Economia e religione

Data la favorevole posizione dell'area geografica in cui gli assiri si erano stabiliti, il commercio, in particolare di legname e di rame, fu la principale fonte della loro ricchezza: la navigabilità di parte del Tigri e di alcuni suoi affluenti consentiva un agevole trasporto di merci e un collegamento continuo tra i territori interni dell'Anatolia e la bassa Mesopotamia. L'attività economica più praticata e più idonea alle abitudini di una società all'origine ancora seminomade rimase però la pastorizia. La conquista di territori fertili pianeggianti, la distribuzione di terre effettuata dai sovrani ai soldati, ai funzionari e ai fiduciari implicarono tuttavia anche l'affermazione della proprietà fondiaria. Ma i pesanti tributi imposti dai sovrani portarono alla formazione di molti contadini liberi e schiavi. Il conseguente malcontento popolare fu sedato con l'avvio di un imponente campagna di monumentali opere pubbliche e di una martellante propaganda culturale, mediante la produzione di opere letterarie, scultoree e figurative, finalizzate a creare consenso attorno al sovrano legittimandone il potere. Sul piano religioso gli assiri assimilarono e fusero insieme gli elementi che caratterizzavano le civiltà mesopotamiche che li avevano preceduti: accanto ad Assur, dio della forza e della violenza, essi veneravano la dea babilonese Ishtar, protettrice della giustizia e dell'amore, e Adad, dio dei cieli. Anche gli Assiri, come Sumeri e babilonesi, costituirono grandi ziqqurat, accessibili solo ad astronomi e sacerdoti, che dedicarono particolare attenzione all'osservazione e allo studio degli astri e delle eclissi solari.

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