Pensavate di sapere ormai tutto sull'Antica Roma? E invece abbiamo appena iniziato. Dopo aver scoperto che i romani avevano già una sorta di social network, che il Colosseo è pieno di buchi per motivi decisamente diversi da quelli che immaginiamo e che persino la Formula 1 ha qualcosa in comune con le corse al Circo Massimo, è arrivato il momento di continuare il nostro viaggio tra le curiosità più sorprendenti della storia.
Perché le curiosità sulla Città Eterna non finiscono certo qui.
Nella seconda parte della puntata tematica di #Screenshot, torna Gianmarco D'Eusebi, in arte Azzykky, per accompagnarci in un nuovo viaggio tra storia, leggende e aneddoti decisamente fuori dal comune.
Com'era davvero il sesso nell'Antica Roma? Perché le latrine pubbliche erano una sorta di luogo di ritrovo? E cosa c'entrano i turchi con il cornetto che mangiamo a colazione?
Dalle abitudini più intime degli antichi romani ai segreti nascosti tra i monumenti della Capitale, fino all'origine di modi di dire che utilizziamo ancora oggi, scopriamo altre storie che difficilmente trovano spazio tra i banchi di scuola.
Continua a leggere questo articolo per scoprire tutte le curiosità della seconda puntata, recupera il primo episodio se te lo sei perso e, soprattutto, non dimenticare di guardare il video completo sul canale YouTube di Skuola.net!
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Indice
- Il sesso nell'Antica Roma era davvero più libero di oggi?
- Il cavallo del Vittoriano è così grande che al suo interno si organizzò un pranzo
- La Fontana delle Api e la storia del Papa che non arrivò al suo anniversario
- Perché mangiare un cornetto sarebbe una rivalsa contro i turchi?
- Perché si dice “fare il giro di Peppe”? La storia che porta al Pantheon
- Le latrine dell'Antica Roma? Erano anche i social network dell'epoca
- Perché il simbolo delle farmacie è un serpente? La risposta arriva dall'Antica Roma
- Roma aveva davvero un nome segreto? Il mistero della Città Eterna
Il sesso nell'Antica Roma era davvero più libero di oggi?
Altro che tabù e rigide convenzioni morali. Nell'Antica Roma la sessualità veniva vissuta secondo regole molto diverse da quelle a cui siamo abituati oggi. Ma attenzione: parlare di maggiore libertà non significa immaginare una società priva di divieti o discriminazioni. Anzi, a determinare ciò che era socialmente accettabile erano soprattutto il genere, il ruolo sessuale e la posizione occupata nella società.
Come spiega Azzykky, infatti, le categorie con cui oggi definiamo l'orientamento sessuale non erano le stesse utilizzate dai romani:
Il sesso nell'antica Roma era molto più libero e non stavano tanto a guardare le questioni etero, omo o bisessuale: sono accezioni moderne. Contava soltanto una cosa: il ruolo. Se eri un 'Pater Familias', un maschio romano vigoroso di classe alta, dovevi essere attivo. L'importante è che non uscisse fuori che eri passivo. Era una questione di potere, non di con chi lo facevi.”
A contare, soprattutto per gli uomini liberi e di alto rango, era il ruolo assunto nel rapporto. La posizione dominante era associata alla virilità e al prestigio sociale, mentre quella passiva poteva essere considerata disonorevole per un cittadino romano adulto.
La libertà sessuale, inoltre, non era affatto distribuita in modo equo. Le donne erano sottoposte a vincoli molto più severi, soprattutto all'interno del matrimonio, dove ci si aspettava che garantissero la continuità della famiglia attraverso la nascita dei figli.
Azzykky sottolinea questa disparità raccontando come il comportamento delle mogli fosse giudicato secondo criteri ben diversi da quelli riservati ai mariti:
“Le donne invece dovevano andare solo col marito a differenza di quest’ultimo. Il marito faceva come gli come gli pareva, perché in fin dei conti parliamo pur sempre di una società patriarcale”.
Insomma, una società che per alcuni aspetti poteva apparire più permissiva di quella moderna, ma che rimaneva profondamente patriarcale e gerarchica.
Il cavallo del Vittoriano è così grande che al suo interno si organizzò un pranzo
Avete presente l'enorme statua equestre di Vittorio Emanuele II che domina il Vittoriano, a Roma? Le sue dimensioni sono talmente impressionanti che, durante la realizzazione del monumento, all'interno della pancia del cavallo venne organizzato addirittura un pranzo.
Un episodio che sembra inventato, ma che appartiene alla storia della costruzione del monumento. La statua, inaugurata nel 1911 insieme al Vittoriano, raggiunge circa 12 metri di altezza, mentre i baffi del re misurano all'incirca un metro.
Durante la puntata, Azzykky racconta l'incredibile banchetto organizzato prima che la struttura venisse definitivamente chiusa. Ma la curiosità diventa ancora più personale quando il divulgatore rivela un possibile collegamento tra quell'evento e la propria storia familiare.
Un suo antenato, infatti, lavorò alla realizzazione dei calchi per le quadrighe del monumento. Secondo i ricordi tramandati dalla nonna, potrebbe essere stato presente proprio a quel celebre banchetto.
