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Aristotele: le idee pedagogiche

Per Aristotele, la funzione essenziale dello Stato è l’educazione dei cittadini. Essa deve essere uguale per tutti e preparare non solo alla guerra, ma anche alla vita pacifica e alla virtù. Per Aristotele,devono essere esclusi gli schiavi. Secondo il filosofo greco esistono uomini che sono schiavi per natura cioè che per la loro natura sono incapaci di svolgere attività veramente umane e libere, cioè attività teoretiche: sono uomini nati solo per obbedire ed è giusto che essi siano proprietà di altri uomini.
L’ideale educativo di Aristotele è senz’altro liberale e non respinge soltanto le arti meccaniche come indegne dell’uomo libero, ma anche quelle teoretiche se studiate per fini professionali ed utilitaristici. Lo studio deve essere disinteressato ed anche l’arte e la musica.
Nelle due opere Politica e Etica Nicomachea, Aristotele ci fornisce alcuni consigli pedagogici specifici per i vari momenti dello sviluppo. Essi si ispirano al buon senso e per certi aspetti sembrano quasi anticipare l’educazione del gentiluomo di Locke, come la necessità di insistere sulle buone abitudini che devono essere acquisite precocemente. L’enorme influenza esercitata in futuro sul pensiero umano è da ricercarsi sul suo naturalismo che dà importanza ad ogni processo di sviluppo inteso come tale. Egli sostiene la necessità di una didattica graduale, legata al senso e all’immaginazione ed è un’educazione basata sulle abitudini e sul dominio di sé, conquistato con l’esercizio. Accanto al naturalismo troviamo un altro aspetto: il finalismo.. In base a questo concetto, Aristotele afferma la superiorità della teoria sulla pratica inducendo ad accentuare l’educazione intellettuale a scapito di ogni altra e lasciando scarsa autonomia al discente dato che quest’ultimo non è in grado di trovare da solo le vie della conoscenza.
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