
Alle 7.45 di mercoledì 25 marzo, Chiara Mocchi insegnante di francese stava aspettando che suonasse la campanella. Trent'anni di insegnamento, un canale YouTube per i suoi studenti, un dottorato in lingue, una vita costruita sulla cura delle parole e sulla passione per la scuola.
Non sapeva che il ragazzo che le si stava avvicinando aveva passato la notte a guardare tutorial sugli esplosivi, pianificando una vendetta che si sarebbe consumata entro pochi minuti.
Il giorno seguente l'aggressione che ha sconvolto l'Italia, rimangono tanti interrogativi e poche certezze. Le indagini faranno il loro corso, nel frattempo, però, emergono diversi elementi che riguardano i due protagonisti di questa vicenda.
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Chiara Mocchi: l'amore per la poesia e l'insegnamento
Cinquantasette anni, ideatrice di progetti educativi per la promozione linguistica e appassionata di poesia, Chiara Mocchi viene descritta da colleghi, ex alunni e genitori come una "persona squisita" e una professoressa "stimata, seria e dedicata".
Il suo percorso accademico era stato lungo e solido. Aveva lavorato per diversi anni alla facoltà di Lingue e letterature straniere dell'Università degli Studi di Bergamo come lettrice del dipartimento di francese, per poi scegliere di spostarsi alle scuole medie.
Una scelta consapevole, quella di lasciare l'università per stare più vicina ai ragazzi. Ha iniziato a Trescore nel 2001, dopo laurea, dottorato e post-dottorato a Bergamo. Tra le sue iniziative, lezioni-concerto con l'ensemble Chalumeux e la fondazione, nel 2010, del progetto Nuove Sincronie.
La passione per la poesia aveva radici lontane. Nel 1995 aveva conquistato il primo premio al concorso letterario di Poesia giovane del gruppo artistico "Fara-Stabile" di Bergamo. L'anno seguente aveva pubblicato alcuni versi in "Ombre e forme, quaderni di poesia del gruppo artistico Fara".
In aula portava la stessa cura.
Aveva aperto un canale YouTube per i suoi studenti, dove registrava alcune lezioni e documentava le iniziative organizzate con la scuola – tra cui "Expolangue Française", una piccola mostra allestita ogni anno per la settimana internazionale della lingua francese, patrocinata dal ministero della Cultura francese e dall'Organizzazione internazionale della Francofonia.
In un video del canale si vede Mocchi leggere una lettera ricevuta da un alunno, commentando in francese fluente: "Onorata, ecco come mi sento dopo aver ricevuto questo messaggio". Un gesto che restituisce il legame umano costruito nel tempo con i suoi ragazzi.
Fuori dalla scuola, dopo l'accoltellamento, i genitori si sono radunati nel piazzale increduli. "Un'insegnante bravissima, gentile, preparata. L'adorano tutti", ha detto una madre con le lacrime agli occhi.
Un'altra ha aggiunto: "Grazie a lei gli studenti che escono dalla terza media hanno una preparazione in francese davvero notevole".
Mocchi è stata colpita al collo e all'addome. Durante il trasferimento in elisoccorso verso l'ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo ha perso molto sangue: è stata salvata grazie a una trasfusione iniziata già sul velivolo dall'équipe sanitaria, e a un intervento chirurgico durato due ore.
Ora è fuori pericolo, ma resta in terapia intensiva in prognosi riservata.
Chi è lo studente aggressore: la passione per le armi e le mimetiche
Dall’altra parte, c'è lo studente aggressore. Tredici anni, il ragazzo abita con la madre a Trescore Balneario da circa un anno, mentre il padre vive in un altro comune della stessa zona. I servizi sociali non sarebbero mai stati allertati per lui e non risulta fosse seguito per problemi né scolastici né comportamentali.
Eppure il quadro che emerge dalle indagini successive è tutt'altro che ordinario.
Dalle prime verifiche sul cellulare del 13enne è emerso il "prima" dell'aggressione: ore trascorse online a cercare informazioni su esplosivi e "bombette", video su TikTok che ambivano a essere dei tutorial, una marcata passione per le armi.
A Trescore Balneario, qualche ragazzino più grande ricorda di averlo già visto girare vestito in modo simile a un militare. Al 13enne piaceva "fare brutto", e anche a scuola non era nel gruppo dei più tranquilli.
Quella mattina l'escalation era visibile già prima di entrare. Aveva indossato un paio di pantaloni militari, una maglietta rossa con la scritta "Vendetta", e aveva costruito un'imbracatura per lo smartphone in modo da poter filmare e trasmettere in diretta l'aggressione.
Nello zaino, una pistola scacciacani. In tasca, un coltello.
Il telefono legato al collo ha ripreso tutto e trasmesso in diretta su Telegram: le coltellate al collo e al torace della prof, davanti alla sua classe, la 3ª A. Dopo il fermo, sentito in caserma in un'audizione "protetta" con il supporto di uno psicologo, il tredicenne si è mostrato collaborativo.
Avrebbe riferito di un risentimento verso la sua insegnante di francese coltivato negli ultimi tempi e culminato con un brutto voto, cui aveva fatto seguito una lite con un compagno di classe – lite in cui, a suo dire, la professoressa aveva preso le difese del compagno.
Nel frattempo i carabinieri perquisivano l'abitazione, trovando reagenti chimici ritenuti utili per assemblare piccoli ordigni rudimentali, poi affidati agli artificieri.
I carabinieri del Comando provinciale di Bergamo hanno tenuto a precisare che l'aggressione non è riconducibile a finalità terroristiche e si è trattato di un gesto isolato.
Non avendo ancora 14 anni, lo studente non è imputabile. La Procura dei minori di Brescia valuterà comunque l'eventuale applicazione di misure di sicurezza – riformatorio o libertà vigilata – qualora sia ritenuto socialmente pericoloso.