Università: perché i prof sono maschi?

uno studio rivela perché i prof all'università sono in prevalenza uomini

Secondo uno studio sulle donne nell’università italiana riportato dal Corriere della Sera, nonostante le ragazze che si iscrivono all'università e che completano gli studi siano numericamente superiori ai maschi, questo dato non si riflette nella carriera accademica. Risultato: poche professoresse e ancor meno rettori - donne: le docenti universitarie sono poco più di un terzo del totale, rettori donne 5 su 78. Ma non è un fenomeno solo italiano, anche in Francia, in Germania e in Inghilterra la situazione non migliora, mentre è la Finlandia a dare esempio di parità. Ma perché questa carenza? Colpa delle scelte delle ragazze e di una certa omofilia delle commissioni maschili.

TANTE LAUREATE, POCHE PROF - Secondo il Report di Romana Frattini, ricercatrice di Fisica della materia a Ca’ Foscari, e di Paolo Rossi, ordinario di Fisica teorica a Pisa, sono quasi sette su dieci le ragazze con un diploma di scuola superiore che si iscrivono all’università, contro poco più della metà dei diplomati maschi. Inoltre, su cento donne iscritte all’università, 22 completano il percorso, mentre i ragazzi tendono all'abbandono, e solo in 15 su 100 si laureano. Ma le professoresse negli atenei in italia sono circa il 35%, circa un terzo dei docenti. Percentuale molto bassa, ma coerente con altri paesi europei come Francia, Germania e Regno Unito, dove superano di poco il 40 per cento. Nell'evoluta Finlandia, invece, si arriva alla parità.

PERCHE' I PROF SONO MASCHI - Le cause sono complesse. In primis, bisogna cercarle nelle scelte fatte dalle studentesse, che hanno la tendenza di iscriversi in massa ai corsi di laurea umanistici (80%), non considerandosi spesso portare per le materie scientifiche (31% di iscrizioni femminili), e men che meno per ingegneria (21%). Sostiene Romana Frattini: "Solo nelle discipline umanistiche la percentuale di docenti maschi e femmine è paragonabile, almeno fra ricercatori e associati, ma bisogna considerare il punto di partenza: 8 iscritti su 10 sono donne. I pochi ragazzi che scelgono questi corsi di laurea sono molto motivati: e così fra gli ordinari gli uomini tornano a imporsi con largo stacco".

OMOFILIA DELLE COMMISSIONI? - Una seconda causa del problema e legata alle commissioni d’esame. Spesso, sono composte quasi esclusivamente da uomini. Uno studio sulle dinamiche dei concorsi per professore associato e ordinario di Maria De Paola e Vincenzo Scoppa, insegnanti di economia dell’Università della Calabria, ha preso come campione i concorsi per Economia e Chimica del 2008. Dall'analisi è emersa la tendenza delle commissioni composte esclusivamente da uomini di scegliere i candidati maschi, ma se è presente anche una sola donna in commissione, il discorso cambia e lo svantaggio si colma. "L’evidenza empirica dice che a parità di pubblicazioni, le donne sono svantaggiate nei concorsi a cattedra. In parte è una questione di omofilia, in parte è un problema culturale in senso lato. Penso alla mia disciplina: le donne si orientano più facilmente su economia del lavoro che su economia matematica. Come se si occupassero di argomenti con una valenza pratica maggiore" - illustra il professore di Economia politica alla Statale di Milano, Daniele Checchi.

DONNE - RETTORE - Rettorato? Femminile solo in 5 casi su 78. Il Corriere della Sera riporta la testimonianza di Lida Viganoni, professore ordinario di Geografia e dal 2008 rettore all’Orientale di Napoli: "Anch’io, i primi tempi da rettore, continuavo a pensare di dover dimostrare di essere all’altezza del ruolo. In generale credo che giochi molto anche l’incapacità delle donne di fare rete. La crisi poi influisce negativamente: in assenza di turn over le donne sono la categoria più penalizzata". Cristina Messa, nominata rettore della Bicocca nello scorso ottobre, sostiene che "Spesso le donne si autoescludono e invece dovremmo osare di più, non tirarci indietro con la scusa della famiglia. Oggi a medicina si iscrivono più donne che uomini e anche i pazienti non sono più diffidenti nei confronti di noi dottoresse".

E tu quante professoresse hai in facoltà?

Carla Ardizzone

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