
In 48 ore, due scuole nel sud-est della Turchia sono diventate teatro di due sparatorie. I responsabili? Due ragazzi giovanissimi, entrambi con legami diretti agli istituti colpiti.
Un copione che, per chi conosce la storia delle stragi scolastiche negli USA, suona tristemente familiare – ma che nelle scuole turche era quasi inedito.
Le sparatorie a scuola non sono storicamente comuni in Turchia: prima di questi fatti, il massacro con più morti in una scuola risaliva al 2018, quando un ricercatore universitario aveva ucciso quattro persone in un ateneo.
Questa volta entrambi gli attentatori erano giovani, entrambi avevano un legame personale con le scuole colpite, ed entrambi si sono tolti la vita. Uno dei due aveva persino annunciato pubblicamente l'attacco sui social senza che nessuno intervenisse.
Quello che è successo, in ordine
Il 14 aprile, un diciottenne ha aperto il fuoco nella scuola superiore professionale "Ahmet Koyuncu" a Siverek, nella provincia di Sanliurfa – una città a una cinquantina di chilometri dal confine siriano.
Era un ex studente dell'istituto. Sedici persone sono rimaste ferite, tra cui studenti e insegnanti. Dopo l'intervento delle forze speciali, l'attentatore si è tolto la vita con la stessa arma,un fucile da caccia.
Ma prima di farlo aveva lasciato una traccia: tre giorni prima dell'attacco aveva scritto in un commento al profilo Instagram della scuola "Preparatevi, tra pochi giorni in questa scuola ci sarà un attacco". Nessuno lo aveva preso sul serio, o forse nessuno aveva visto quel messaggio in tempo.
Il giorno dopo, 15 aprile, a Kahramanmaras, uno studente di 14 anni – Isa Aras Mersinli – è entrato nella scuola media che lui stesso frequentava e ha aperto il fuoco contro coetanei e insegnanti in due diverse aule dell'istituto.
Nello zaino aveva cinque pistole e sette caricatori. Il bilancio finale è di nove morti: otto studenti e un prof. A loro si aggiunge lo stesso studente attentatore che si è suicidato. Sei feriti versano in condizioni gravi.
Si sospetta che le armi siano state prese dal padre, un ex agente di polizia, che è stato arrestato.
La risposta delle istituzioni
Come riportato dall’Ansa, il presidente Erdogan ha chiesto che la sparatoria non venisse "strumentalizzata per polemiche politiche o per fini di ascolti", invitando stampa e cittadini a non dare credito a notizie false e ad attenersi alle dichiarazioni ufficiali.
Il ministero della Giustizia ha aperto un'inchiesta. Quello che ancora manca – e che probabilmente molti si aspettano – è una risposta seria sulla disponibilità delle armi, sul benessere mentale degli adolescenti e su come le minacce online vengano (o non vengano) monitorate.