Humanitas University
in collaborazione con Humanitas University
19 min
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La medicina di eccellenza oggi usa l’Intelligenza Artificiale: algoritmi che analizzano radiografie e TAC, sistemi che prevedono i rischi di malattia e robot che supportano negli interventi più delicati

Ma senza il medico specializzato che interpreta i dati, li inserisce e li contestualizza nella storia clinica del paziente, il castello di carte crolla: l’IA può aiutare nella lettura degli esami e suggerire diagnosi, ma la relazione con il paziente resta umana.

Per questo chi studia in atenei all’avanguardia ha un vantaggio: impara a usare gli strumenti del presente (e del futuro) costruendo solide basi di medicina tradizionale”. 

In Humanitas University questo approccio è già realtà: qui si fa pratica su manichini che replicano fedelmente il corpo umano, si usa la realtà virtuale per imparare a muoversi in sala operatoria, si sperimentano avatar di pazienti virtuali per allenarsi sull'anamnesi. 

La tecnologia c'è, eccome. Ma il focus è anche su empatia, comunicazione, teamwork: perché sì, l'IA può supportarti sul piano tecnico, ma è la dimensione umana della professione medica a rendere oggi queste soft skills non più un contorno, ma il piatto principale.

Per la nuova puntata speciale di #Sapevatelo, il vodcast di approfondimento di Skuola.net, ci siamo fatti raccontare cosa significa tutto questo da chi a Humanitas University ci studia e ci lavora tutti i giorni: Serena Monteforte, responsabile di Product Marketing e Student Recruiting; Silvia Oldani, Director of Office for Medical Education e medico di medicina d'urgenza; e Giovanna Muci, laureata in Medicina nel 2024 e ora specializzanda proprio in Humanitas University.

Insieme a loro e al direttore di Skuola.net Daniele Grassucci abbiamo fatto un viaggio dentro un ateneo che può vantare il migliore ospedale d'Italia secondo l'Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali, e una dimensione decisamente "a misura di studente".

Guarda #Sapevatelo direttamente su YouTube e continua a leggere l'articolo dove ti droppiamo tutte le info di cui hai bisogno su Humanitas University: dalla didattica innovativa al funzionamento del test d'ingresso (niente semestre aperto!), fino alle prospettive di carriera e alla vita nel campus.

Indice

  1. Il campus dove medici e studenti mangiano insieme (letteralmente)
  2. Dalla teoria alla pratica: benvenuti nella didattica targata Humanitas
    1. Primo anno: Anatomia e manichini
    2. Terzo anno: casi clinici, reparto e simulazione integrata
    3. Quarto e quinto anno: simulazioni su manichini ad alta fedeltà 
    4. L'Intelligenza Artificiale come alleato (non come sostituto)
  3. Nessuna IA può sostituire la relazione col paziente: la missione del Medico nel 2026
  4. Ammissioni Medicina Humanitas University: test unico, come prepararsi e borse di studio
    1. Il test unico: una chance in più (anzi, due)
    2. Gli errori da non fare nella preparazione
    3. Rette, borse di studio e sostenibilità del percorso
  5. Il consiglio finale: "Buttate il cuore oltre l'ostacolo"

Il campus dove medici e studenti mangiano insieme (letteralmente)

Humanitas University non è un'università qualunque: non capita infatti tutti i giorni di poter studiare in una delle università collegate al migliore ospedale d’Italia, situata nella zona sud di Milano (per i non milanesi: vicino al Forum di Assago). Tre edifici – università, ricerca e residenze – costruiti attorno al migliore polo ospedaliero d’Italia

"Il campus ci contiene tutti", spiega Serena Monteforte - "Conviviamo, noi lato universitario, quindi chi ci lavora, i ragazzi che studiano, i ricercatori e i medici dell'ospedale. Siamo tutti lì, mangiamo tutti nella stessa mensa".

Tradotto: se scegli di laurearti qui, ti formi in uno dei poli d'eccellenza del sistema sanitario nazionale, a contatto diretto con professionisti che lavorano in un ospedale che rappresenta il fiore all'occhiello della sanità lombarda e italiana.

E non è retorica: qui puoi incrociare il tuo prof di dermatologia sul vialetto e chiedergli se puoi seguirlo in reparto. E la risposta, il più delle volte, è sì. Oppure, come rivela Giovanna, “si fa anche tanta ricerca e noi studenti siamo i benvenuti quando proponiamo progetti di ricerca: i prof sono entusiasti e non vedono l’ora!”

Dalla teoria alla pratica: benvenuti nella didattica targata Humanitas

Come mettere in pratica quanto appreso tra i banchi? All’ospedale Humanitas si comincia da subito. “Dai primi anni Humanitas mi ha portato ad avere un metodo di studio, che poi è diventato il mio metodo di lavoro. Fin da subito si applicano le conoscenze degli esami all’attività pratica", racconta Giovanna Muci

Primo anno: Anatomia e manichini

Al primo anno studi l'anatomia e la fisiologia – quindi come è fatto un organo e come funziona – e poi vai nei laboratori di simulazione a fare l'esame obiettivo su un manichino. 

