Concetti Chiave
- Dopo la distruzione di Alba Longa nel 673 a.C., Roma diventa la città più importante del Lazio, attirando invidia e attacchi dai popoli vicini.
- Nel 458 a.C., gli Equi invadono il Lazio e occupano Corbione, ma i Romani, guidati da Lucio Minucio, si preparano a difendersi.
- Cincinnato, un patrizio in miseria, viene nominato comandante dell'esercito e riesce a sconfiggere gli Equi accerchiandoli durante la notte.
- Dopo la vittoria, Cincinnato rifiuta le ricompense del Senato e torna ai suoi campi, dimostrando umiltà e dedizione alla patria.
- Le dure condizioni di pace imposte agli Equi includono la consegna dei comandanti, lo sgombero di Corbione e una umiliazione pubblica sotto un giogo di lance.
Indice
La crescita di Roma
Dopo la distruzione di Alba Longa, avvenuta nel 673 a.C. per opera del re Tullio Ostilio, Roma diventò la più grande ed importante città del Lazio. I popoli vicini, invidiosi della sua potenza, tentarono più volte di penetrare nel Lazio e di occupare la città. Dopo aver combattuto vittoriosamente contro i Volsci e gli Etruschi, i Romani si dovettero difendere dagli attacchi di un altro popolo, installato a nord-est di Roma (valle superiore dell’Aniene), gli Equi.
L'invasione degli Equi
Nel 458 a.C., gli Equi, guidati da Gracco Elio, penetrarono improvvisamente nel Lazio e, dopo aver occupato la città di Corbione, si accamparono sul monte Algido, pronti ad irrompere nella pianura e ad invadere Roma. I Romani non si persero di coraggio e mandarono immediatamente contro gli Equi un esercito comandato da Lucio Minucio.
La strategia di Cincinnato
Nonostante questo l’esercito romano fu accerchiato con il rischio di cadere prigionieri del nemico. Dopo febbrili e concitate consultazioni, il Senato decise di inviare contro gi Equi Lucio Quinzio, detto Cincinnato (= ricciuto), un patrizio ridoto in miseria per colpa del figlio che lo aveva privato di tutti suo averi e che viveva ritirato in un piccolo podere sulla riva destra del Tevere. Gli ambasciatori del Senato incaricati di comunicargli che era stato nominato capo supremo dell’esercito, lo trovarono intento ad arare i suoi campi con l’aratro. Accettò l’incarico e dopo una marcia velocissima, avvenuta in piena notte, giunse con il suo esercito in prossimità del monte Algido. Con molta astuzia, nella notte, i Romani piantarono tutto intorno all’accampamento nemico dei pali, dopo aver compiuto un accerchiamento, trasformando così gli Equi in assediati. Presi fra due fuochi, gli Equi dovettero arrendersi.
La vittoria e la modestia
Cincinnato avrebbe potuto accettare le ricchezze che il Senato, a nome dei Romani gli voleva offrire per ricompensarlo della vittoria, ma egli da uomo umile modesto quale era, preferì ritornare ai suoi campi, contento di aver adempiuto al suo dovere verso la patria. Cincinnato impose agli Equi delle condizioni di pace molto dure. Essi furono costretti a consegnare ai Romani tutti i loro comandanti, sa sgomberare la città di Corbione e cedere ai vincitori tutto ciò che possedevano, perfino le vesti. Li costrinse anche ad un’ umiliazioni singolare: essi dovevano passare uno per uno sotto un giogo formato da tre lance in modo che i vinti fossero costretti a piegare la schiena di fronte ai vincitori.
Domande da interrogazione
- Qual è stato il ruolo di Roma dopo la distruzione di Alba Longa?
- Chi guidò l'invasione degli Equi nel 458 a.C.?
- Come si distinse Cincinnato nella strategia contro gli Equi?
- Quali furono le condizioni imposte da Cincinnato agli Equi dopo la vittoria?
Dopo la distruzione di Alba Longa nel 673 a.C., Roma divenne la città più grande e importante del Lazio, attirando l'invidia dei popoli vicini che tentarono di invaderla.
L'invasione degli Equi nel 458 a.C. fu guidata da Gracco Elio, che occupò Corbione e si accampò sul monte Algido, pronto a invadere Roma.
Cincinnato, nominato capo supremo dell'esercito, attuò una strategia astuta accerchiando gli Equi e trasformandoli in assediati, portando così alla loro resa.
Cincinnato impose condizioni dure agli Equi, costringendoli a consegnare i loro comandanti, sgomberare Corbione e passare sotto un giogo di lance, umiliandoli ulteriormente.