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L'educazione dei ciechi in Italia


L’educazione dei ciechi si sviluppa con pienezza a partire dalla seconda decade dell’800. Il primo istituto nasce a Napoli nel 1818, nasce come ospizio per ciechi. I primi ospiti a essere accolti con dichiarati intenti educativi sono un gruppo di ragazzi privi della vista.
Il 1838 è la volta di Padova, alla quale segue Milano nel 1840. L’istituto milanese sorge per opera di monsignor Luigi Vitali ed è stato il primo istituto italiano ad adottare nel 1884 l’alfabeto Braille. Nel 1868 nascono istituti a Genova e Roma.
La situazione dell’educazione dei ciechi è lasciata quasi del tutto nelle mani dei benefattori e dei filantropi. Con la Riforma Gentile del 1923 e con il Regolamento generale del 1928 la scolarizzazione dei ciechi avviene nelle scuole speciali sino alla terza classe, mentre dalla quarta classe in poi gli alunni dovevano frequentare le scuola pubbliche comuni.
Un'importante figura nel panorama educativo dei ciechi è Augusto Romagnoli.

Augusto Romagnoli


Nato a Bologna nel 1879, perde la vista per una congiuntivite neonatale. Nel 1884 entra nell’istituto per ciechi di Bologna dove si può scolarizzare. Con difficoltà raggiunge la licenza liceale e si laurea. Romagnoli diviene un insegnante amatissimo dai suoi studenti. Nel 1926 organizza la Scuola di Metodo per gli educatori ciechi. Romagnoli ne assume la direzione che mantiene fino alla sua morte nel 1946. La sua massima aspirazione era che tutti i ragazzi ciechi potessero essere educati con i loro coetanei vedenti. Romagnoli rappresenta un esempio di dedizione, di impegno scientifico e didattico, di attenzione verso l’individuale e il sociale.
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