fare sport report eurostat

Quanto pesa lo sport nella vita e nell'economia dei cittadini dell'Unione europea? Un nuovo report Eurostat prova a rispondere mettendo insieme indicatori su partecipazione, occupazione, commercio e produzione, dagli studenti universitari di scienze motorie ai volontari nelle associazioni sportive.

Il quadro raccoglie dati aggiornati anno per anno, dagli studenti sportivi nell'istruzione terziaria alle persone che fanno attività fisica fuori dall'orario di lavoro, fino al commercio extra-UE di articoli sportivi.

Sullo sfondo resta ancora molto citato lo studio della Commissione europea sull'impatto economico dello sport, che nel 2012 aveva calcolato per la prima volta il peso del settore sul PIL dell'Unione.

Il fenomeno riguarda da vicino anche gli studenti italiani, conteggiati nelle statistiche complessive dell'Unione europea insieme ai loro coetanei degli altri Paesi membri.

Indice

  1. Nello sport lavorano 1,8 milioni di europei: 6 su 10 hanno meno di 30 anni
  2. All’università lo sport resta soprattutto maschile
  3. Un europeo su quattro non fa mai attività fisica nel tempo libero
  4. Lo sport è anche un business: 210mila imprese e 78 miliardi di fatturato
  5. L’Italia è prima nell’UE per fatturato nella produzione di articoli sportivi
  6. L’Europa compra più articoli sportivi di quanti ne venda fuori dall’UE

Nello sport lavorano 1,8 milioni di europei: 6 su 10 hanno meno di 30 anni

Il peso dello sport sul mercato del lavoro europeo è ancora relativamente contenuto in termini assoluti: nel 2025 rappresentava circa lo 0,9% dell’occupazione complessiva, per un totale di 1,8 milioni di persone.

La composizione di questa forza lavoro, però, racconta qualcosa di molto particolare. Mentre nell’occupazione europea complessiva gli under 30 rappresentano il 17%, all’interno del comparto sportivo la percentuale sale addirittura al 60%.

In altre parole, sei lavoratori dello sport su dieci hanno tra 15 e 29 anni. La fascia tra i 30 e i 64 anni pesa invece per il 36%, mentre gli over 65 rappresentano una quota residuale.

Anche dal punto di vista di genere rimane una differenza: nello sport gli uomini costituiscono il 56% degli occupati e le donne il 44%, mentre considerando tutto il mercato del lavoro europeo il rapporto è leggermente più equilibrato, con il 53% di uomini e il 47% di donne.

All’università lo sport resta soprattutto maschile

Il divario diventa ancora più evidente quando si guarda agli studenti universitari.

Nel 2024, considerando tutti i percorsi di istruzione terziaria, le donne rappresentavano il 55% degli studenti europei, contro il 45% degli uomini. Nei corsi riconducibili allo sport il rapporto si capovolge: 70% uomini e appena 30% donne.

Gli studenti iscritti a percorsi sportivi erano circa 277mila, pari all’1,5% del totale degli universitari.

Il confronto rende bene la distanza: considerando l’intera università europea ci sono circa sei studentesse ogni cinque studenti uomini; restringendo lo sguardo alle discipline sportive, invece, si scende a circa due donne ogni cinque uomini.

Un europeo su quattro non fa mai attività fisica nel tempo libero

Il rapporto analizza anche quanto gli europei si muovano lontano dal lavoro. E qui emerge una fotografia decisamente meno sportiva.

Nel 2025 il 26% della popolazione europea con almeno 16 anni dichiarava di non svolgere mai attività fisica nel tempo libero. Un altro 13% la praticava meno di una volta alla settimana.

Dall’altra parte troviamo un 29% che si muove da una a tre volte alla settimana, un 13% che lo fa da quattro a sei volte e circa un europeo su cinque che dichiara di praticare attività fisica almeno una volta al giorno.

A fare la differenza è soprattutto l’età. Tra i 16 e i 24 anni la quota di chi non pratica mai attività fisica si ferma al 15%; tra gli over 75, invece, arriva al 44%.

Lo sport è anche un business: 210mila imprese e 78 miliardi di fatturato

Quando si passa dal campo all’economia, i numeri cambiano scala.

Nel 2024 nell’Unione europea erano attive circa 210mila imprese nel settore delle attività sportive, equivalenti allo 0,6% delle aziende dei settori considerati da Eurostat. Insieme generavano circa 78 miliardi di euro di fatturato.

Anche gli Stati investono nello sport, seppure con differenze importanti. In media, nel 2024 i servizi ricreativi e sportivi rappresentavano lo 0,8% della spesa pubblica complessiva nell’UE. La Svezia raggiungeva l’1,4%, mentre la Bulgaria si fermava allo 0,3%.

Sul fronte delle famiglie, invece, l’ultimo dato riportato si riferisce al 2020: beni e servizi sportivi pesavano mediamente per l’1,2% della spesa domestica. La Finlandia guidava la classifica con il 2,3%, mentre ancora una volta la Bulgaria occupava l’estremo opposto, con lo 0,2%.

L’Italia è prima nell’UE per fatturato nella produzione di articoli sportivi

Ed eccoci al dato forse più interessante per l’Italia. Nel 2024 l’Unione europea contava circa 5.380 aziende produttrici di articoli sportivi, capaci di generare complessivamente 8 miliardi di euro di fatturato.

A guidare la classifica per valore economico è proprio l’Italia, con 2,2 miliardi di euro di fatturato. Seguono Germania con 1,3 miliardi, Austria con 1,1 miliardi, Francia con 1 miliardo e Spagna con 400 milioni.

Un primato ancora più significativo se si osserva il numero delle imprese. L’Italia, infatti, non è il Paese con più produttori: con 381 aziende è quinta nell’UE, dietro Francia, Repubblica Ceca, Germania e Polonia.

Tradotto: il sistema italiano conta meno imprese di altri grandi Paesi europei, ma riesce comunque a sviluppare il fatturato complessivo più elevato.

L’Europa compra più articoli sportivi di quanti ne venda fuori dall’UE

Il report chiude la fotografia guardando oltre i confini europei. Nel 2025 l’UE ha importato dall’estero 11,8 miliardi di euro di articoli sportivi, mentre le esportazioni si sono fermate a 7,2 miliardi.

Il principale fornitore è nettamente la Cina, da cui arrivano prodotti per circa 5,2 miliardi di euro, seguita da Vietnam con 2,3 miliardi e Indonesia con 600 milioni.

Quando invece è l’Europa a vendere, il mercato principale sono gli Stati Uniti, che acquistano articoli sportivi europei per circa 1,4 miliardi di euro. Seguono Regno Unito e Svizzera.

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