Per essere considerati veri romani servono davvero sette generazioni nate nella Capitale? Perché il Colosseo è pieno di buchi? E soprattutto, sapevate che secoli prima di Facebook esisteva già un sistema per criticare pubblicamente i potenti?
La storia di Roma è ricca di curiosità che difficilmente trovano spazio sui libri di scuola.
Per fortuna che possiamo contare su Gianmarco D’Eusebi, conosciuto sui social come Azzykky (mi raccomando: con la Z dura come zucchero, guai a sibilare!), divulgatore appassionato di storia romana e ospite di una nuova puntata di Screenshot, il vodcast di Skuola.net condotto dal direttore Daniele Grassucci.
Il "Barbero de Roma" che ha conquistato Instagram e YouTube ci spiega la storia romana come il prof che tutti avremmo voluto avere, smontando alcuni dei falsi miti più radicati di sempre.
E siamo solo all’inizio: c’è talmente tanta carne al fuoco quando si parla di antica Roma che una sola puntata non poteva bastare! Questa è infatti la prima parte della nostra intervista: continuate a seguirci sui nostri canali perché martedì 20 ottobre uscirà la seconda parte, con nuove curiosità, aneddoti e segreti tutti da scoprire!
Indice
- Per essere veri romani bisogna essere nati a Roma da sette generazioni?
- Il "Sogno Americano"? L'hanno inventato i romani (e gli USA hanno copiato tutto)
- Perché guidiamo a destra e gli inglesi a sinistra? C’entra l’antica Roma
- Pasquino, il Facebook della Roma antica? La storia delle statue parlanti
- Perché il Colosseo è pieno di buchi? La spiegazione sorprendente
- Gli antichi romani avevano già la Formula 1? Le corse al Circo Massimo
- Albero genealogico, come fare ricerche sulla propria famiglia?
Per essere veri romani bisogna essere nati a Roma da sette generazioni?
Una delle convinzioni più diffuse nella Capitale è che, per potersi definire autenticamente romani, sia necessario avere almeno sette generazioni di antenati nati in città.
Ma da dove arriva questa tradizione? Secondo Azzykky, si tratta di una convinzione affermatasi in epoca relativamente recente:
"Questa storia del romano di Roma di sette generazioni è un'invenzione arrivata molto dopo, quando Roma ha iniziato ad acquisire un'identità più definita e moderna. Parliamo del post-1870, dopo la Breccia di Porta Pia e la caduta dello Stato Pontificio. Gli antichi romani non si sognavano minimamente di dire una cosa del genere!"
Gli antichi romani, dunque, non utilizzavano questa regola per stabilire chi potesse considerarsi romano. Anzi, in realtà, l'antica Roma basava la sua straordinaria potenza ed espansione proprio su un concetto opposto: l'inclusione, il pragmatismo e la fluidità sociale.
Un modello dove persino un ex schiavo (un liberto) poteva fare fortuna, diventare ricco e costruirsi una tomba monumentale nel cuore della città.
Lo stesso divulgatore racconta di aver ricostruito il proprio albero genealogico, risalendo fino alla metà del Seicento. Una ricerca che gli ha permesso di scoprire storie familiari sorprendenti, tra cui quella di un antenato scultore e di una famiglia in cui i figli portavano nomi come Dante, Virgilio e Omero.
Il "Sogno Americano"? L'hanno inventato i romani (e gli USA hanno copiato tutto)
Se pensate che la scalata sociale e la meritocrazia siano concetti nati oltreoceano con il cosiddetto "American Dream", vi sbagliate di grosso. L'America moderna non ha fatto altro che copiare a mani basse dall'Antica Roma – dai simboli istituzionali alle strutture architettoniche e persino al vocabolario politico.
Un esempio lampante citato da Azzykky durante la puntata è il celebre Forno di Eurisace, situato a Porta Maggiore. Eurisace era un liberto, uno schiavo affrancato che, grazie alla sua abilità negli affari, riuscì ad ascendere socialmente fino a diventare il fornitore ufficiale di pane per l'esercito romano.
