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Il diario scolastico

Vorrei rievocare quello che è stato l’immancabile compagno di gioventù di tante generazioni, il diario di scuola, è curioso ma ripercorrere la storia dei diari scolastici significa un po’ripercorrere la storia del nostro Paese e per qualcuno di noi sarà anche come ripescare in una soffitta polverosa un ricordo nostalgico di tempi passati. Infatti, dal 31 Dicembre 1913, con la circolare ministeriale n°6 che sancisce l’obbligo del diario nella scuola italiana, fino ai giorni nostri il diario di scuola ha subito moltissimi cambiamenti: come nel giovane Regno d’Italia nasce prima di tutto come il mezzo di comunicazione più importante fra scuola e famiglia, durante l’era fascista il diario divenne un mezzo di propaganda del regime per indottrinare i bambini e gli adolescenti già nelle scuole, mentre nel dopoguerra il Paese ha bisogno di respirare un clima di rinascita e così per la prima volta sui banchi di scuola arriva il primo diario illustrato a fumetti, ovvero il mitico diario VITT, che ha ispirato anche i diari griffati di oggi.

Al di là della moda, l’aspetto più interessante di un diario è che rimane per sempre il primo compagno di scuola di ciascuno di noi, infatti, oggi come ieri a lui si è chiesto compagnia se una lezione era troppo noiosa, confidato i nostri segreti, lo si è imbottito di foto, disegni, caricature dei professori e dei compagni, e così il vecchio spazio per i compiti a casa e le comunicazioni alla famiglia si è andato sempre più assottigliando, quasi a scomparire. Qual'è stato però il primo diario della storia, bé è impossibile dirlo con certezza, persino i graffiti lasciati sulle pareti delle caverne degli uomini preistorici, in certi casi potrebbero essere interpretati anche come il resoconto disegnato di avvenimenti realmente accaduti e poi non appena l’uomo ha iniziato a padroneggiare la scrittura ha dato subito un ordine alle cose che diceva, cercando di fissare i giorni e le ore della sua vita attraverso racconti ordinati cronologicamente, e possiamo esserne certi continuerà a farlo, magari senza più la penna o la carta, ma continuerà a farlo.

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