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L'agire dell'uomo paragonato all'attività vulcanica

L’agire dell’uomo, spesso è paragonabile a un vulcano quiescente: non sappiamo quando l’uomo renderà note agli altri le motivazioni del suo agire; analogamente in un vulcano quiescente: sappiamo per certo che qualcosa si muove al suo interno, ma sconosciamo il momento in cui esploderà.
Sono quiescenti, i vulcani che da lungo tempo ( almeno da 40-50 anni) non mostrano alcun tipo di attività, ad esempio il Vesuvio, ma si deve sempre tener presente che un vulcano di questo tipo può più o meno improvvisamente risvegliarsi. Sono attivi, invece, quei vulcani che periodicamente sono sede di fenomeni vulcanici, come ad esempio l’Etna; i vulcani attivi possono trovarsi in diverse fasi di attività: eruzioni, quando il vulcano emette in continuazione o a brevi intervalli di tempo lava o materiali solidi, provocando talvolta ingenti distruzioni; continua moderata, quando le eruzioni sono regolari ma non dannose; secondaria quando dal cratere escono gas o vapore acqueo. Sono considerati spenti, se da centinai di anni non manifestano alcun tipo di attività.

Al momento delle maggiori eruzioni il vulcano può rappresentare un grave pericolo per l’uomo. Gli studiosi classificano le eruzioni in due tipi: - Eruzioni effusive, quando dal cratere escono rocce fuse che danno vita a colate di lava, che abitualmente scendono a valle abbastanza lentamente, così da permettere all’uomo di salvarsi. L’Etna, in Sicilia, è un esempio di vulcano che dà vita a eruzioni effusive. - Eruzione esplosiva, quando un magma molto denso sale lungo il camino vulcanico, ma prima di giungere al cratere tende a solidificarsi; sotto la pressione di altro magma e di gas, quel “tappo” può saltare, provocando una violentissima esplosione; il vulcano quindi erutta materiali solidi o semi solidi anche a grandi altezze, mentre, i materiali più leggeri, le cenerei, sono trasportate dal vento. Il Vesuvio, Campania, è un esempio di vulcano esplosivo. E’ quindi importante preparare per tempo, gli interventi per affrontare il rischio vulcanico. Spesso, infatti, le aree vulcaniche sono densamente abitate: i terreni sulle pendici dei vulcani sono molto fertili, poiché contengono sostanze particolari, come i Sali minerali: in Italia, ad esempio, sulle pendici del Vesuvio e dell’Etna, vivono complessivamente circa tre milioni di persone.
La possibilità che si ripetano eruzioni, specie se di tipo esplosivo, costituisce dunque una grave minaccia per la vita delle popolazioni residenti. In caso di eruzioni di tipo effusivo, invece, il rischio vulcanico può essere meglio affrontato: - si allontana la popolazione dalle zone a rischio prima dell’eruzione o all’inizio; - si tenda di deviare le colate laviche verso aree disabitate. Questa tecnica fu sperimentata per la prima volta nel mondo, durante l’eruzione dell’Etna del 1983 e ripetuta, con maggior successo, durante quella del 1992.

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