Ominide 4865 punti

Cesare Beccaria fu uno dei principali esponenti dell’Illuminismo e autore del celebre saggio “De delitti e delle pene”. 250 anni fa, nel 1764, l’opera fu pubblicata anonimamente a Livorno. Si tratta di un testo fondamentale, che fu capace di mettere in discussione norme antiquate e inutili, quali la pena di morte e la tortura.
Beccaria si rivolge ai politici del tempo al fine di criticare gli aspetti negativi del sistema giudiziario, basato su punizioni fini a se stesse e inefficaci. Infatti, non è l’intensità della pena a dissuadere dal compiere delitti, bensì la sua durata: una lunga detenzione allarma molto di più della pena di morte poiché priva della libertà.
Inoltre, sistemi quali le torture si rivelano controproducenti: persone deboli potrebbero confessare delitti mai commessi, mentre persone forti potrebbero riuscire a superare tutte le torture senza rivelare la verità.
Le punizioni inflitte al condannato dovevano avere uno scopo: essere un esempio per tutti, in modo da prevenire i crimini, infatti se i condannati non avessero avuto la punizione che gli spettavano, i delitti sarebbero potuti aumentare.

Tuttavia, Beccaria propone la pena di morte, ma solo in casi estremi: ovvero quando la stessa esistenza del condannato avrebbe potuto produrre una rivoluzione dannosa per la società e la morte del condannato avrebbe potuto essere l’unica soluzione per educare la società e prevenire i delitti.

Hai bisogno di aiuto in Contesto Storico Letterario 800?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email