"Mio trisnonno partecipò a quel famoso pranzo nella pancia del cavallo. Mia nonna mi mostrava la foto d'epoca dicendo: 'Vedi? Quel moro coi baffoni in piedi è il trisnonno Demo!'. Certo, all'epoca erano TUTTI mori coi baffoni... ma mi piace pensare che sia proprio lui."
La Fontana delle Api e la storia del Papa che non arrivò al suo anniversario
A Roma persino una piccola fontana può nascondere una storia degna di una sceneggiatura cinematografica.
È il caso della Fontana delle Api di Gian Lorenzo Bernini, realizzata nel 1644 per Papa Urbano VIII Barberini. Le tre api che decorano il monumento richiamano proprio il simbolo araldico della famiglia Barberini.
Ma la curiosità più sorprendente riguarda l'iscrizione celebrativa della fontana. Secondo il racconto di Azzykky, Bernini avrebbe anticipato il ventiduesimo anno di pontificato di Urbano VIII quando, in realtà, mancavano ancora due mesi al raggiungimento di quella ricorrenza.
Un dettaglio che non sarebbe passato inosservato ai romani, da sempre pronti a prendere in giro il potere attraverso le celebri pasquinate.
“I romani, appena hanno letto questa cosa, hanno ironizzato ‘Ah er papa, già se sta a piglia tutta Roma, mo vole pure il tempo’. Insomma, il Papa padrone del tempo e da lì cominciarono quindi la gente a mormorare le Pasquinate, le famose Pasquinate”.
Per mettere a tacere le polemiche, l'iscrizione sarebbe stata modificata, correggendo l'anno di pontificato. Una sorta di Photoshop ante litteram, realizzato però a colpi di scalpello.
E qui arriva la parte più incredibile della storia: Urbano VIII morì il 29 luglio 1644, poco prima di completare il suo ventiduesimo anno da Papa. Come racconta Azzykky: “Urbano VIII Barberini morirà una settimana prima di aver compiuto il 22º e quindi questa è stata la Fontana della sentenza”.
Una coincidenza che ha alimentato il carattere leggendario dell'episodio, trasformando una semplice iscrizione in uno degli aneddoti più curiosi legati alla Roma barocca.
Perché mangiare un cornetto sarebbe una rivalsa contro i turchi?
Cornetto o brioche? Per molti italiani sono praticamente sinonimi, ma dietro questi due dolci si nascondono tradizioni e origini differenti.
La brioche ha radici francesi e una lunga storia legata alla panificazione, mentre il cornetto italiano deriva da una tradizione di dolci a forma di mezzaluna diffusa nell'Europa centrale, tra cui il kipferl austriaco.
Ed è proprio la sua forma a essere protagonista di un racconto storico molto particolare.
Secondo una celebre tradizione, i pasticceri viennesi avrebbero realizzato il dolce a forma di mezzaluna per celebrare la vittoria contro gli Ottomani, richiamando il simbolo presente sulla loro bandiera.
Azzykky spiega così il significato attribuito al dolce: “I pasticceri austriaci, per celebrare la fine della dominazione turca, iniziarono a preparare un dolce chiamato Kipferl, dandogli la forma di una mezzaluna, proprio come quella raffigurata sulla bandiera turca”.
Perché si dice “fare il giro di Peppe”? La storia che porta al Pantheon
Quante volte abbiamo sentito qualcuno dire “Ma che stai a fare, il giro di Peppe?” per indicare un percorso inutilmente lungo o complicato?
Ebbene, secondo la tradizione popolare raccontata da Azzykky, l'origine di questo modo di dire sarebbe legata a un personaggio fondamentale della storia italiana: Giuseppe Garibaldi.
Il luogo al centro del racconto è il Pantheon di Roma, dove nel 1878 si svolsero le esequie di Vittorio Emanuele II, primo re d'Italia.
Durante la cerimonia funebre, il corteo avrebbe dovuto compiere due giri intorno alla Rotonda, mentre Garibaldi, ormai anziano, avrebbe dovuto attendere insieme alle altre autorità.
Secondo l'aneddoto, però, l'Eroe dei Due Mondi avrebbe frainteso le indicazioni, mettendosi a seguire il feretro e percorrendo inutilmente la piazza.
Azzykky racconta così la nascita dell'espressione:
“Peppe Garibaldi, come dicevo, era abbastanza inoltrato con l'età, quindi lui non ci sta a capire niente, prende e cammina e si fa il giro dei due due giri inutili appresso alla reale, alla carrozza reale”.
Da questo presunto equivoco deriverebbe il celebre detto romano, ancora oggi utilizzato per descrivere chi perde tempo facendo giri inutili.
Si tratta, anche in questo caso, di un'etimologia popolare che non va considerata una spiegazione storicamente dimostrata. Ma è un esempio perfetto di come i monumenti della Capitale siano circondati da racconti tramandati per generazioni.
Le latrine dell'Antica Roma? Erano anche i social network dell'epoca
Se oggi ci incontriamo al bar, in palestra o sui social network per chiacchierare e scambiarci opinioni, nell'Antica Roma esisteva un luogo di aggregazione decisamente più insolito: il bagno pubblico.
