Scuola occupata? No, meglio la cogestione

Margherita Paolini
Di Margherita Paolini

l'Associazione Nazionale Presidi boccia l'occupazione, e promuove la cogestione

L’autunno è il tempo delle occupazioni scolastiche, questo è abbastanza noto. Ogni anno tra i mesi di ottobre e dicembre gli studenti della maggior parte delle scuole italiane scelgono questa formula di protesta, che rappresenta ai loro occhi un modo per discutere di temi importanti ignorati dagli adulti, di diritti allo studio e problemi inerenti l’istituto di riferimento. Tuttavia quello che gli studenti ignorano è che una classe occupata costa allo Stato, cioè ai contribuenti, circa 1000 euro al giorno. Per questo i presidi non ci stanno ad osservare in silenzio un tale sperpero di denaro, e propongono agli alunni la cogestione.

UN’OCCUPAZIONE UN PO’ TROPPO COSTOSA- Ogni studente italiano ha un costo per papà Stato, e questo si aggira intorno ai 40 euro giornalieri, che in un anno si traducono in un ammontare di 8000 euro. Ora, se la matematica non è un’opinione, questo significa che una classe di 20 studenti costa circa 800 euro giornalieri, cifra che può proliferare oltre i 1000 euro con l’aumentare degli alunni. Tali spese, ovviamente, non vanno ad azzerarsi durante una fase di occupazione della scuola, ma vengono vanificate dall’interruzione della didattica e, potenzialmente, aumentate, da danni apportati alle strutture.

I PRESIDI DICONO NO ALL’OCCUPAZIONE - A parlare di tali numeri è stato Antonio Petrolino dell’Associazione Nazionale Presidi, che nel corso del convegno “La scuola: un bene della comunità - prevenzione e gestione delle occupazioni studentesche”, ha affermato: “Il 'fermo' di una scuola di 30 classi ne costa 30mila, sempre al giorno. In due giorni di sospensione delle lezioni una scuola di medie dimensioni ha 'bruciato' l'equivalente di quanto riceve in un anno di finanziamenti”. Per questa ragione i membri dell’Anp si sono riuniti, discutendo i modi per prevenire e limitare il fenomeno occupazione, realizzando un progetto comune che veda coinvolti tutti i presidi delle scuole italiane.

UNO SPRECO INACCETTABILE - Certo l’occupazione rappresenta un fenomeno da tradizione all’interno della realtà scolastica. Ma le cifre appena citate impongono un’analisi di coscienza a tutti i giovanissimi. Bisogna, infatti, pensare che lo spreco di risorse attuato, anche se inconsapevolmente, durante le giornate di protesta e occupazione all’interno delle aule, colpisce direttamente i contribuenti dello Stato, vale a dire l’intera società, senza risparmio per le categorie più povere, e contraddice proprio la protesta degli studenti animata dai tagli ai finanziamenti alla scuola. Una situazione inaccettabile, soprattutto in tempi di crisi come questo.

LA PROPOSTA DELLA COGESTIONE - E’ evidente, tuttavia, che non si può negare agli studenti una valvola di sfogo, un modo per discutere di temi importanti e far valere i propri diritti. Per tale ragione proprio dai presidi dell’Anp arriva l’iniziativa di una cogestione regolarizzata, del tutto a norma, contemplata dai regolamenti di istituto: alcune giornate all’insegna di una “didattica flessibile cogestita da alunni e prof”. Questa la proposta pacifica rivolta agli studenti, la soluzione anti-spreco a prova di crisi. Nel caso in cui, però, i giovani continuino ad ignorare tale realtà e decidano di proseguire nelle occupazioni, l’Anp annuncia norme all’interno dei regolamenti scolastici che rendano gli alunni punibili con sanzioni di tipo disciplinare.

E tu rinunceresti all’occupazione?

Margherita Paolini

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