studentessa burnout

C'è un momento in cui ti svegli la mattina, apri i libri e capisci che qualcosa si è rotto. Non sei stanco come al solito. È diverso. Il cervello non gira, le parole scivolano via, le ore passano seduto alla scrivania senza che entri nulla.

E la cosa più difficile non è nemmeno questo: è ammettere che stai vivendo una cosa del genere mentre gli altri sembrano andare avanti.

È esattamente quello che ha raccontato una studentessa di psicologia al terzo anno in un video diventato molto discusso su TikTok.

Burnout vero, dopo settimane in cui studiare era diventato uno sforzo fisicamente insostenibile: "Non riesco più a mettermi sui libri, non riesco più a concentrarmi, non riesco più ad apprendere nuove informazioni come se il mio cervello fosse già troppo saturo."

@chiaradellandrea

Non siamo soli e non siamo sbagliati 🫂 #perte #universita #bornout

♬ suono originale - CDA

Indice

  1. Quando lo studio diventa l'unica cosa
  2. Il confronto che logora
  3. Fermarsi non è mollare
  4. Le pause non bastano se non sai come farle
  5. Quello che l'università non ti insegna

Quando lo studio diventa l'unica cosa

Il problema, come lei stessa ha riconosciuto, non era solo il carico accademico. Era che lo studio era diventato il centro assoluto della sua vita.

"Lo studio per me è diventato il nucleo centrale della mia vita", dice, "le amicizie le ho messe un po' da parte, dando sempre priorità allo studio."

Hobby abbandonati, relazioni messe in secondo piano, tutto sacrificato sull'altare della produttività universitaria. Una triennale - non una magistrale, una triennale - a cui aveva dato tutto se stessa.

È un pattern che in molti riconoscono ma pochi nominano: l'università ti assorbe al punto che smetti di essere una persona con interessi e diventi una macchina da esami. E quando la macchina si inceppa, non hai nient'altro a cui appoggiarti.

Il confronto che logora

C'è un altro pezzo di questa storia che fa male in modo particolare: il confronto. Non quello competitivo sui voti.

È un confronto più subdolo, più difficile da ignorare. "L'università ti mette continuamente in una posizione di confronto con le altre persone - non in termini di competizione, la sento più in termini di a che punto siamo nella vita."

Laurearsi a dicembre invece che a settembre - due mesi di differenza - le sembrava inaccettabile. "Mi sentivo da meno." Lo sa che è irrazionale, lo dice lei stessa. Ma saperlo non basta a non sentirlo, e questo è forse il punto più onesto di tutto il racconto.

Fermarsi non è mollare

La svolta è arrivata quando ha scelto di non dare un esame importante. Una scelta che sembra piccola e non lo è perché comporta conseguenze reali, la laurea spostata, la sessione estiva più pesante.

E soprattutto comporta accettare di essere quella che si è fermata mentre le altre andavano avanti. "Accettare questa difficoltà che si sta avendo mentre le altre persone invece stanno andando avanti, stanno andando magari anche a 3000 quando tu adesso sei a zero."

Ma fermarsi, in quel momento, era l'unica cosa sensata. E riconoscerlo ha richiesto più coraggio di qualsiasi esame. "Mi sento fiera di me, perché ho riconosciuto di ritrovarmi in questo momento della vita e lo sto accettando, lo sto accogliendo."

Le pause non bastano se non sai come farle

Un dettaglio che spesso si sottovaluta: le pause contano, ma la qualità delle pause conta di più.

"Per me la pausa era magari stare sul divano, continuare a guardare il telefono, guardare TikTok - non mi sono mai messa in attività che fossero veramente produttive, e secondo me è quello proprio che porta uno switch che è necessario."

Scrollare i social dopo otto ore di studio funziona come una sorta di anestetico. Il cervello rimane in uno stato di stimolazione passiva senza mai davvero staccare. Quello che serve è uno switch reale: uscire, muoversi, fare qualcosa che non abbia niente a che fare con l'università.

Lei si è iscritta in palestra. Non perché sia la soluzione universale, ma perché era qualcosa di concreto, fisico, completamente scollegato dai libri.

Quello che l'università non ti insegna

L'università ti prepara su molte cose. Non ti prepara a gestire il momento in cui il tuo sistema crolla. Non ti insegna a riconoscere il burnout, a distinguerlo dalla normale stanchezza da sessione, a capire quando fermarsi è la scelta giusta e non una resa.

"Vorrei che su questa piattaforma si iniziasse a parlare di più di quanto è difficile fare l'università in alcuni periodi", dice alla fine del video.

E ha ragione. Finché non se ne parla apertamente - nei corridoi, sui social, tra amici - continuerà a sembrare una debolezza individuale invece di quello che è: una risposta umana e comprensibile a un sistema che spinge costantemente oltre il limite.

 
 
 
 
A cura della Redazione di Skuola.net Questo articolo è frutto del lavoro condiviso della redazione di Skuola.net (direttore Daniele Grassucci): un team di giornalisti, data analyst ed esperti del settore education che ogni giorno produce contenuti e approfondimenti originali, seleziona e verifica le notizie più rilevanti per studenti e famiglie, garantendo un'informazione gratuita, accurata e trasparente.
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