Romanticismo


Il nome deriva dall'aggettivo romantico usato, per la prima volta, in Inghilterra nel 1600; esso indica la parte irreale presente nei romanzi cavallereschi e pastorali (generi in voga nel 1600). Nel 1700 l'aggettivo si trova in Rousseau, dove indica l'elemento di un paesaggio che suscita meraviglia nel lettore e a chi lo osserva, e fa emergere emozioni indefinite. Il sinonimo utilizzato è pittoresco. A fine del 700' in Germania il termine romantico è utilizzato per indicare uno stato d'animo e in letteratura è utilizzato per contrapporlo a quello classico.

Origine


L'origine del romanticismo è nordica (tedesca o inglese), essa si spiega attraverso un aspetto di natura culturale e di carattere storico/politico. Nel primo i romantici tedeschi rifiutano la mitologia classica (leggende, divinità che appartengono al mito greco e latino), perché la sentono estranea (fenomeno d'importazione) e rivendicano la mitologia nordica; il secondo riguarda la politica d'espansione di Napoleone che viene frenata.

Il romanticismo nei paesi europei


Nel 1797 in Germania viene pubblicata una rivista “Atheneum”, gli intellettuali che ruotano attorno alla rivista fanno parte del gruppo Jena (esisterà anche un secondo gruppo, ma risale all'inizio dell'800'). All'interno del gruppo ci sono poeti (Novalis, Tieck), esteti (i fratelli Schlegel) e filosofi ( Fichte, Schelling).
Nel 1798 in Inghilterra viene pubblicata una raccolta di poesie “Lyrical Ballads”, essa viene scritta e pubblicata da due poeti: Coleridge e Wordsworth. La prefazione dell'opera è importante perché si capisce che i poeti hanno accettato le idee romantiche, infatti s'afferma che ci si deve interessare degli eventi e delle persone reali, del quotidiano; pertanto il linguaggio dev'essere semplice, ovvero quello che parla la gente comune.
Nel 1813 si afferma il romanticismo in Francia, dove viene pubblicata un'opera “De l'Allemagne”, esso è un testo pubblicato da Madame de Staël; in realtà si chiama Germaine Necker, figlia del ministro, ma aveva sposato un aristocratico. Con questa opera fa conoscere la letteratura romantica in Francia, ma il manifesto vero e proprio risale al 1827 di Hugo, che scrive la prefazione ad una tragedia “Cromwell”.
Nel 1816 Madame de Staël scrive un articolo “Sulla maniera e l'utilità delle traduzioni” nella rivista “ La biblioteca italiana”. Con esso scatena una polemica culturale in Italia chiamata “polemica fra classicisti e romantici”. Avviene ciò perché l'autrice aveva suggerito agli intellettuali italiani di tradurre le opere straniere (le opere italiane erano considerate provinciali). Prendono parte al dibattito Pietro Giordani e Giacomo Leopardi fra i classicisti e Giovanni Berchet e Alessandro Manzoni fra i romantici. Giordani si schiera contro Madame de Staël, dicendo che la letteratura italiana ha raggiunto alti livelli e ha fatto da modello ad autori stranieri, pertanto non c'è bisogno di tradurre opere straniere. Leopardi è uno dei grandi autori romantici, ma nel dibattito si schiera con i classicisti perché ha un'impronta classica. Dall'altra parte Manzoni è un romantico e pertanto si schiera con i romantici. Berchet scrive un manifesto in risposta a Madame de Staël; è un'opera teorica, quindi è ritenuto un teorico. L'opera s'intitola “ Lettera semiseria di Grisostomo al figlio”, si chiama così perché è scritta sottoforma di lettera; è semiseria perché è seria solo a metà, infatti l'autore s'immagina che il padre Grisostomo scriva al figlio, che si trova in collegio, e lo invita a leggere autori stranieri, ma alla fine ritira tutto ciò che ha detto pertanto sembra che non sia coerente. L'opera è importante perché troviamo il principio della popolarità dell'arte, cioè la letteratura è destinata al popolo (che è intesa come borghesia). Esso è un principio di poetica seguito dai romantici. Parlando di letteratura prende in considerazione la nobiltà (chiamata anche parigini) contrapposta ai contadini (chiamati anche ottentotti) ed infine il popolo. Esaminando le tre classi sociali arriva alla conclusione che i nobili non sono interessati alla letteratura, perché sono dediti alla vita mondana, i contadini neanche, perché devono lavorare la terra ed inoltre sono analfabeti, pertanto solo il popolo può apprezzare la letteratura.
Nel 1818 viene pubblicato il giornale “Il Conciliatore”, il direttore è Silvio Pellico (politico che era stato un carbonaro), il titolo è già un programma, perché concilia i principi dell'illuminismo e i nuovi principi romantici. Il giornale viene pubblicato solamente per due anni.
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