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Il pensiero di Parsons


Egli diceva che la società è un sistema organizzato stabile, in cui tutti gli elementi tendono ad adattarsi gli uni agli altri, cooperando in vista del mantenimento della stabilità generale. Parsons propose una teoria sociologica generale, nella quale si può riscontrare che :
• La società è un sistema funzionale, cioè un’entità dinamica, che per sopravvivere, deve soddisfare determinati bisogni;
• La società è simile a un organismo vivente, poiché ogni parte concorre con il suo funzionamento, alla sopravvivenza del tutto, infatti le varie istituzioni non operano da sole ma hanno un rapporto di interdipendenza;
• La società tende al mantenimento dell’equilibrio, infatti ogniqualvolta che si verifica uno squilibrio, il sistema risponde in modo da ripristinare l’equilibrio.
Parsons ha fondato anche il modello teorico AGIL :
• A= adattamento, cioè ogni società deve ricavare dall’ambiente risorse sufficienti per la sopravvivenza dei suoi membri e deve poi distribuirle nel sistema. A questo provvedono essenzialmente le istituzioni economiche;
• G = raggiungimento degli obbiettivi, cioè ogni società deve selezionare degli obbiettivi specifici e ordinarli in modo che non ostacolino l’integrazione del sistema. A questo compito provvedono le istituzioni politiche;
• I = integrazione, cioè ogni società deve tenere uniti e solidali i suoi membri e punire eventuali conflitti e disordini con sanzioni. A questo compito provvede il sistema giuridico.
• L = mantenimento dei modelli latenti, cioè ogni società deve assicurare i valori e le motivazioni necessarie per orientare l’azione in modo adeguato alle esigenze del sistema. A questo compito provvedono due importanti istituzioni ovvero la parentela e la religione.
Parsons elabora anche una teoria sull’azione sociale basata sul ruolo della razionalità umana, cioè gli individui si comportano seguendo delle regole perché sono esseri razionali che si prefiggono obbiettivi e agiscono in modo da conseguirli.

Il funzionalismo di Merton


Merton è uno dei più influenti esponenti della corrente teorica del funzionamento in sociologia. Principalmente egli si discosta dalla visione ottimistica e razionale del funzionalismo, e ammette l’esistenza, all’interno della società di diversi gruppi di interesse. Infine egli mette in discussione la teoria dell’azione sociale di Parsons e pensa che le persone non sempre sono coscienti degli scopi che stanno perseguendo e delle funzioni che assolvono i loro comportamenti. Egli distingue tra funzioni manifeste, di cui gli individui sono consapevoli, e funzioni latenti, di cui non lo sono.


In linea di queste riflessioni, Merton mostra che ogni individuo si rapporta con almeno due gruppi:

• Il gruppo di appartenenza, quello di cui fa parte nella sua vita;
• Il gruppo di riferimento, quello a cui si riferisce idealmente.
L’eventuale scarto tra i due gruppi genera frustrazione. Merton utilizza il termine anomia per indicare la discontinuità tra scopi culturali e mezzi legittimi disponibili per raggiungerli. Rispetto a questa discontinuità gli individui mettono in atto differenti modalità di adattamento:
• Adattamento conformistico, che si ogni volta che si raggiungono obbiettivi sociali attraverso mezzi legittimi (es. studente si impegna per raggiungere buona media ed essere promosso);
• Adattamento innovativo , che si ha ogni volta che si raggiungono obbiettivi sociali ma rifiutando i mezzi legittimi, attraverso vie alternative. Perciò in questo caso l’individuo rifiuta il conformismo e utilizza strategie alternative e a volte geniali per raggiungere i propri obbiettivi;
• Adattamento ritualistico, il quale indica il comportamento di chi, sebbene abbia rinunciato alle mete, continua nelle pratiche a comportarsi come se non lo avesse fatto;
• Adattamento da rinuncia, il quale è tipico di chi rifiuta sia gli scopi della vita sociale sia i mezzi per raggiungerli. Sono individui che si chiamano fuori dalla vita sociale e ne vivono ai margini (es. barboni, tossici)
• Adattamento per ribellione, consiste nel rifiuto di scopi e mete (es. rivoluzione culturale, come in Italia del ’68, la rivoluzione giovanile, i giovani che sostenevano la rivoluzione rifiutano una forma di vita per proporne un’altra).

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