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Soggettività e oggettività

Alcuni studiosi affermano che l’osservatore influisce in maniera minima sulla situazione; altri sono di parere opposto e sostengono la tesi secondo la quale la presenza dell’osservatore provoca delle modifiche sostanziali nella situazione. La Kohn, analizzando la situazione che si crea con la presenza dell’osservatore, afferma che il rapporto tra questi e l’osservato provoca una perturbazione reciproca. L’osservatore occupa un posto di potere e ha un ruolo prevalente sul campo.
Si può affermare che il problema della soggettività permane: non può essere completamente neutralizzata anche nelle procedure più rigorose e controllate. Un aspetto importante relativo alla neutralità dell’osservazione è quello del linguaggio utilizzato. Per rispettare l’obiettività si deve evitare l’uso di commenti, di valutazioni e di parole ambigue che possono essere interpretate. Questa procedura viene chiamata a debole inferenza. All’opposto si colloca la procedura definita a forte inferenza, la quale implica l’attribuzione di significati ai fatti sottoposti a indagine.

L’oggetto dell’osservazione

Postic e De Ketele distinguono diverse modalità di approccio:
- L’osservazione attributiva, quando l’osservazione è concentrata sulla constatazione della presenza/assenza dell’oggetto indagato, sulla presenza/assenza di una determinata caratteristica dell’oggetto (attributo), sulla presenza/assenza di un’azione sull’oggetto stesso (predicato).
- L’osservazione narrativa, quando l’attenzione dell’operatore è centrata sullo svolgimento delle azioni, sulla successione degli stati fisici o affettivi che accompagnano tale svolgimento.
- L’osservazione allospettiva, quando esiste una distinzione fisica fra osservatore e osservato. L’osservatore si limita a condurre l’osservazione.
- L’osservazione introspettiva, quando il soggetto e l’oggetto dell’indagine coincidono.

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