Illustrazione di studenti riuniti davanti a un edificio scolastico con cartelli durante un'occupazione

Caro vita, caro scuola e tagli ai finanziamenti: sono questi, secondo la Rete degli Studenti Medi del Lazio, i motivi dietro la nuova ondata di occupazioni studentesche che sta attraversando la regione in questo autunno 2026. A raccontarlo alla redazione di Skuola.net è Matteo Monosilio della Rete degli Studenti Medi del Lazio, che risponde punto per punto a una serie di domande: dai motivi della protesta fino al messaggio rivolto al ministero. Il conto, al momento, dice circa una decina di scuole occupate nel Lazio.

Il caro vita e i tagli dietro le occupazioni

La Rete degli Studenti Medi del Lazio è chiara: le occupazioni nascono dalla protesta della propria generazione contro il caro vita e il caro scuola. Tra le cause ci sono i tagli e i mancati finanziamenti all'istruzione, una crisi che – dicono – va avanti ormai da troppo tempo.

E non è solo una questione laziale. Monosilio allarga lo sguardo: l'ondata di occupazioni nel Lazio si inserisce in quello che sta succedendo in tutta Europa.

Perché l'occupazione e non sciopero o autogestione

Perché proprio l'occupazione, e non altre forme di protesta? Per Monosilio la risposta è semplice: dopo anni di scioperi, tentativi e autogestioni, è arrivato il momento di alzare il livello dello scontro. Le occupazioni, spiega, sono formule di attivazione politica messe in campo dagli studenti.

Per la Rete degli Studenti Medi, insomma, occupare resta lo strumento più efficace per tenere viva la mobilitazione dentro la propria scuola.

Corsi, dibattiti e assemblee dentro le scuole occupate

Una volta occupata la scuola, cosa succede davvero dentro quelle aule? Gli studenti riorganizzano gli spazi sulla base delle proprie esigenze: si organizzano corsi, dibattiti e assemblee, momenti pensati anche per decidere insieme come proseguire la mobilitazione.

Secondo la Rete, è proprio questo il punto: l'occupazione permette di offrire una formazione che, troppo spesso, nelle scuole manca.

Il rischio del reato previsto dall'articolo 633

C'è poi il nodo legale, che Monosilio non nasconde: l'occupazione configurerebbe il reato previsto dall'articolo 633 del codice penale. Ma, aggiunge, quasi tutte le sentenze dell'autorità giudiziaria su questo tipo di occupazioni non arrivano mai a termine.

Per lui, comunque, occupare una scuola resta "un peso": significa prendere in mano il proprio spazio e gestirlo in autonomia, una responsabilità che gli studenti scelgono di assumersi consapevolmente.

Studenti e professori, una lotta condivisa

E i professori? Monosilio è netto: la Rete non ha paura delle ritorsioni di professori e professoresse. Anzi, racconta di aver visto più volte le lotte di studenti e docenti unirsi, su rivendicazioni comuni.

Secondo lui, studenti e professori condividono la stessa protesta: contro il caro vita e contro una società che, dice, "non tiene più dentro la sua popolazione".

Danni e rigenerazione: le due facce dell'occupazione

Danni sì, ma non solo quelli. Monosilio riconosce che durante le occupazioni si sono verificati danneggiamenti alle scuole. Sostiene però che se ne parli troppo, rispetto alle tante scuole che invece vivono una vera e propria rigenerazione durante l'occupazione.

Secondo la Rete, insomma, alcuni istituti occupati diventano spazi più a misura di studente.

Il messaggio della Rete al ministro Valditara

La Rete degli Studenti Medi del Lazio chiude con un messaggio diretto al ministro Valditara: "Non smetteremo di lottare finché non avremo un modello di scuola e di società più giusto e più a misura di studente", ha dichiarato Monosilio.

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