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Polemica classico-romantica

Nella polemica classico romantica Manzoni si riconosce come romantico ma fa delle differenze tra poesia e storia. Come possiamo vedere nella lettera a Cesare D’Azeglio ovvero il padre della sua seconda moglie, dichiara che l’arte deve avere il “vero” come il principio del creatismo, della verosimiglianza il quale è un principio della letteratura di Manzoni.Sia Manzoni che Leopardi si inseriscono nella polemica, dibattito nel 1816-1818 (data in cui Manzoni si è convertito). Le lettere che lui scrive di fatti sono successive alla conversione.
L’Italia reagisce rispettando queste innovazioni. Manzoni scrive a Claud Fauriel inserendosi nel dibattito classico-romantico. Manzoni si era lamentato che le opere romantiche avessero troppa mitologia. Perché comunque lui era di natura illuminista essendo consapevole quindi di quale era il compito dell’intellettuale che deve agire per migliorare la società, di fatti lui con i Promessi Sposi non fa altro che proporre un nuovo tipo di società. Inoltre lui si differisce da Walter Scott e Ivanoeh perché Manzoni parla di avvenimenti reali documentandosi sottolineando il rischio di trascendere sulla letteratura. Nella lettera a Fauriel dice che la poesia si deve modernizzare ma deve attenersi alla realtà perché non c’è poesia se non c’è storia assumendo quindi l’esigenza del realismo.

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