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Uno dei filoni rappresentativi del romanticismo è dato dal gruppo di Jena che è formato da un gruppo di filosofi perché comunque il romanticismo nasce dalla filosofia. Oltre al gruppo di Jena vi fu un altro gruppo, quello di Heidelberg il quale nome viene preso da quello dell’università dove loro si trovavano e dove lavorarono anche i fratelli Grimm che divennero dei trascrittori delle fiabe popolari. I fratelli Grimm e le loro fiabe recuperarono lo Volkgeist ovvero lo spirito popolare con tematiche quali: l’io nei sentimenti, la natura come specchio dell’anima e la ricerca dell’infinito (trascendenza) nel finito. Questo non è altro che l’assoluto cioè ciò che è sciolto da riferimenti, libero da contingenze al di sopra di ogni cosa. Quindi i fratelli Grimm parlano di una società nella quale si sperava un risultato tramite la diffusione dell’alfabetizzazione del popolo: questo termine richiama il popolo del medioevo usato nelle lingue romanze. Quindi sostanzialmente loro riscoprono queste fiabe perché c’è lo spirito popolare; al centro del romanticismo c’è l’io quindi il popolo non è altro che la moltitudine di spiriti considerata come una fonte di ricchezza.

Con il gruppo di Jena, invece, vi è la riscoperta della categoria dello spirito che trascende la natura. Il gruppo di Jena come detto era formato da un gruppo di filosofi i quali hanno differenziato la poetica moderna con quella classica. C’è la riflessione perché non c’è movimento che non faccia capo alla filosofia. La poesia classica invece è priva di razionalità perché secondo loro i poeti avevano lasciato fuori il razionalismo della poesia la quale divenne quindi il prodotto della componente spirituale dell’uomo chiamata “Ingenua” (genua= nasce dentro) ovvero spontanea, come se fosse naturale.

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