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Che cos'è la disabilità sensoriale


Le persone affette da disabilità sensoriale si trovano ad affrontare una realtà spesso minacciosa, fonte di insicurezza e ansia. Le disabilità sensoriali possono essere visive e uditive. Le prima è una condizione di deprivazione sensoriale a causa della quale il soggetto è impossibilitato o limitato nell’acuità visiva, mentre la seconda è una deprivazione sensoriale che non permette al soggetto di accedere al mondo dei suoni o gli concede di accedervi parzialmente.
La disabilità visiva si distingue in due situazioni differenti: la cecità totale e l’ipovisione. La cecità totale impedisce alla persona di percepire qualsiasi stimolo visivo pur avvertendo il movimento e la presenza di ombre o luci. Nell’ipovisione invece la capacità di percepire lo stimolo visivo è estremamente ridotta e limitata. La cecità si può distinguere ulteriormente in altri due modi: la cecità congenita e quella acquisita. Nel primo caso l’individuo riesce a sopperire alla mancanza della vista con l’utilizzo degli altri organi di senso che diventano più fini e sensibili, mentre nel secondo caso dal momento che si ha già sviluppato una modalità di conoscenza del mondo stabilizzata sull’uso della vita, la capacità di adattamento degli altri organi sarà inferiore, e quindi è più probabile nell’adulto provare sentimenti di rabbia e disperazione che sfoceranno in depressioni e comportamenti autolesionisti.
Nel corso dell’età evolutiva il bambino cieco o ipovedente può riscontrare problematiche in diversi ambiti. La motricità per i bambini è estremamente importante perché permette loro di esplorare l’ambiente e di conoscerlo, ma in un bambino con disabilità visiva lo sviluppo motorio e la conoscenza del mondo circostante si realizzano con più difficoltà e maggior lentezza. Le capacità più influenzate da questa disabilità sono la deambulazione e la prensione di un oggetto, che portano ad uno scarso interesse a esplorare l’ambiente. L’insicurezza nel comportamento esplorativo dipende anche dall’impossibilità di ricevere sicurezza emotiva da parte della madre attraverso il contatto visivo, che porterebbe il genitore a scoraggiarsi per la mancanza dello sguardo reciproco e ricorre più spesso al linguaggio e al contatto fisico.
Sono state riscontrate anche difficoltà nell’acquisizione del linguaggio da parte dei bambini ciechi o ipovedenti. Essi per leggere e scrivere utilizzano un particolare sistema detto Braille, che si basa su una scrittura costituita da puntini in rilievo.
La disabilità uditiva può manifestarsi con una condizione di sordità o di ipoacusia. Con la prima ci si riferisce ad una perdita totale dell’udito, con la seconda una perdita parziale. La disabilità uditiva può essere causata da fattori ereditari, parenterali, perinatali e postnatali. Un elemento essenziale per il trattamento della disabilità uditiva è la diagnosi precoce: spesso alcuni sintomi importanti vengono ignorati, come il fatto che il bambino non si giri al richiamo dei genitori, non reagisca ai rumori o che stenti a parlare.
Le maggiori problematiche che si possono manifestare in età evolutiva si riscontrano nello sviluppo affettivo e sociale e in quello linguistico. Nel primo caso bisogna ricordare che il neonato mette in atto le prime interazioni fondamentale già nei primi giorni di vita che sono alla base del legame di attaccamento con la madre. Nei bambini sordi è assente la possibilità di reagire agli stimoli sonori prodotti dai genitori, perciò essi provano un forte senso di rifiuto. Nel secondo caso, lo sviluppo del linguaggio risulta difficoltoso e lento, ma non impossibile. Esistono infatti protesi che permettono al bambino ipoacustico di imparare il linguaggio verbale, mentre per i bambini sordi esiste la LIS, la lingua italiana dei segni.
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