Ominide 2155 punti

Albert Bandura - L'autoefficacia

Un costrutto caro a Bandura è quello dell’autoefficacia (self-efficacy), cioè il giudizio personale sulle proprie capacità di affrontare e risolvere i problemi. Può essere proficuamente utilizzato nel trattamento delle fobie – il
problema, secondo Bandura, non è l’intensità della paura che si avverte ma la misura in cui la persona che ne fa esperienza si sente in grado di fronteggiarla - ma è applicabile anche in campo sociale, poiché i soggetti che cercano concretamente di cambiare una situazione sociopolitica che reputano insoddisfacente sarebbero proprio quelli dotati di maggiore fiducia nelle proprie capacità. Il senso di autoefficacia può essere accresciuto agendo su
quattro piani:
Esperienze di padroneggiamento: conseguire dei successi conferisce fiducia nella propria efficacia personale ma se il soggetto sperimenta solo successi agevoli tende ad aspettarsi sempre risultati rapidi ed è dunque particolarmente

vulnerabile ai fallimenti. Occorre invece fare esperienze che comportino il
superamento di un ostacolo tramite uno sforzo duro e prolungato.
Esperienze vicarie: se persone simili a noi pervengono al successo perseverando
nello sforzo, acquisiamo la consapevolezza di possedere anche noi le qualità necessarie per raggiungere i medesimi obiettivi, mentre vedere una persona che fallisce nonostante gli sforzi profusi fa calare nell’osservatore la fiducia in se stesso e compromette il suo livello di motivazione. Bandura sottolinea che più marcata è la somiglianza avvertita, più efficaci sulla nostra autostima sono i successi ottenuti dal modello. Noi cerchiamo modelli in possesso delle competenze che desidereremmo avere e che ci insegnino metodi e strategie per padroneggiare l’ambiente.
Persuasione sociale: se qualcuno ci convince che siamo in grado di esercitare
determinate attività, siamo indotti a compiere uno sforzo maggiore di quello
che faremmo se ci facessimo prendere da dubbi circa le nostre capacità e timori
circa le nostre carenze. Coloro che inducono nel prossimo un senso di
efficacia non trasmettono semplicemente dei giudizi positivi ma strutturano le
situazioni in modo da favorire la nostra riuscita, evitando di esporci a possibili fallimenti.
Stati fisiologici ed emozionali: ci basiamo su di essi per giudicare le nostre capacità e siamo portati a interpretare la nostra reazione allo stress come il segno premonitore di una prestazione insoddisfacente. Se siamo impegnati ad
affrontare una situazione che richiede uno sforzo notevole e una spiccata
resistenza alla fatica, possiamo interpretare stanchezza, dolori e
sofferenze psicofisiche come segnali di debolezza. Anche lo stato d’animo
influisce su quanto le persone si reputano efficaci: se è positivo accresce il senso di efficacia, se è negativo lo diminuisce.
Dunque per migliorare la nostra efficacia dobbiamo curare lo stato fisico, ridurre la nostra vulnerabilità allo stress e fare attenzione a interpretare correttamente i nostri stati corporei. L’efficacia personale influisce sull’azione sia sul piano cognitivo che su quello motivazionale, affettivo, comportamentale e migliora attraverso la capacità del soggetto di strutturare
efficacemente le singole abilità utilizzate. L’efficacia in un determinato ambito di azione,tuttavia, non deriva dal semplice possesso della
relativa abilità ma dall’instaurarsi di un senso consolidato di efficacia autoregolatoria. L’essere umano, in altri termini, è capace di riflettere su se
stesso e di autoregolarsi e questa capacità di autoregolazione gli consente di automotivarsi e di autogestirsi mediante obiettivi e incentivi interni.
L’autoefficacia percepita è “appunto l’espressione di un sistema autoreferenziale e autoregolato che guida la condotta, orienta il
rapporto della persona con l’ambiente e pone le condizioni per lo sviluppo di nuove esperienze e capacità”.

Hai bisogno di aiuto in Pedagogia?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email