Ominide 2155 punti

[

Il problema dell'area del parallelogramma


Wertheimer individua due strategie per la risoluzione dei problemi: quelle che conducono a soluzioni di tipo A, in cui prevalgono la creatività e l’intuizione, e quelle che conducono a soluzioni di tipo B, nelle quali vengono applicate in modo erroneo nozioni già note. È importante sottolineare che entrambi i tipi di strategie si fondano su esperienze precedenti ma solo le soluzioni di tipo A sono effettivamente caratterizzate da un’originalità organizzativo strutturale.
L’esperimento del parallelogramma fu condotto con bambini della scuola elementare e costituisce una delle dimostrazioni degli straordinari risultati conseguibili tramite l’apprendimento cognitivo - e certamente non ottenibili attraverso quello di tipo applicativo -, a patto, però, che l’alunno sia effettivamente messo in grado, da parte dell’insegnante, di ristrutturare in maniera personale il compito scolastico. Sullo sfondo, la tesi di base della Gestalt: “Il tutto è ben più della somma delle sue parti”. Wertheimer iniziava l’esperimento spiegando come si ricava l’area di un rettangolo e per dimostrarlo divideva la figura in tanti quadratini; quindi mostrava come l’area fosse il prodotto del numero dei quadratini di una fila per il numero delle file che componevano il rettangolo.
Successivamente, veniva presentato un parallelogramma di carta e veniva chiesto agli alunni di trovarne l’area. Alcuni di loro esigevano delle spiegazioni riguardo la risoluzione del compito, sostenendo che si trattava di un problema nuovo che non erano in grado di risolvere autonomamente. Altri applicavano meccanicamente al secondo problema la formula già utilizzata per risolvere il primo, adoperando una strategia che conduceva a una classica soluzione di tipo B. Solo alcuni, infine, giunsero ad autentiche soluzioni di tipo A. Una bambina, in particolare, chieste delle forbici, tagliò i due lati obliqui del parallelogramma che creavano, all’estremità sinistra e all’estremità destra, due parti sporgenti dalla figura; dopodiché prese una delle due estremità e la spostò dall’altra parte della figura facendola combaciare con il lato opposto, ottenendo così l’effetto di trasformare il parallelogramma in un rettangolo.
La bambina aveva dimostrato un’autentica capacità di cogliere la situazione nella sua interezza, risolvendo il problema con una soluzione non solo corretta ma soprattutto originale, che le aveva permesso di trasformare il nuovo problema in un problema a lei familiare e di cui conosceva la soluzione. Tale soluzione dipendeva certamente in buona parte dalle esperienze precedenti, ma era soprattutto il risultato di una ristrutturazione originale di quelle
esperienze operata grazie all’intervento dell’intuito. Era pervenuta a una soluzione di tipo A trasformando il parallelogramma in una forma (gestalt) migliore, cioè quella di un rettangolo. Anche in presenza di una soluzione corretta, tuttavia, è importante riuscire a capire se tale soluzione è il risultato di una effettiva comprensione del problema. Sia il procedimento logico induttivo sia quello deduttivo, infatti, possono essere applicati meccanicamente, senza ragionare. Il metodo induttivo, peraltro, è sostanzialmente un procedimento per prove ed errori. La capacità – indispensabile - di percepire il problema come un tutto organico deve dunque andare di pari passo con la capacità di percepire i motivi per i quali un dato metodo ha condotto a un determinato risultato.
Hai bisogno di aiuto in Pedagogia?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email