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I nativi digitali

La generazione dei nativi digitali comprenderebbe coloro che sono nati dalla fine degli anni ‘80 in poi. Secondo Mark Prensky, costoro, prima di avere raggiunto la maggiore età, trascorrebbero in media 10.000 ore con i videogiochi, inviano e ricevono più di 200.000 mail e sms, parlano 10.000 ore al cellulare, guardano per 20.000 ore la TV e sono esposti a oltre mezzo milione di annunci commerciali.
Il processo di apprendimento tipico dei nativi può essere assimilato al deweyiano “learning by doing” e risulta potenziato dai videogiochi, che preparano il cervello alla soluzione di problemi via via più complessi, e sono quindi una risorsa preziosa per l'educazione. “Crescendo , i bambini sono sempre più equipaggiati per partecipare a questo pensiero cooperativo di gruppo grazie a una specifica forma di intelligenza culturale che include capacità e motivazioni sociali e cognitive specie-specifiche necessarie alla collaborazione, alla comunicazione, all’apprendimento sociale e altre forme di intenzionalità condivisa”. Potremmo dire, in altri termini, che i media digitali sono solo un’estensione di una mente collettiva, fondata sulla cooperazione e la condivisione e capace di sussumere i suoi artefatti.

il nativo digitale sarebbe un incrocio fra «natura e cultura» e i dispositivi digitali agirebbero da «amplificatori» di una tendenza culturale innata.

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