Imma Ferzola
Autore
studente fuori corso

C’è un’ombra che perseguita ogni universitario: lo spettro del “fuori corso”. Molti temono che laurearsi in ritardo possa compromettere la propria carriera, ma le esperienze reali raccontano una storia diversa. In realtà, il ritardo non è automaticamente un ostacolo: ciò che conta davvero è cosa fai durante quegli anni e come presenti il tuo percorso ai futuri datori di lavoro.

Indice

  1. Come funziona il mercato del lavoro per i fuori corso?
  2. La pressione universitaria non è la stessa dei datori di lavoro
  3. Come trasformare il “ritardo” in un punto di forza
  4. Come cambia il voto di laurea

Come funziona il mercato del lavoro per i fuori corso?

Le testimonianze dirette dalla community di studenti su Reddit offrono il bagno di realtà necessario: “Mi sono iscritto all'uni a 18 anni e ho completato la laurea magistrale a 31 anni" ha raccontato un utente. Ha poi aggiunto che, nonostante le tempistiche impiegate, ora a 40 anni ha un dottorato: "sono un ricercatore universitario, e fra due anni sono professore associato. Smettetela di pensare all'età come un limite. L'unico limite che ha l'essere umano è quanta forza di volontà ed abnegazione vuole mettere per raggiungere i suoi obiettivi.”

Non è l'unica esperienza positiva. Un'ex studentessa universitaria ha raccontato come la capacità di “vendersi” e l’esperienza maturata contino più dei tempi stretti: uno studente triennale in 11 anni ha trovato lavoro più velocemente e guadagna di più della compagna laureata in tempo. La differenza? Esperienza sul campo e presentazione efficace al colloquio.

La pressione universitaria non è la stessa dei datori di lavoro

Il sistema universitario italiano punisce il ritardo con tasse aggiuntive e vincoli sulle borse di studio, con una conseguente pressione psicologica non indifferente. La pressione sociale fa sentire falliti e blocca lo studente, senza favorire l'accelerazione del percorso.

Ai datori di lavoro, invece, interessa poco se hai impiegato un anno in più per capire la tua strada o se hai dovuto lavorare per mantenerti. Ciò che conta è la maturità e la capacità di raccontare il proprio percorso: “Ho studiato ingegneria informatica e mi sono laureata fuori corso di 3 anni" confessa un'ex studentessa, "e devo dire che sono anche abbastanza contenta del mio lavoro attuale. Al colloquio mi hanno chiesto perché ci ho messo così tanto, ho detto la verità: i primi anni non ero molto concentrata, poi mi sono data una svegliata e l'ho finita. Ed è bastato.”

Come trasformare il “ritardo” in un punto di forza

  • Esperienze parallele: se sei fuori corso perché lavoravi, hai già un vantaggio competitivo enorme su chi ha solo studiato.
  • Soft skills: gestire il fallimento e rialzarsi per completare gli studi dimostra resilienza, tra le doti più richieste oggi.
  • Trasparenza: non nascondere il ritardo nel CV; preparati a spiegare come hai usato quel tempo extra per crescere personalmente e professionalmente.

Come cambia il voto di laurea

Ricordiamo che completare il percorso fuori corso non influisce sul voto di laurea, che dipende dalla media dei voti. Alcune facoltà possono dare qualche punto in più a chi si laurea in corso, ma la differenza è minima. "Io 3 anni fuoricorso nella triennale, sono il capo di gente uscita con 110 e lode e con percorso perfetto e nei tempi" racconta un utente, sottolineando che "voto e percorso contano fino ad un certo punto, dopo la prima esperienza lavorativa nei colloqui incide sempre meno" .

La laurea è una maratona, non uno sprint. E come ricordano molti ex-fuori corso ormai realizzati: “L'unico limite è quanta abnegazione decidi di metterci”. Il mercato del lavoro è pronto ad accoglierti, a patto che tu smetta di sentirti sbagliato.

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