Per celebrare la sua scalata e la sua ricchezza, si fece costruire un sepolcro unico al mondo: un monumento a forma di forno da pane (panarium), decorato con fregi che illustrano dettagliatamente l'intero processo di panificazione.
"Capitol Hill significa letteralmente Monte Capitolino. E il Campidoglio si chiama così perché in epoca arcaica, scavando le fondamenta del Tempio di Giove, fu ritrovata la testa di un antico guerriero etrusco: Caput Olum. Da lì Capitolium, poi Campidoglio e infine la parola 'Capitale'.
Tutte le città più importanti del mondo si chiamano 'capitali' solo perché Roma è stata la prima!" spiega il divulgatore.
Perfino le unità di misura usate oggi nei paesi anglosassoni – come le miglia, i piedi e i pollici – provengono direttamente dal sistema romano (millium indicava esattamente mille passi dei legionari).
Mentre l'Europa continentale ha adottato il sistema metrico decimale solo dopo la Rivoluzione Francese grazie a Napoleone, gli Stati Uniti sono rimasti ancorati all'eredità delle legioni!
Perché guidiamo a destra e gli inglesi a sinistra? C’entra l’antica Roma
E a proposito di inglesi, vi siete mai chiesti perché in Gran Bretagna si guida a sinistra, mentre nel resto d'Europa teniamo la destra? Anche qui la storia dell'Antica Roma ci riserva una sorpresa clamorosa che ribalta ogni pregiudizio.
Gli antichi romani tenevano la sinistra sia a piedi che a cavallo o con i carri. Il motivo era prettamente pratico e difensivo: la maggior parte degli uomini sguainava la spada (il gladio) con la mano destra.
Tenendosi sulla sinistra della strada, in caso di incontro con uno sconosciuto o un potenziale nemico, si aveva la mano armata direttamente rivolta verso l'interlocutore. Inoltre, nella formazione a manipoli dell'esercito, il gladio venendo sfoderato dal fianco destro evitiate di ferire il compagno al vostro fianco!
Ma allora chi ha cambiato le carte in tavola costringendoci a guidare a destra? La colpa (o il merito) è di Napoleone Bonaparte. Essendo mancino, Bonaparte invertì il senso di marcia nelle zone da lui conquistate per poter impugnare la spada con la sinistra verso il centro della strada.
Gli inglesi, non essendo mai stati conquistati da Napoleone, conservarono l'originale senso di marcia romano. Quindi sì: sono gli inglesi a guidare "nel modo giusto" secondo la tradizione classica!
Pasquino, il Facebook della Roma antica? La storia delle statue parlanti
Immaginate di vivere in una città senza Internet, giornali online o piattaforme social. Come fareste a esprimere pubblicamente il vostro dissenso nei confronti di un governante?
A Roma, diversi secoli fa, esisteva una soluzione originale: attaccare messaggi satirici alle statue. Una delle protagoniste dell'intervista è proprio Pasquino, la più famosa delle cosiddette statue parlanti della Capitale.
Azzykky la descrive come una sorta di Facebook del passato: un luogo fisico attraverso il quale i cittadini potevano condividere critiche, battute e commenti contro il potere.
Il fenomeno si diffuse soprattutto nella Roma pontificia, a partire dal Cinquecento. Sulle statue venivano affissi componimenti anonimi, spesso in versi e caratterizzati da un'ironia particolarmente pungente.
I bersagli preferiti erano i rappresentanti delle classi dominanti e, soprattutto, le autorità ecclesiastiche. Da Pasquino deriva anche il termine “pasquinata”, utilizzato ancora oggi per indicare una satira mordace contro personaggi pubblici.
Tra gli esempi più celebri ricordati durante la puntata figura la frase: “Quod non fecerunt barbari, fecerunt Barberini”, ovvero “Quello che non fecero i barbari, lo fecero i Barberini”.
Un'accusa rivolta alla potente famiglia romana, associata alle trasformazioni e alle spoliazioni dei monumenti antichi.
