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I terremoti


Il punto in cui i terremoti hanno origine si chiama ipocentro mentre il punto sulla verticale dell’ipocentro si chiama epicentro.
Le onde sismiche sono vibrazioni che raggiungono l’epicentro e si possono dividere in due tipi: onde interne e onde di superfice. Le onde interne dividono in altri due tipi le onde primarie e le onde secondarie. Le onde primarie sono le prime a raggiungere l’ipocentro e vanno tra 6/7 km s invece le onde secondarie vanno ad una velocità di 3/4 km s. Le onde di superfice vanno da destra a sinistra e dall’alto verso l’alto come un’andatura di un serpente. I sismologi classificano i terremoti in tre tipi:
-terremoti superficiali che si sviluppano entro 70km dalla superfice terrestre
-terremoti intermedi che si sviluppano tra 70km e 300km di profondità
-terremoti profondi che si sviluppano fino a 700 km di profondità

Dove avvengono i terremoti?


I terremoti principalmente possono avvenire ai bordi delle placche e soprattutto nei punti dove le placche si scontrano. L’ Italia è uno dei paesi con un alto rischio sismico perché è tra la placca euroasiatica e quella africana. I terremoti però si possono causare anche nelle profondità del mare e questo scatena un’onda altissima e grandissima chiamata tsunami che si abbatte sulle coste.

Come si registrano i terremoti


I terremoti si registrano usando il sismografo costituito da una penna che sporge da una grande massa sospesa e oscillante collegata a una struttura pesantissima ancorata al terreno. Sotto la penna c’è della carta millimetrata dove più il terreno si muove e più i movimenti della penna saranno più ampi. La traccia chiamata sismogramma, è una linea continua dove la penna scrive. Un sismografo moderno è in grado di registrare piccole scosse anche a migliaia di chilometri di distanza.

Approfondimento (piccola storia del sismografo)


Il primo sismografo fu costruito dall’inglese John Milne verso la fine dell’Ottocento per il governo giapponese. Nel 1889 un sismografo situato a Berlino riuscì a registrare una scossa proveniente da un terremoto in Giappone. Negli anni 60 del 1900 fu costruita una rete mondiale di 128 sismografi in collegamento tra loro.

La Scala Mercalli e la Scala Richter


La misurazione dei terremoti può avvenire usando due criteri, quello della scala Richter e quello della scala Mercalli. La scala Richter misura l’intensità cioè l’energia del terremoto invece la scala Mercalli non è rigida come la scala Richter ma misura cosa può succedere in una città cioè dice quanti danni può provocare.

Si possono prevedere i terremoti?


È impossibile prevedere un terremoto ma raccogliendo informazioni su delle regioni della terra che sono da sempre soggette a terremoti si possono compilare le carte del rischio sismico.


Le carte del rischio sismico


Con rischio sismico si intende la probabilità che un terremoto possa scatenarsi in una certa zona valutando i possibili danni agli edifici e alle persone. L’intensità di un terremoto dipende dalle caratteristiche di una zona: le carte del rischio sismico raccolgono tutte queste informazioni e le riportano sulla carta geografica del paese evidenziando con colori diversi le zone più o meno a rischio. In Italia queste carte vengono fatte dall’Istituto Nazionale Di Geofisica e Vulcanologia.

Gli edifici antisismici


Oggi grazie alle sperimentazioni fatte soprattutto dal Giappone e Stati Uniti che sono due paesi a rischio sismico altissimo si possono costruire edifici capaci di resistere a terremoti anche molto forti. I materiali da costruzione come i mattoni e la pietra non sono resistenti a scosse di terremoto, invece i materiali come il legno, l’acciaio sono molto più resistenti perché assorbono la maggior parte dell’energia del terremoto. Sono state ideate altre tecniche di costruzione come per esempio sospendendo i pilastri da terra con della gomma in modo da renderli come ammortizzatori.
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