Perché forse non lo sapevi, ma quando il medico ti appoggia il fonendoscopio su alcune parti del torace c'è una ragione precisa: "In alcuni punti si proiettano le valvole cardiache, lui le può sentire bene con il fonendo", spiega Silvia Oldani. E tu, studente del primo anno, lo impari facendo sul campo.

"Con i miei compagni di studio andavamo nei laboratori di simulazione proprio per studiare l'anatomia sui manichini, più che studiare forse per ripassarla" aggiunge infatti Giovanna Muci

I laboratori sono aperti anche fuori dall'orario delle lezioni: vuoi esercitarti con una sutura? Vuoi ripassare dove si trova il fegato? Vai, ti organizzi con i tuoi compagni, e lo fai.

Terzo anno: casi clinici, reparto e simulazione integrata

Al terzo anno, quando cominci a studiare le patologie degli organi, studi in alternanza tra tre ambienti integrati: vai in reparto, discuti casi clinici e fai simulazione. La complessità cresce progressivamente. 

"Parto dai più semplici, interrogo un paziente e mi dice cosa ha, fino al quinto anno, cerco di capire qual è il problema attivo e come gestirlo", spiega Silvia. E quando vai in reparto, il rapporto studente-tutor è di uno a due: un tutore ogni uno o due studenti

"Tutti i medici sanno gli obiettivi che hanno quegli studenti", continua Silvia: "Un conto è l'obiettivo di quello del terzo anno (raccolgo informazioni), quarto (lo interpreto), quinto (devo gestire)".

Quarto e quinto anno: simulazioni su manichini ad alta fedeltà 

Il pezzo forte arriva tra il quarto e il quinto anno: i manichini ad alta fedeltà. "Qua siamo nell'alta fedeltà, quindi qui è dove i nostri studenti del quarto quinto anno cominciano a sperimentarsi con casi complessi", racconta Silvia con entusiasmo. 

"Dietro c'è una sala regia con il tutore che dà voce al manichino e che governa i parametri del paziente". Esatto, come nelle simulazioni della NASA. O come in E.R., che Silvia conferma essere "la serie più vicina alla realtà del pronto soccorso".

Gli studenti imparano ad agire in team, a gestire un'emergenza, a comunicare con i colleghi e col paziente (anche se il paziente è un manichino). 

"Qual è il grosso rischio in questo caso? Che mi concentro solo su quel paziente sul monitor che ho dietro e non mi interesso della comunicazione fra i colleghi e col paziente stesso", spiega Silvia. Quindi c'è sempre un'attenzione alla componente relazionale, non solo a quella tecnica.

L'Intelligenza Artificiale come alleato (non come sostituto)

E l'IA? In Humanitas University la stanno integrando ovunque abbia senso. Per esempio creando scenari in realtà virtuale per insegnare come comportarsi in sala operatoria.

"Non possiamo far entrare 200 studenti in sala operatoria per farli sbagliare", dice Silvia, quindi meglio un caschetto interattivo. Al momento, gli addetti ai lavori stanno costruendo un avatar di un paziente simulato per allenarsi sull'anamnesi. E hanno dei casi virtuali su piattaforma, identici a quelli che poi gestiranno nella simulazione ad alta fedeltà.

Nessuna IA può sostituire la relazione col paziente: la missione del Medico nel 2026

Già che siamo in tema, la domanda delle domande è: ha ancora senso studiare per diventare medico ai tempi dell’Intelligenza Artificiale? Di certo, ChatGPT e compagnia non ruberanno il lavoro. 

"Quello che è il rapporto di comunicazione, la presa in carico che tu dai al paziente, nessuna intelligenza artificiale te lo può sostituire", taglia corto Silvia. "L'intelligenza artificiale ti potrà aiutare, ma la relazione è quella che sarà sempre in capo a te e che farà la differenza".

E questo è uno dei motivi per cui, nonostante i sei anni di laurea più almeno quattro di specializzazione, migliaia di ragazzi ogni anno scelgono medicina. "Credo che sia una scelta che assolutamente viene fatta per passione", dice Giovanna, che da neolaureata ha le idee chiare: "Deve essere fatta per passione, perché è un percorso impegnativo, lungo, che non viene senza ostacoli". Ma se sei mosso dalla passione di aiutare il prossimo, allora "dobbiamo perseguire questo sogno".

Per Silvia, addirittura, fare il medico "diventa anche un'identità personale. Io non smetto di fare il medico anche quando esco dall'ospedale, anche quando sono a casa, perché se qualcuno sta male e ha bisogno di me, io ci sono"

Insomma, niente turno fisso fino alle 18. Ma nemmeno niente sacrifici estremi: si può avere una famiglia, fare sport, vedere gli amici. Giovanna lo conferma: "Sono sopravvissuta. Sono riuscita a fare gli aperitivi con le amiche"

Però, aggiunge la specializzanda, la parola d’ordine è chiara: Bisogna essere mossi dalla passione, ne sono convinta”.

