Videogiochi in cattedra: SimCity batte i libri

Margherita Paolini
Di Margherita Paolini

i videogiochi in classe per imparare la storia

Gli zaini si alleggeriscono, andare a scuola si trasforma in tutt’altro che una tortura e imparare diventa facile e divertente. E’ quanto accade in alcune scuole americane già da un po’ di tempo a causa dell’arrivo in cattedra di un insegnante del tutto nuovo alle classi, un po’ meno agli studenti: il videogioco. In particolare si tratta di una versione rivisitata del noto SimCity che ormai da anni miete proseliti e appassionati tra i giovanissimi. Questo l'esperimento volto a dimostrare come i videogiochi, maltrattati e bistrattati da moltissimi adulti, possano invece diventare uno strumento di educazione e apprendimento facile e veloce.

LA MENTE IDEATRICE

- E’ stata Jessica Lindl, coordinatrice dell’associazione Glasslab costituita da partner accademici e compagnie di videogiochi, a promuovere questo nuovo metodo educativo che fonde la tradizione scolastica con l’innovazione digitale. Adottare SimCityEDU al posto di qualche noioso e superato libro di testo, andando in contro alle esigenze dei giovanissimi ma anche a quelle di una società in forte cambiamento e sempre più legata al mondo del web: questo ha tentato di pubblicizzare la Lindl. E quello che doveva essere un esperimento come test di mercato su alcune centinaia di studenti, rischia di diventare, in considerazione della sua diffusione non calcolata, una vera e propria rivoluzione della realtà dell’insegnamento e dell’apprendimento dietro i banchi di scuola.

SIM-CITY-EDU

- Questo il nome della versione del noto SimCity creata appositamente per gli studenti e ad uso scolastico. Infatti, dovendo il videogioco avere uno scopo educativo, sono stati eliminati i suoi aspetti più cruenti e sanguinari, come la simulazione di disastri civili o quella di sbarchi degli alieni. Per il resto lo studente si ritrova a giocare seduto al proprio banco di scuola, esattamente come farebbe a casa. E sembra che i primi insegnanti che hanno adottato tale metodologia abbiano già raccolto discrete soddisfazioni. Nella scuola di Oakland, in California, ad esempio, molti ragazzi sarebbero stati agevolati nell’affinare la conoscenza della lingua inglese dalla modalità del gioco di visualizzare le informazioni. SimCity EDU conquista così anche il cuore di prof si storia, scienze sociali e matematica.

ALL’UNIVERSITA’ CON CIVILIZATION

- L’esperimento della Lindl se appare fortemente innovativo rispetto alle scuole, dall’altro lato risulta già comprovato dietro i banchi universitari. Infatti diverse università americane, come quella del Michigan e del Wisconsin, hanno adottato da tempo la serie Civilization, una famosa simulazione strategica che consente di spiegare nei corsi universitari di storia, gli equilibri esistenti tra sviluppo, ricerca e diplomazia.

VIDEOGAMES AL POSTO DEI PROF: TI PIACEREBBE?

- E se anche nella scuola italiana arrivasse il prof videogioco? Sarebbe senza ombra di dubbio il gran benvenuto tra gli studenti, forse un po’ meno tra i colleghi insegnanti legati alla tradizionale maniera di spiegare le discipline ai loro alunni. Tuttavia, in considerazione del fatto che si tratta solo di un canale innovativo di insegnamento, e non di una moderna materia, forse un tentativo potrebbe essere fatto. Soprattutto alla luce dei potenziali miglioramenti degli alunni, e dello sviluppo di un maggiore interesse nell’approccio a quelle materie da sempre ostiche e incomprensibili per molti giovani. L’adozione di un videogioco in classe insomma si annovererebbe come nota di colore all’interno del processo di digitalizzazione già avviato in molte scuole italiane.

E a te piacerebbe imparare in classe grazie ai videogames? Quali useresti?

Margherita Paolini

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