra i pali, veniva sistemato un tavolato di tronchi d’albero e su di esso le abitazioni vere e proprie. Una caratteristica di questi popoli era lo smaltimento dei rifiuti: gli avanzi di cibo, le ossa, le ceneri, i cocci di stoviglie e gli oggetti vari in disusi venivano gettati in una botola che si apriva nel pavimento dell’abitazione. Quando tutti i detriti, sotto l’effetto dell’acqua piovana avevano colmato tutto il bacino del villaggio, gli abitanti smontavano o davano fuoco alle case per costruirne sopra un’altra, rincalzando l’argine e piantando nuovi pali.
Resti della civiltà terramaricola, unica al mondo, si trovano a Fontanellato, in provincia di Parma, e a Gottolengo in provincia di Mantova. Molti costumi di questi popoli si ritrovano nella civiltà romana da cui essa probabilmente è derivata.
Hai bisogno di aiuto in Storia Antica?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Potrebbe Interessarti
Registrati via email