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Le guerre dell'antica Roma


Prima guerra di conquista

Alla fine del V secolo Roma si scontrò con la più potente città dell’Etruria , Veio, a causa dei frequenti contrasti per il controllo delle terre (essendo situata molto vicino a Roma).
Roma distrusse Veio e ne annetté direttamente la regione cosicché il territorio della città-Stato di Roma (l’ager romanus) raddoppiò.

Ordinamento centurato-tribuno

Le continue guerre combattute da Roma ebbero profonde conseguenze sulla sua organizzazione politica, sociale, territoriale e militare.
I Comizi curiati persero progressivamente quasi ogni valore e vennero sostituiti da un’organizzazione centuriata.
Nell’ordinamento centuriato la popolazione era divisa in cinque classi secondo il livello di ricchezza, senza distinzioni tra patrizi e plebei. Al di fuori delle classi c’erano i proletari.
Ogni classe doveva fornire all’esercito un determinato numero di centurie (gruppi i 100 uomini) e, nelle votazioni avevano diritto a tanti voti quante erano le proprie centurie. Tuttavia la prima classe (dei cittadini più ricchi) forniva da sola più della metà delle centurie quindi avevano automaticamente la maggioranza.
Successivamente divisero la città in 4 tribù territoriali e raggrupparono i cittadini solo per aree senza distinzioni sociali od economiche. Col passare degli anni si aggiunsero altre tribù, tanto che nel 241 a.C. raggiunsero in numero di 35. le tribù acquisirono progressivamente grande importanza nel corso delle lotte tra patrizi e plebei.

Lotte fra patrizi e plebei

I patrizi si opposero a queste trasformazioni e riuscirono a limitare la presenza dei non-patrizi nelle cariche pubbliche e nelle assemblee cittadine. A loro volta i plebei diedero una forma di lotta di secessione (distacco): si rifiutavano di arruolarsi nell’esercito, crearono propri magistrati (tribuni della plebe) e una propria assemblea, i concili della plebe.
I concili della plebe si radunarono sulla base delle tribù territoriali e ammettevano la partecipazione dei soli plebei. Adottavano provvedimenti (plebisciti) che avevano una notevole efficacia pratica, perché erano ritenuti validi da tutti i plebei, eleggevano i propri capi e si impegnavano a difenderli. I tribuni cercavano di bloccare i provvedimenti che potevano essere dannosi per i plebei o difendevano singoli plebei, mentre gli edili della plebe avevano compiti finanziari e amministrativi.
Dalla metà del V alla metà del III secolo a.C., Roma fu impegnata in frequenti guerre, e questo spinse i patrizi a fare progressive concessioni alla plebe: gli fu infatti consentito l’accesso alle cariche pubbliche e furono riconosciuti come istituzioni dello Stato gli ordinamenti della plebe.

Le Leggi delle XII tavole

Nel 451-450 a.C. vennero redatte le prime leggi scritte di Roma, le leggi delle XII tavole, così definite perché in origine erano state scritte su dodici tavole di legno. Esse ribadivano le norme fino a quel momento tramandate oralmente, ma il fatto che fossero scritte evitavano che fossero interpretate a piacimento dai patrizi, e questo fu un grande successo per la plebe.

Legge Canuleia

Nel 445 a.C. la legge Canuleia abrogò il divieto di matrimonio tra patrizi e plebei, aprendo la via anche ai plebei di far parte della classe sociale dei ricchi.

L’accesso ai plebei al senato e al consolato

Nel 376 a.C. i tribuni della plebe proposero non solo che i plebei fossero eleggibili al consolato, ma che uno dei due consoli dovesse obbligatoriamente essere plebeo. Nel 367 a.C. le loro richieste furono approvate con le Leggi Llicinie-Sestie e successivamente furono introdotti anche a far parte del Senato.

I Comizi tributi

All’inizio del III secolo a.C. riconobbero valore di legge ai plebisciti e ad inserire le istituzioni plebee nell’ordinamento dello Stato Romano. In seguito nacquero i Comizi tributi i quali erano organizzati nello stesso modo del concilio della plebe ed avevano anche le stesse funzioni.
I Comizi tributi nel corso del III secolo assunsero quasi per intero il compito di votare le leggi fino ad allora presentate davanti ai Comizi centuriati, divennero anche la base dell’arruolamento dell’esercito.
Da questo momento lo Stato romano inizia a concepire l’idea di “democratizzazione” come struttura di governo.

Invasione dei Galli

All’inizio del IV secolo, la penetrazione di genti celtiche (Galli, Boi, Sènoni) assunse il carattere di un aveva e propria ondata migratoria.
Nel 390 a.C. l’esercito latino tentò di fermarli ma furono sbaragliati dai Galli i quali si impadronirono di Roma, la saccheggiarono e la incendiarono; tuttavia, poiché non gli interessava fare conquiste, lasciarono la città.

Prima guerra Sannitica

Roma fu ricostruita in breve tempo e fu circondata da mura più poderose, inoltre riconquistò la supremazia sul Lazio. Nel 348 a.C. fu stipulato un nuovo trattato con Cartagine che si impegnava a non intromettersi nell’area laziale da parte dei Cartaginesi e viceversa da parte dei Romani.
Quando la città di Capua chiese aiuto ai Romani contro la crescente espansione sannita, la conseguenza fu lo scoppio del conflitto conosciuto come Prima guerra sannitica (343-341 a.C.) I Romani ebbero la meglio e i Sanniti dovettero rinunciare parzialmente alla Campania. Roma strinse un patto con i Sanniti ed entrò in guerra contro i Latini poiché le città latine si sentivano schiacciate dallo Stato romano.
Alla fine della Guerra Latina (340-338 a.C.) Roma ottenne la vittoria e sciolse la Lega Latina.