Le latrine romane, infatti, non erano soltanto spazi destinati ai bisogni fisiologici. In alcuni casi erano veri e propri ambienti collettivi, con sedute affiancate e senza le separazioni individuali a cui siamo abituati oggi.
La privacy, insomma, era un concetto molto diverso dal nostro. Ma c'è di più. Secondo Azzykky, proprio in questi luoghi si poteva parlare di affari, politica e questioni della vita quotidiana:
“I romani avevano le latrine pubbliche, che era un luogo, tra l'altro, dove ci si parlava, si confrontava, si facevano le congiure nelle latrine”.
Una dimensione sociale che oggi può sembrarci assurda, ma che aiuta a comprendere quanto fossero differenti le abitudini degli antichi.
Il divulgatore arriva persino a suggerire, scherzando, che alcune delle grandi cospirazioni della storia romana potrebbero essere state discusse proprio in questi ambienti.
“I romani parlavano, facevano un'attività sociale in due luoghi, le latrine e le terme. E nei triclini, i social del tempo”.
Naturalmente non abbiamo prove che la congiura contro Giulio Cesare sia nata in una latrina. Il racconto serve piuttosto a evidenziare come questi spazi potessero favorire la socialità, ben prima dell'invenzione delle piattaforme digitali.
Perché il simbolo delle farmacie è un serpente? La risposta arriva dall'Antica Roma
Vi siete mai chiesti perché il serpente sia ancora oggi uno dei simboli più riconoscibili del mondo della medicina e delle farmacie? Per trovare la risposta bisogna tornare indietro di oltre duemila anni, quando Roma fu colpita da una grave epidemia.
Secondo la tradizione antica, nel III secolo a.C. i romani decisero di rivolgersi a Esculapio, il dio della medicina, il cui culto era particolarmente importante nella città greca di Epidauro.
Una delegazione romana venne quindi inviata a Epidauro, in Grecia, dove sorgeva un importante tempio dedicato a Esculapio, con l'obiettivo di ottenere un segno della divinità e portarne il culto a Roma. Come racconta Azzykky:
“Durante i riti nel tempio di Epidauro, accadde qualcosa di inaspettato: i romani videro comparire un serpente, animale sacro a Esculapio, e interpretarono la sua apparizione come un segno divino”
Il serpente, animale sacro a Esculapio, sarebbe salito sulla nave romana e avrebbe accompagnato la delegazione durante il viaggio di ritorno.
Giunti sul Tevere, l'animale avrebbe abbandonato l'imbarcazione proprio nei pressi dell'Isola Tiberina. I romani interpretarono l'episodio come un segnale divino, decidendo di costruire lì un tempio dedicato al dio della medicina.
Il legame tra Esculapio e il serpente è arrivato fino ai giorni nostri: il bastone con il serpente attorcigliato è uno dei simboli storici della medicina, mentre nelle farmacie si incontra frequentemente anche la coppa di Igea, accompagnata dal serpente.
Roma aveva davvero un nome segreto? Il mistero della Città Eterna
A chiudere il viaggio arriva una curiosità che sembra uscita direttamente da un romanzo d'avventura: secondo alcune testimonianze della tradizione antica, Roma avrebbe posseduto anche un nome segreto.
Nella cultura religiosa romana esisteva infatti l'idea che conoscere il nome autentico e nascosto di una divinità o di una città potesse conferire un particolare potere su di essa. Da qui le tradizioni che attribuiscono a Roma un nome riservato, la cui identità resta oggetto di ipotesi e interpretazioni.
Un mistero a cui Azzykky ha dedicato anche il suo libro Escape Roma, un'avventura costruita come una caccia al tesoro tra enigmi, indizi e luoghi nascosti della Capitale.
Ma quello del nome segreto di Roma non sarebbe soltanto uno stratagemma per incuriosire i lettori. Come spiega lo stesso divulgatore durante la puntata:
“Roma aveva davvero un nome segreto. Non è qualcosa che mi sono inventato per creare curiosità intorno al libro: secondo la tradizione, la città possedeva un altro nome, che doveva rimanere nascosto”.
Ed è proprio il desiderio di scoprire le storie nascoste dietro monumenti, luoghi e tradizioni che incontriamo ogni giorno a fare da filo conduttore alle due puntate.
Perché la storia non è soltanto un insieme di date, battaglie e personaggi da memorizzare per un'interrogazione. È fatta soprattutto di persone, esperienze e abitudini che, a distanza di secoli, continuano a lasciare tracce nel nostro presente.
Un concetto che Azzykky riassume perfettamente nel finale dell'episodio: “Quando studiamo la storia sui libri, siamo abituati a pensare che sia qualcosa di ormai concluso, che appartiene soltanto al passato. Ma in realtà la storia siamo noi, perché anche oggi, con le nostre vite e le nostre scelte, stiamo contribuendo a scriverla”.
Ed è forse questa la lezione più importante del nostro viaggio: conoscere il passato non significa soltanto scoprire com'era il mondo prima di noi, ma anche comprendere meglio quello in cui viviamo oggi.