
I cinque sub italiani morti alle Maldive il 14 maggio sono deceduti per anossia, la totale mancanza di ossigeno nelle bombole. Dopo le autopsie svolte tra il 25 e il 26 maggio all'ospedale di Gallarate, i consulenti incaricati dalla Procura di Busto Arsizio sono arrivati a questa conclusione. Quando è stato trovato, il gruppo era a circa 60 metri di profondità e l'immersione aveva già superato la durata garantita dalle bombole.
Gli esami tossicologici non hanno rilevato sostanze anomale, e le autopsie escludono lesioni compatibili con un attacco di squali o altri traumi. Resta da chiarire perché il gruppo abbia perso minuti preziosi nella grotta dell'atollo di Vaavu, tanto da esaurire l'aria disponibile. La Procura di Roma, titolare dell'inchiesta per omicidio colposo, dovrà incrociare i dati medico legali con l'analisi di bombole, computer subacquei e immagini delle GoPro.
Il caso coinvolge cinque italiani, tra cui una docente universitaria e una guida subacquea esperta, e ha riportato l'attenzione sulle regole delle immersioni in grotta e sulle safari boat che organizzano queste escursioni nell'arcipelago maldiviano.
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I cinque sub italiani morti per mancanza d'ossigeno: che cos'è l'anossia
La causa della morte, secondo gli esperti nominati dalle due Procure, è l'anossia. Si tratta di una condizione medica caratterizzata dalla totale assenza di ossigeno a livello dei tessuti, da non confondere con l'ipossia che ne rappresenta invece una carenza parziale. Può essere causata da blocco della respirazione o della circolazione, gravi anemie o intossicazioni da sostanze come il cianuro e il monossido di carbonio. Il cervello è l'organo più sensibile a questa condizione e inizia a subire danni irreversibili già dopo 4-5 minuti di privazione.
I cinque si sarebbero quindi trovati nell'impossibilità di respirare, perché la riserva d'aria a loro disposizione si è completamente esaurita prima che riuscissero a riemergere.
Gli accertamenti tossicologici, condotti per verificare l'eventuale presenza di sostanze capaci di provocare perdita di coscienza, non hanno rilevato anomalie. Le autopsie escludono inoltre lesioni compatibili con un attacco di squali, pur presenti in quelle acque, e non mostrano segni riconducibili a un incidente che abbia richiesto l'intervento degli altri sub del gruppo.
Alla consulenza medico legale hanno partecipato il medico legale Luca Tajana e la tossicologa Cristiana Stramesi, entrambi dell'Università di Pavia, insieme a Luciano Ditri, specialista in medicina sportiva e subacquea. Ogni conclusione definitiva resta comunque legata al confronto con le analisi sul materiale recuperato dalla grotta.
La dinamica dell'immersione resta da chiarire
Sui motivi che hanno portato il gruppo a consumare tutta l'aria disponibile, per ora si possono formulare solo ipotesi. Tra queste prende quota quella di una perdita di orientamento all'interno della grotta, un ambiente descritto come complesso, fatto di passaggi e camere sotterranee.
Per ricostruire la dinamica esatta servirà incrociare i risultati delle autopsie con l'analisi delle attrezzature usate durante l'immersione: bombole, computer subacquei, strumenti da polso e le immagini registrate dalle GoPro. Solo da questo confronto potranno emergere elementi utili a capire che cosa sia realmente successo nella cavità.
La Procura di Roma, titolare del fascicolo, procede per omicidio colposo e dovrà stabilire se dalla tragedia emergano responsabilità. La Procura di Busto Arsizio si era attivata su delega, perché le autopsie andavano eseguite nell'ospedale attrezzato più vicino allo scalo di arrivo delle salme.
Chi erano le vittime e dove è avvenuta la tragedia
L'incidente risale al 14 maggio, durante un'immersione nelle grotte dell'atollo di Vaavu, vicino ad Alimathaa. Il gruppo era partito dalla safari boat "Duke of York", l'imbarcazione utilizzata per le immersioni in quella zona dell'arcipelago.
Hanno perso la vita il capobarca e guida subacquea Gianluca Benedetti, il neolaureato Federico Gualtieri, la ricercatrice Muriel Oddenino e Monica Montefalcone, docente dell'Università di Genova, insieme alla figlia Giorgia Sommacal. L'allarme era scattato quando i cinque non erano rientrati in superficie nei tempi previsti.
La zona dell'immersione è nota tra i subacquei esperti per la complessità dei suoi passaggi interni. Le prime ricerche, nei giorni successivi alla scomparsa, erano state rese ancora più difficili dalle condizioni meteo e dalla morfologia dell'area.
Il recupero dei corpi, giorni di operazioni rischiose
Il primo corpo recuperato è stato quello della guida Gianluca Benedetti. Per gli altri quattro sono serviti giorni di operazioni estremamente rischiose, rese ancora più complicate dal maltempo e dalle condizioni dell'area.
Il 19 maggio sono stati recuperati i corpi di Federico Gualtieri e Monica Montefalcone, individuati insieme nel terzo settore della grotta. A localizzare le salme nella parte più interna della cavità sono stati tre esperti finlandesi di speleologia subacquea, intervenuti a supporto delle ricerche.
Durante i tentativi di recupero ha perso la vita anche un soccorritore maldiviano, coinvolto nelle complesse operazioni di soccorso. Alle ricerche hanno preso parte, insieme ai sub finlandesi, anche la guardia costiera e la polizia locale, impegnate nel trasferimento dei corpi dalle profondità della grotta fino in superficie.
Immagine di copertina generata con l'intelligenza artificiale.