
Dal giugno 2026, i criteri di valutazione all'Esame di Maturità cambieranno radicalmente approccio.
A spiegarlo è Carmela Palumbo, Capo dipartimento per il sistema formativo di istruzione, che in un’intervista a Rai Scuola delinea i nuovi parametri di giudizio delle commissioni.
Il focus si sposterà dalle mere conoscenze mnemoniche all'effettiva crescita personale del candidato.
I docenti non cercheranno più di sondare in modo meccanico il programma dell'ultimo anno, ma valuteranno la capacità di ragionamento su quattro materie cardine.
A fare la differenza nel voto finale sarà il Curriculum dello studente, che peserà le esperienze dentro e fuori la scuola per tracciare un autentico profilo del maturando, prima di valutare anche le classiche prove scritte.
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Un colloquio per valutare la reale crescita del candidato
Il vero banco di prova per determinare il giudizio della commissione sarà l'orale, profondamente ridisegnato nei suoi criteri di valutazione.
L'approccio rifuggirà lo sterile elenco di argomenti, perché, come sottolinea Palumbo, l'obiettivo primario è "cogliere la maturazione complessiva dello studente".
Si verrà valutati attraverso "un colloquio che non si ferma in modo, diciamo, nozionistico sul [...] programma dell'ultimo anno", ma che andrà a scavare nelle competenze acquisite.
I commissari esamineranno i ragazzi focalizzandosi su "quattro discipline fondamentali del percorso di studi": le due degli scritti e altre due d'indirizzo.
Le domande dei professori tenderanno a "privilegiare proprio il senso di queste discipline" e l'impatto formativo che esse hanno avuto sulla persona.
I parametri di valutazione: il Curriculum e l'impegno civico
Per giudicare a tutto tondo il candidato, i docenti avranno a disposizione il Curriculum dello studente, che diventa uno strumento decisivo per l'attribuzione del punteggio.
La valutazione orale partirà proprio da qui, chiedendo al maturando una riflessione "non solo sul proprio percorso scolastico, ma sul profitto, sugli apprendimenti".
Il voto terrà conto anche dei traguardi raggiunti fuori dalle aule: il candidato verrà valutato per le esperienze che attestano "il suo impegno, la crescita del senso di responsabilità, la disponibilità verso gli altri e che quindi danno il senso della maturazione della persona".
A incidere sul giudizio ci saranno, inoltre, la "relazione finale" sull'ex alternanza scuola-lavoro e l'analisi critica sulle attività di educazione civica.
Le prove scritte: confermato l'impianto tradizionale
Allargando lo sguardo oltre i nuovi criteri del colloquio orale, l'architettura delle prove scritte manterrà un'impostazione rassicurante e ben nota agli studenti.
Il Ministero ha infatti deciso di non stravolgere la valutazione dei primi due giorni di esame. "Rimane confermata una prima prova, uguale per tutti gli indirizzi di studio, di italiano", ricorda la Direttrice Generale.
In questa fase, i maturandi avranno la consueta libertà di "scegliere tra la prova di letteratura, oppure la seconda e terza prova, quindi con caratterizzazioni specifiche".
Il giorno seguente si procederà invece con la tradizionale "prova di indirizzo [...] che è differente per ogni percorso di studi".
Un bilancio che chiude quindici anni di vita
Le nuove direttive per l'esame del 2026 nascono con una "finalità [...] maggiormente accentuata" verso i risultati ottenuti dallo studente "nel suo percorso di studio e di vita". L'intento del Ministero è quello di "dare valore ad un esame che chiude il percorso scolastico dello studente".
Non si tratta, dunque, di dare un voto solo agli ultimi mesi passati sui banchi, ma di chiudere idealmente un cerchio lunghissimo. "Ricordiamo che noi accogliamo gli studenti già praticamente nella scuola dell'infanzia [...] e quando escono hanno 18 e 19 anni", conclude Carmela Palumbo.
L'esame e la sua valutazione andranno quindi intesi come un vero e proprio "bilancio di fine percorso".