Ammissioni Medicina Humanitas University: test unico, come prepararsi e borse di studio

Veniamo alla parte operativa. Magari sei tra gli studenti che hanno partecipato all'esperimento del semestre aperto, o forse sei neodiplomato e l'idea di affrontarlo ti terrorizza

Niente panico: l'ammissione a Humanitas University funziona alla vecchia maniera, cioè tramite test d'ingresso. Ma come funziona esattamente? E soprattutto: come ci si prepara senza commettere errori? Esistono borse di studio per le matricole? Le nostre ospiti hanno risposto a tutti i dubbi più comuni.

Il test unico: una chance in più (anzi, due)

A Humanitas c'è un test di ammissione online, in inglese – perché tutto il corso è in inglese, dalle lezioni agli esami fino alla tesi. Il quiz consiste in 60 domande a risposta multipla divise in tre sezioni: ragionamento logico e comprensione del testo scientifico; matematica e fisica; chimica e biologia.

La novità di quest'anno? Il test è unico per Medicina e MEDTEC (il doppio corso di laurea con il Politecnico di Milano che ti fa uscire medico e ingegnere biomedico). 

Dettaglio non da poco: si può fare due volte all'anno e poi scegliere il punteggio migliore. E si può tentare anche in quarta superiore: il punteggio resta valido per l'anno dopo. 

"È un test che ti mette sotto pressione, perché c’è il tema della gestione del tempo" avverte Serena, che per questo motivo consiglia di esercitarsi il più possibile.

Giovanna, che l'ha fatto nel 2018, ricorda: "È diverso studiare per il test da studiare per le materie a scuola. Avevo studiato le materie in una chiave un pochino diversa, soprattutto esercitandomi con le domande a scelta multipla"

Attenzione però: bisogna raggiungere un punteggio minimo in ogni sezione. Le date da segnare sul calendario? La prima sessione è il 5 e 6 marzo, la seconda il 18 e il 20 marzo. Per iscriversi al primo round c'è tempo fino a fine febbraio, mentre per il secondo fino ai primi giorni di marzo. Quindi, se stai leggendo questo articolo e l'idea ti interessa, è il momento di agire.

Gli errori da non fare nella preparazione

L'errore più comune nella fase di preparazione al test? Concentrarsi sulle materie in cui ti senti più forte e tralasciare le altre. Serena avverte: "Nel nostro test bisogna raggiungere un punteggio minimo in ognuna delle sezioni". Quindi niente "sono forte in biologia quindi studio solo quella". Devi studiare un po' di tutto

Per la preparazione, va bene qualunque testo in inglese relativo ai test di ammissione in medicina. Humanitas suggerisce anche i test utilizzati per prepararsi all'IMAT e allo UCAT (un test britannico), soprattutto per la parte di logica

Ci sono corsi di preparazione, offerti sia da Humanitas sia da altri enti. "L'importante però è fare un po' di pratica anche con delle simulazioni", consiglia Serena: "È un test che ti mette sotto pressione, ha un tema di gestione del tempo".

Rette, borse di studio e sostenibilità del percorso

Chiaro, c'è un costo. Ma partiamo da un dato: l'età media di laurea magistrale in Italia è 27,2 anni. Sei anni di medicina non sono poi così diversi da una triennale più magistrale con qualche anno perso per strada. Anzi, chi entra a medicina è subito settato: si va dritti, raramente fuori corso.

E la specializzazione? Prevede uno stipendio. È configurata come una borsa di studio, ma di fatto è una vera e propria entrata mensile. Giovanna lo riceve, Silvia pure (e ha cresciuto due figli così). Quindi dal momento della specializzazione, sei già nel mondo del lavoro.

Oltre a questo, Humanitas University offre diverse forme di sostegno economico: borse di studio al merito, borse di studio per situazioni di disagio economico, e il prestito d'onore (un finanziamento agevolato che si comincia a restituire solo dopo la laurea). 

Il consiglio finale: "Buttate il cuore oltre l'ostacolo"

Silvia chiude con una frase che vale più di mille parole: "Non fatevi fermare dal fatto di dire 'Avrò tante cose da studiare, non potrò conciliare la mia vita privata con l'impegno di una professione'. Buttate il cuore oltre l'ostacolo e fate veramente quello che vi fa felici". Perché sì, si può fare attività sportiva, svagarsi, avere una famiglia. Lei ne è la prova vivente.

L'ultimo consiglio di Giovanna “è di perseguire i vostri sogni, se questo è un vostro sogno. Non vi fate spaventare dagli ostacoli, si sopravvive, io sono sopravvissuta".

Insomma: se pensavi che studiare Medicina oggi non valesse più la pena, Humanitas University ti ha appena dimostrato il contrario. E se stai ancora decidendo, tieni a mente che le iscrizioni al test chiudono a fine febbraio. Quindi sì, il momento di buttare il cuore oltre l'ostacolo è proprio adesso.

Humanitas University

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