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Giuseppina Pizzigoni

Giuseppina Pizzigoni nasce a Milano nel 1870 e muore nel 1947. Nel 1907 emerge l’idea della nuova scuola, fondata sul rinnovamento. Nel 1911 c’è l’apertura di due padiglioni più alcuni laboratori (tipografia, lavorazione del legno e del ferro, scuola di agricoltura, palestra).
L’asilo infantile della Pizzigoni è sorto per rispondere ad una necessità sociale, a causa dell’allontanamento dei genitori dalla casa per ragioni di lavoro. La Pizzigoni dunque ha risposto ad una situazione sociale in via di industrializzazione. Le novità del metodo utilizzato dalla Pizzigoni sono:
- Il rispetto e lo sviluppo del bambino secondo natura, rispettando una gradualità ed una ciclicità del tempo;
- L’educazione funzionale, come affermò Decroly, per rispondere a ciò che il bambino si aspetta;

- Esaltare il talento dei bambini;
- Novità sui programmi, inserendo occupazioni utili e divertenti per il bambino (lavoro della terra, costruzioni in legno e in plastilina, esercizi di ritaglio, coloritura di disegni ecc.).
Il pensiero pedagogico della Pizzigoni prevede: la crescita di ragazzi in modo che diventino forti fisicamente e spiritualmente, oltre che istruiti; l’allargamento del concetto di scuola, fino a diventare mondiale; la centralità del bambino, dove il maestro è a servizio del bambino.
Il metodo Pizzigoni, nonostante ciò, è caduto in disuso per varie ragioni:
- Ragioni culturali per la contrapposizione tra positivismo, neoidealismo e spiritualismo.
- Ragioni di distanza tra la pedagogia accademica e la scuola della quotidianità.
- Ragioni di disaffezione allo studio dell’essere di una scuola che sembra essere antica.
- Ragioni di comunicazione, perché le informazioni fornite non sembrano essere interessanti.
- Ragioni di genere, che rendono ad una donna difficile realizzare idee innovative.

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