
Ottimi voti, ma troppe assenze. Per questo un alunno di prima media in Liguria è stato bocciato, sebbene i giorni persi fossero dovuti a una seria patologia e a forti disturbi d'ansia regolarmente certificati.
Una decisione rigida da parte della scuola, che si è scontrata con la legge. I genitori, infatti, non si sono arresi e hanno fatto ricorso: il Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) ha dato loro pienamente ragione, annullando la bocciatura e promuovendo il ragazzo alla classe successiva.
Un caso emblematico che ci ricorda un principio fondamentale: la salute e il diritto allo studio devono viaggiare insieme.
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Il caso: rendimento ottimo, ma la scuola non fa sconti
Protagonista della vicenda è un ragazzino di prima media affetto da una sindrome accompagnata da forti disturbi d'ansia, peggiorati nettamente nella seconda metà dell'anno scolastico.
La famiglia ha agito in modo impeccabile: ha fornito alla scuola tutti i certificati medici e le relazioni degli specialisti per giustificare le assenze.
Nonostante passasse meno tempo in classe rispetto ai compagni, lo studente è riuscito a mantenere un rendimento più che sufficiente, portando a casa voti positivi anche nel secondo quadrimestre.
Eppure, a giugno è arrivata la brutta sorpresa. Il dirigente scolastico ha negato l'ammissione alla seconda media. La giustificazione della scuola si basava su un'applicazione rigida della legge: non era stato raggiunto il limite minimo di presenze in classe, ignorando del tutto le eccezioni previste in caso di malattia.
La battaglia legale e la "promozione con riserva"
I genitori, di fronte a questa ingiustizia, si sono rivolti ai loro avvocati e hanno presentato ricorso al TAR Liguria (il tribunale che valuta le decisioni e gli atti della pubblica amministrazione, incluse le scuole).
La loro tesi: le assenze erano giustificate da seri motivi di salute, la documentazione era in regola e i buoni voti dimostravano che l'apprendimento non era stato compromesso. La famiglia ha impugnato la bocciatura e ha chiesto anche un risarcimento per i danni subiti dal ragazzo.
Mentre il Ministero dell'Istruzione e la scuola difendevano la loro posizione rigida sui numeri, il giudice ha preso una decisione preliminare fondamentale: ha concesso una misura cautelare.
In termini semplici, si tratta di un provvedimento provvisorio d'urgenza che ha permesso al ragazzo di frequentare temporaneamente la seconda media in attesa della fine del processo, per non fargli perdere l'anno.
E il ragazzo non ha deluso: al primo quadrimestre ha ottenuto la sufficienza in tutte le materie (tranne una lieve insufficienza in scienze), confermando di poter tenere il passo con il resto della classe.
La decisione finale del Tar: le eccezioni sono un diritto
Il 23 aprile, il TAR ha esaminato a fondo il caso e ha stabilito che la scuola aveva torto.
La sentenza si basa su una legge fondamentale (il decreto legislativo n. 122 del 2009) che impone di frequentare almeno i tre quarti dell'orario annuale per essere promossi, ma che prevede deroghe esplicite per casi eccezionali. E le circolari del Ministero esplicitano che, tra queste eccezioni, rientrino proprio i "gravi motivi di salute adeguatamente documentati".
Il giudice ha sottolineato non solo la validità dei certificati medici, ma soprattutto l'impegno del ragazzo: nonostante le difficoltà, lo studente aveva compiuto uno "sforzo apprezzabile", dimostrando di aver imparato quanto richiesto dai professori.
Per queste ragioni, il TAR ha annullato la bocciatura e reso definitiva la promozione: oggi il ragazzo è a tutti gli effetti un alunno di seconda media.
Non è stato concesso, invece, il risarcimento dei danni economici, poiché lo studente non ha perso materialmente l'anno e non è stato provato un danno concreto.
Resta però un'importante vittoria di principio: le deroghe per motivi di salute non sono un favore concesso dalla scuola, ma un obbligo quando il rendimento c'è e le condizioni lo richiedono. Un precedente rassicurante per tante famiglie che vivono situazioni simili.