Altri conflitti

Dopo la prima guerra sannitica, ci fu la Seconda Guerra Sannitica (326-304 a. C.) e la Terza Guerra Sannitica (298-290 a.C.), la cui causa di questi conflitti fu la contesa per la città di Napoli. Poiché Roma si trovò spesso in difficoltà e subì parecchie sconfitte, fu modificata in modo radicale la struttura dell’esercito.
Questo nuovo schieramento permise ai Romani di riprendersi e ad avere il sopravvento e alla fine di queste guerre Roma arrivò ad avere un dominio su tutta l’Italia centrale e gran parte di quella meridionale.
Dopo la Terza guerra sannitica Roma cominciò ad avviare una precisa politica espansionistica che mirava ad acquisire il dominio sulle città magno greche non ancora sotto la propria egemonia. Perciò nel 282 a.C. stipulò una serie di accordi con le aristocrazie dominanti delle pòleis impegnandosi a difenderle, in modo da avere un dominio indiretto su queste città.
Successivamente inviò una flotta a Taranto per provocarne la reazione; infatti la città chiamò in proprio aiuto Pirro II, re dell’Epiro il quale però mirava a crearsi un dominio personale pensando di ottenere la sottomissione delle città greche dell’Italia meridionale e della Sicilia e di cacciare i Cartaginesi dall’isola. Tuttavia i Cartaginesi resistettero a Pirro che dovette rinunciare e, nel 275 a.C. fu sconfitto dai Romani nei pressi di Benevento. Roma estese così il suo dominio a tutte le città della Magna Grecia.

Organizzazione del dominio romano sull'Italia

Oltre agli abitanti di Roma, erano cittadini romani anche coloro che risiedevano nelle terre confiscate ai vinti e annesse all’ager romanus. Queste terre erano assegnate ai singoli cittadini oppure vi erano insediate colonie romane. I coloni erano cittadini romani che mantenevano stretti rapporti con Roma, godevano di autonomia ed eleggevano i propri magistrati. Erano iscritti nelle tribù rustiche e avevano diritto di voto nelle assemblee e di essere eletti magistrati della repubblica romana.
Spesso veniva concessa la cittadinanza alle èlites locali disposte a collaborare con Roma in cambio di poter conservare nella colonia una condizione sociale elevata. Per garantirsi il controllo delle aree sottomesse Roma diede la cittadinanza a un’intera comunità locale che assumeva il titolo di municipio i quali godevano di autonomia amministrativa nelle faccende locali ma talvolta erano esclusi dal diritto ti voto nelle assemblee romane.
I Latini in senso giuridico erano tutti coloro che erano sotto il dominio di Roma e godevano del diritto latino. fino allo scioglimento della Lega i Latini erano stati alleati teoricamente paritari di Roma anche se di fatto quest’ultima aveva una posizione egemonica.
Dopo lo scioglimento della Lega alcune città latine erano state annesse direttamente a Roma, tutte le altre avevano stretto un’alleanza che garantiva una posizione di privilegio rispetto a quella degli alleati italici; l’insieme di queste norme era detto “diritto latino”.
Essi avevano le proprie leggi e i propri magistrati e reclutavano i soldati in modo autonomo, avevano il diritto di commercio e matrimonio con i cittadini romani e potevano acquisire la cittadinanza (questo diritto subì notevoli restrizioni). Inoltre dovevano contribuire alle campagne militari romane combattendo però in reparti distinti dalle legioni romane.
Gli alleati italici erano le città e i popoli della penisola via a via sottomessi; essi mantenevano solo un’autonomia amministrativa nelle questioni locali ma non avevano nessuna possibilità di iniziativa politica, dovevano fornire a Roma contributi finanziari e truppe in base alle richieste del Senato.

La Prima Guerra Punica

I rapporti tra Roma e Cartagine erano stati a lungo buoni come dimostra il trattato tra le due città. Tuttavia la situazione mutò per il fatto che Roma volendo continuamente espandersi, non accettava il fatto di porre un limite alla sua espansione verso i territori Cartaginesi e questo li portò inevitabilmente a scontrarsi con l’impero punico.
La causa occasionale che fece sì che questa guerra scoppiasse fu quando Messina nel 265 a.C. venne attaccata da Siracusa e chiese aiuto ai Cartaginesi. Allora i Mamertini che detenevano il potere su Messina chiesero aiuto a Roma temendo di essere assoggettati dai Cartaginesi. Nonostante i Cartaginesi avessero ritirato i propri soldati da Messina, i Romani sbarcarono comunque in Sicilia nel 264 a.C. per avviare il conflitto contro i Cartaginesi e conquistare l’isola.
La totale superiorità punica sui mari rendeva i successi romani precari: Cartagine con le sue navi era in grado di attaccare in qualsiasi momento non solo i centri della costa siciliana, ma anche quelli della penisola italiana. Nel 261 a.C. il Senato decise pertanto la costruzione in tempi rapidi di un’imponente flotta da guerra. Nelle acque di Milazzo, nella prima battaglia navale contro i Cartaginesi nel 260 a.C. un console ottenne infatti una clamorosa vittoria soprattutto grazie a un accorgimento che permise di bilanciare la superiore esperienza punica nelle manovre in mare: fece dotare le navi di ponti mobili forniti di un uncino con cui venivano agganciate le imbarcazioni nemiche. I soldati potevano andare all’arrembaggio come sulla terra ferma.
Nel 241 a.C. Roma riportò alle isole Egadi una grande vittoria e Cartagine chiese la pace che ottenne pagando ai romani un’ingente somma e rinunciando a tutti i possedimenti in Sicilia, in Sardegna e in Corsica.
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