
Il confine tra collaborazione accademica e plagio sembra essersi assottigliato pericolosamente per una studentessa al secondo anno di magistrale.
Dopo aver accettato di farsi seguire nuovamente dal suo ex relatore della triennale, la ragazza ha ricevuto dal docente l'incarico di revisionare le bozze di un nuovo libro accademico in uscita.
Durante la correzione dei refusi, però, l'amara scoperta: "intere frasi o paragrafi copiati parola per parola" provenienti direttamente dal suo lavoro di laurea triennale, senza alcuna menzione del suo nome in bibliografia o nelle note.
Un paradosso doloroso, considerando che il professore le aveva sempre predicato "sermoni a non finire sull’importanza di citare appropriatamente le proprie fonti".
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Il paradosso del controllo: "L'ha fatto apposta?"
La vittima del presunto plagio esprime su Reddit tutto il suo sconcerto per una situazione che appare quasi surreale.
Non si capacita, infatti, del motivo per cui il docente abbia affidato proprio a lei la revisione del manoscritto "incriminato".
Il dubbio amletico della studentessa è se l'atto sia stato una sfida o una clamorosa dimenticanza: "L’ha fatto apposta per vedere se avrei lasciato correre o ha genuinamente dimenticato che nel suo libro ci sono anche contenuti prodotti da me?".
L'esperienza, descritta come "davvero umiliante", colpisce ancora di più per la stima professionale che legava i due, ora macchiata da una condotta che sembra calpestare i diritti d'autore della giovane ricercatrice.
Tra vie legali e il rischio di non laurearsi
Nonostante il consiglio di un'amica di inviare una mail formale per mettere agli atti la lamentela, la studentessa si trova in una posizione di estrema debolezza contrattuale.
Il timore principale è che una reazione immediata possa compromettere il suo percorso di studi, dato che il docente è attualmente l'unico disposto a seguirla come tesista: "Lui allo stato dell’arte rappresenta la mia unica possibilità di laurearmi in tempo".
La paura che il professore possa "dare in escandescenze" e rifiutarsi di collaborare alla tesi magistrale pesa più della voglia di denunciare subito.
Il dilemma resta aperto: agire ora rischiando la carriera accademica o "aspettare di laurearsi e solo dopo denunciarlo"?