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I peli radicali e la loro funzione

Per capire quale funzione abbia la radice, oc¬corre osservare le radici di qualche pianticella, facendo uso di una lente d'ingrandimento.
Preleva delicatamente dalla cassetta-vivaio una pianticella di fagiolo o di granoturco. Nota anzi¬tutto che una certa quantità di terreno resta aderente alle tenere radici. Scuoti la pianta, in modo da eliminare il terriccio e poi, con la lente d'ingrandimento, osserva la radice. Vedrai una zona, quella che precede l'estremità, rivestita di fitta peluria bianca. Si tratta di numerosissimi peli radicali: al microscopio, sulle radici del granoturco, si contano ben 420 peli radicali per ogni millimetro quadrato di superficie. La radice è fornita di peli radicali che, aderendo alle particene di terreno, assorbono l'acqua e le sostanze minerali in essa disciolte. Perciò la radice, oltre a fissare al suolo la pianta, ha l'importantissima funzione di ricercare il cibo, giacché non va dimenticato che i vegetali, crescendo, consumano ali¬mento, come lo consumano del resto l'uomo e gli animali.

La zona rivestita di peli su ogni radice si sviluppa per pochi centimetri e si mantiene costante perché, a mano a mano che la radice si allunga nel terreno, i peli più distanti dall'estremità radicale, essendo i più vecchi, muoiono; mentre nuovi peli radicali si formano nelle posizioni avanzate.
Crescendo, la radice si ramifica e crea un fitto intreccio che trattiene un blocco di terreno, la zolla.
Le piante galleggianti in acqua hanno le radici che si trovano in una condizione eccezionalmente favorevole per l'assorbimento del¬l'acqua e delle sostanze in essa disciolte, e sono quindi prive di peli radicali.
Il compito dei peli radicali è infatti di aumentare l'estensione della superficie assorbente; ma quando la radice è in grado di assorbire ugualmente una sufficiente quantità d'acqua (ed è questo il caso delle piante acquatiche o palustri), non ha più bisogno di peli radicali.
I peli radicali delle piante sono chiusi, ossia non presentano alcuna apertura esterna. Ma come può l'acqua dal terreno penetrare nelle radici!
Lo capirai dopo aver eseguito un esperimento che ti dica che cosa succede quando due soluzioni, aventi diversa concentrazione, sono se¬parate da una membrana semipermeabile, cioè una membrana che lascia passare soltanto il solvente e non il soluto. Le cellule (= le più piccole particelle che formano gli esseri viventi) sono infatti circondate da una membrana che si comporta proprio come se fosse semi¬permeabile.
A una carota cruda, non sbucciata, asporta la parte superiore. Con un coltello o con un cucchiaino pratica una profonda escavazione. Versa nella carota, fino a un certo livello, una soluzione molto concentrata di zucchero. Poni quindi la carota in un bicchiere contenente 2-3 centimetri d'acqua e lasciala per 1-2 giorni.esperimento
Noterai che il livello della soluzione nella carota aumenta notevolmente, mentre l'acqua con-tenuta nel bicchiere diminuisce. Puoi quindi concludere che si è verificato un lento risucchio, con passaggio d'acqua dall'esterno all'interno della carota, dove la soluzione ha maggior concentrazione. Il passaggio dell'acqua è avvenuto attraverso la membrana della carota, che è una radice.
Se avessi impiegato il sale da cucina, anziché lo zucchero, il passaggio dell'acqua sarebbe stato ancora più accentuato.
Questo fenomeno è detto osinosi (parola greca che significa «.spinta»). È specialmente per un fenomeno di osmosi che avviene l'assorbi¬mento dell'acqua da parte dei peli radicali. Nel terreno, infatti, le soluzioni minerali sono molto diluite e l'acqua tende perciò a passare nel¬l'interno delle cellule della radice, dove le soluzioni sono più concentrate.

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