Il ministro dell'Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, respinge l'accusa secondo cui il governo avrebbe sottratto fondi alla scuola per destinarli alla difesa. Lo fa con una dichiarazione in cui cita cifre precise su legge di bilancio, edilizia scolastica, tetto del 30% per gli studenti stranieri e consenso informato. Il ministro collega queste repliche alle proteste che, dice, si stanno svolgendo in questi giorni in alcune scuole italiane.
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Le risorse per la scuola sono aumentate
Il ministro smentisce innanzitutto che negli ultimi quattro anni ci sia stata una diminuzione delle risorse per la scuola. "È falso che ci sia stata una diminuzione di risorse destinate alla scuola durante questi quattro anni", ha dichiarato.
A sostegno porta due cifre: nella legge di bilancio di due anni fa le risorse complessivamente destinate alla scuola sono aumentate del 9%, mentre nella scorsa legge di bilancio l'aumento è stato dell'1,7%.
Sul collegamento tra tagli alla scuola e spese militari, Valditara spiega che le risorse per la difesa derivano da un intervento della Commissione europea, che ha permesso di derogare ai vincoli del Patto di stabilità specificamente per le esigenze di difesa militare. "Queste risorse non potrebbero essere in alcun modo destinate alla scuola e non sono state in alcun modo sottratte alla scuola", ha affermato.
L'edilizia scolastica ha ricevuto oltre 5 miliardi
Sull'edilizia scolastica il ministro ricorda che la competenza sugli interventi è dei Comuni e delle Province, mentre lo Stato finanzia parte degli interventi. Il confronto storico parte dal periodo dal 2011 al 2022, durante i governi Monti, Letta, Renzi, Gentiloni, Conte 1, Conte 2 e Draghi, quando sono stati investiti nell'edilizia scolastica 6 miliardi di euro.
Dal 2022 a oggi, in quattro anni di governo, le risorse destinate all’edilizia scolastica ammontano a più di 5 miliardi. Valditara ha aggiunto di aver già chiesto al ministro Giorgetti di inserire ulteriori finanziamenti nella prossima legge di bilancio.
Agli oltre 5 miliardi di fondi nazionali si sommano circa 10 miliardi di euro di fondi PNRR: insieme hanno permesso di riqualificare e mettere in sicurezza il 25% delle scuole italiane, con interventi complessivi su oltre il 30% degli istituti del Paese. "Questo è stato fatto in quattro anni rispetto ad un degrado che dura da diversi decenni", ha detto il ministro, aggiungendo: "Continueremo in questa direzione."
Il tetto del 30% riguarda chi non conosce l'italiano
Il ministro affronta poi la misura del tetto del 30%, precisando che riguarda soltanto gli studenti stranieri che non conoscono la lingua italiana. La scelta, spiega, segue le indicazioni dell'OCSE: dove il numero di studenti stranieri che conoscono poco o male la lingua nazionale è elevato, gli apprendimenti vanno male per tutti, italiani e stranieri.
Valditara presenta la misura come un proseguimento degli interventi di supporto linguistico già attivi per i ragazzi stranieri appena arrivati in Italia. A questo si aggiungono gli investimenti nei centri di formazione per gli adulti, pari a circa 90 milioni di euro tra fondi nazionali e fondi PNRR.
Il ministro esclude che si tratti di segregazione: "Questa non è una misura di segregazione, ma è una misura di integrazione."
Il consenso informato non vieta l'educazione sessuale
Sul tema del consenso informato, il ministro cita una circolare inviata alle scuole, e per conoscenza anche alle famiglie, per chiarire che la legge non vieta l'educazione sessuale in senso biologico. Per la prima volta, afferma, è stata introdotta come obbligatoria la conoscenza sui rischi delle malattie sessualmente trasmissibili.
Allo stesso modo, secondo Valditara, la norma non vieta l'educazione affettiva, prevista per la prima volta nelle linee guida sull'educazione civica e nelle nuove indicazioni nazionali. Tra gli obiettivi obbligatori di apprendimento rientrano il rispetto, le relazioni corrette ed equilibrate, l'empatia e il contrasto della violenza di genere.
Il governo ha scelto di escludere dalle scuole primarie l'educazione sulle cosiddette teorie di genere, mentre per le scuole medie e superiori ha previsto il coinvolgimento delle famiglie, richiamando il diritto dei genitori a istruire ed educare i figli secondo le proprie convinzioni religiose, filosofiche e pedagogiche. Il ministro considera questo diritto sancito dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea e dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo, e cita il rispetto della Costituzione tra le motivazioni della scelta.
Valditara difende il confronto con le consulte studentesche
Il ministro rivendica di aver valorizzato le consulte studentesche fin dal suo insediamento, definendole autenticamente rappresentative di tutti gli studenti italiani. Per Valditara, però, il confronto deve basarsi sui dati reali.
"Confrontiamoci, discutiamo, come sto facendo con le consulte studentesche, ma partiamo da dati veri e non inganniamo gli studenti", ha dichiarato.
Il ministro collega questa richiesta alle contestazioni in corso: "Ecco perché gran parte delle proteste che si svolgono in questi giorni in alcune scuole italiane non ha un fondamento razionale."