studentessa bocciata

Una studentessa di un liceo artistico romano è stata bocciata per troppe assenze. Peccato che quelle assenze fossero dovute a un percorso terapeutico certificato dalla Asl. Il Tar del Lazio l'ha reintegrata, due volte. Ecco com'è andata.

Indice

  1. La vicenda
  2. Il primo ricorso
  3. Il secondo ricorso
  4. La posizione della scuola

La vicenda

La ragazza seguiva un programma riabilitativo presso un Centro diurno: martedì e giovedì non poteva andare a scuola, il lunedì usciva prima. Tutto documentato, tutto comunicato dal Dipartimento di salute mentale.

Nei giorni in cui era presente, però, rendeva bene: valutazioni nella norma, rendimento complessivo più che sufficiente. Zero segnalazioni critiche dalla scuola durante il secondo quadrimestre. Nonostante questo, a fine anno è stata bocciata per mancata frequenza.

Il primo ricorso

La famiglia si rivolge al Tar. I giudici sono chiari: le assenze erano "straordinarie e documentate", e la studentessa aveva comunque accumulato abbastanza valutazioni per essere giudicata.

Secondo la sentenza del 27 agosto 2025, il limite massimo di assenze può essere superato quando le giustificazioni ci sono e il rendimento è valutabile. A prevalere, scrivono i giudici, deve essere "il corretto sviluppo personale ed educativo dello studente". Quindi l'ordine al consiglio di classe di rivalutare la studentessa.

Il consiglio di classe si riunisce e conferma la bocciatura. Stesso verdetto di prima.

Il secondo ricorso

La famiglia torna al Tar che, con sentenza del 3 dicembre 2025, annulla anche questo secondo provvedimento e ordina l'ammissione alla quarta classe entro 15 giorni. Con una precisazione: se la scuola non si adegua, la questione viene segnalata direttamente al Ministero dell'Istruzione e del Merito.

La posizione della scuola

L'istituto difende la propria autonomia: il tetto di assenze era stato superato, alcuni certificati erano arrivati in ritardo, e in diverse materie mancavano elementi sufficienti per una valutazione.

La scuola sostiene anche di aver proposto alternative - istruzione parentale, domiciliare o ospedaliera - tutte rifiutate dalla famiglia.

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