Perché il Colosseo è pieno di buchi? La spiegazione sorprendente
Chiunque abbia visitato il Colosseo avrà probabilmente notato i numerosi fori che caratterizzano la superficie esterna dei suoi blocchi di pietra. Verrebbe spontaneo attribuirli all'erosione, ai terremoti oppure ai danni provocati durante le guerre.
La spiegazione, però, è molto più interessante. Durante l'intervista, Azzykky racconta che molti dei buchi visibili sul Colosseo sono la conseguenza del recupero dei materiali da costruzione avvenuto nei secoli successivi alla caduta dell'Impero romano. Gli antichi costruttori utilizzavano infatti elementi metallici per collegare e stabilizzare i grandi blocchi di travertino.
Con il passare del tempo, questi materiali divennero particolarmente preziosi e furono progressivamente rimossi per essere riutilizzati.
Per recuperarli, venivano praticate aperture nella pietra, lasciando tracce ancora oggi visibili. La ricostruzione trova conferma anche nelle informazioni storiche diffuse dagli enti che si occupano del patrimonio archeologico romano.
Ma il Colosseo non è l'unico monumento ad aver subito trasformazioni.
Durante la puntata viene mostrato anche il Teatro di Marcello, spesso confuso con il più celebre anfiteatro per la somiglianza di alcune strutture architettoniche. Nel corso dei secoli, il teatro ha ospitato nuove costruzioni e abitazioni, diventando un esempio di come i monumenti dell'antichità siano stati riutilizzati dalle generazioni successive.
Azzykky racconta inoltre la presenza di antiche firme incise sulle strutture, testimonianze di visitatori che, già nel Settecento, volevano lasciare un segno del proprio passaggio.
Gli antichi romani avevano già la Formula 1? Le corse al Circo Massimo
Tra i collegamenti più divertenti emersi nell'intervista c'è poi quello tra le corse delle quadrighe dell'antica Roma e la Formula 1 moderna. Il paragone nasce osservando la storia del Circo Massimo, uno dei luoghi più importanti per gli spettacoli pubblici della Capitale.
Qui si svolgevano gare tra carri trainati da cavalli, seguite con grandissima passione dal pubblico. Esistevano squadre, tifoserie particolarmente accese e scommesse sui risultati delle competizioni.
Le corse potevano attirare folle enormi e suscitare rivalità, trasformando gli aurighi, cioè i conducenti dei carri, in autentici protagonisti dello spettacolo. Durante la puntata, Azzykky racconta anche la storia degli obelischi trasportati dall'Egitto a Roma.
Uno di questi è l'obelisco Flaminio, oggi collocato in Piazza del Popolo e trasferito nella Capitale per volontà dell'imperatore Augusto. Con un paragone ironico, il divulgatore descrive questi giganteschi monumenti come una specie di souvenir degli imperatori.
Naturalmente, avevano un significato molto più importante: rappresentavano il prestigio politico, militare e simbolico di Roma e il dominio esercitato sui territori conquistati.
Il trasporto di strutture monumentali di tali dimensioni richiedeva inoltre capacità ingegneristiche e organizzative straordinarie.
Albero genealogico, come fare ricerche sulla propria famiglia?
Pillole di storia che in un vodcast vanno subito giù Ma a scuola? Molti studenti sviluppano una vera e propria repulsione per la materia a causa di un insegnamento noioso, nozionistico o legato al mero voto. Lo stesso Azzykky confessa di aver avuto il "debito" in storia durante il quarto anno di liceo scientifico!
La vera passione è sbocciata più tardi, partendo dai racconti orali dei nonni e dalla curiosità verso le proprie radici. Ricostruire il proprio albero genealogico permette di scoprire vicende umane straordinarie, professioni dimenticate e piccoli spaccati di vita quotidiana che i libri scolastici spesso tralasciano.
"Fare una ricerca sul proprio albero genealogico è un'esperienza che ti apre la testa. Dai registri parrocchiali o dagli archivi dello Stato Civile emergono storie incredibili: scopri che lavoro facevano i tuoi avi, come vivevano, che nomi dantechi o classici davano ai propri figli. La storia smette di essere una lista di date e diventa vita vissuta."