Tra gelosia e vendetta, ecco l’amore degli adolescenti

Marcello G.
Di Marcello G.

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Schiaffi, insulti, gelosia e atteggiamenti ossessivi. La violenza sulle donne può assumere mille forme, da quelle più evidenti a quelle che lasciano segni soprattutto nell’anima di una persona. Tante, troppe, le storie che riempiono quasi quotidianamente le cronache. Mariti e fidanzati che non si arrendono al fatto che un sentimento possa svanire. E allora si accaniscono sulle loro compagne, psicologicamente e fisicamente. Qualcuno si spinge fino all’atto finale. Ma se pensate che l’amore malato sia una prerogativa solo degli adulti, vi sbagliate di grosso. In occasione della 'Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne’ (25 novembre), Skuola.net ha chiesto a 7mila ragazzi (di ambo i sessi) come vivono il rapporto con il partner. Facendo emergere una situazione piuttosto allarmante. Perché i comportamenti ‘al limite’ non solo si manifestano sin dall’adolescenza. Ma accomunano entrambi gli universi, i maschi come le femmine.

Anche tra gli adolescenti volano schiaffi e insulti

Partiamo dai primi. Tra i giovanissimi, 1 su 5 – 20% - ha alzato almeno una volta le mani su una ragazza (il 5% anche più di una volta), e più di 1 ragazzo su 3 racconta di aver insultato pesantemente una coetanea durante un litigio (il 5% lo fa di frequente). Le femmine, comunque, non stanno certo a guardare. Si difendono eccome. Circa 3 ragazze su 10 – 28% - ammettono di aver picchiato il proprio fidanzato al culmine di una discussione (il 6% più di una volta). Aggressività che diventa protagonista anche se ci si ferma alle parole: quasi la metà – 42% - si lascia andare a insulti pesanti nei confronti del partner (per il 9% è quasi un’abitudine).

Le giovani ragazze tendono a perdonare. Anche troppo

La conseguenza è una certa “accettazione” di questi episodi. Ad esempio, di fronte a uno schiaffo da parte del fidanzato, il 30% delle intervistate si è detta disposta a perdonare a patto che non succeda più; il 3% lo giustificherebbe; solo il 67% lo lascerebbe senza pensarci due volte. E laddove lui si dovesse limitare a scenate di gelosia, la soglia di tolleranza salirebbe ulteriormente: il 53% delle ragazze non chiuderebbe la storia (il 42% perché è convinta di poterlo cambiare, l’11% addirittura perché pensa che la gelosia sia una dimostrazione d’amore).

La gelosia innesca dinamiche fuori dal normale

La fonte di questa escalation di violenza potrebbe essere proprio la gelosia, molto accentuata su entrambi i fronti. Tra i maschi, la quota di quanti confessano di essere particolarmente gelosi della fidanzata è del 18%, del 21% tra le femmine. La manifestazione più esplicita e diffusa di ciò è il divieto di frequentare determinate persone (per il 13% dei gelosi, sia tra i ragazzi che tra le ragazze, e la prima cosa da fare). Tanti, invece, vogliono sapere in qualsiasi momento dove (e con chi) si trova il partner (9% tra i maschi, 14% tra le femmine). Tra i comportamenti tipicamente maschili c’è il voler imporre un determinato modo di vestirsi e di truccarsi (6%). Tra quelli prerogativa delle ragazze, invece, c’è la pretesa di controllare il telefono e il computer del fidanzato (9%). Ma qualcuno si spinge oltre: il 5% dei ragazzi intervistati li mette in pratica tutti quanti.

La vendetta dei maschi? Sia concreta che virtuale

E se uno dei due decidesse sul serio di troncare il rapporto? C’è un 9% del campione maschile che tenterebbe di farla pagare al partner. Le opzioni più gettonate? Atti vandalici sulle sue cose (33%), violenza fisica (17%) e minacce di mettere su Internet foto e video intimi (17%). Ma le ragazze, come reagiscono quando il fidanzato non vuole proprio farsene una ragione? Laddove sono successe cose del genere la risposta è stata piuttosto ‘morbida’. Di fronte a comportamenti ossessivi dopo la fine della relazione – come chiamate e messaggi a ripetizione, dai toni più o meno minacciosi – 1 su 4 non ha fatto niente (il 49%, però, ha chiesto e ottenuto che smettesse; all’8% è bastato l’intervento delle famiglie; al 17%, invece, è servita una denuncia o una segnalazione).

Una delle insidie maggiori è la ‘vendetta porno’

Mentre nel caso di ‘revenge porn’? Quando cioè, per ritorsione, la persona lasciata inizia a diffondere su chat e social network le immagini dei propri momenti intimi con l’ex partner? Un rischio, tra l’altro, molto concreto soprattutto tra i giovanissimi: secondo un’altra ricerca di Skuola.net e Osservatorio Nazionale Adolescenza, i ragazzi iniziano a praticare il sexting (ovvero lo scambio di video e foto sessualmente esplicite tramite Internet) già dagli 11 anni; e nella fascia d’età 14-19 anni circa il 10% (oltre 2/3 sono ragazze) invia abitualmente contenuti ‘hot’ al ragazzo di turno. Ebbene, quando quel materiale è effettivamente finito in mani sbagliate e ha iniziato a fare il giro del web, il 30% delle vittime non ha preso provvedimenti (il 23%, invece, ha chiesto e ottenuto la rimozione dei contenuti; un altro 23% ha dovuto coinvolgere i genitori; il 24% è dovuta ricorrere alla segnalazione o alla denuncia).

Il rancore ‘incendia’ pure le femmine

Perché, però, le altre non hanno fatto nulla? Il 31% lo ha ritenuto inutile, il 23% per la vergogna, il 14% perché non sapeva come muoversi. Le ritorsioni, tuttavia, appartengono anche all’universo femminile. Se, infatti, vengono lasciate contro la loro volontà, una buona quota di ragazze (7%) progetta la vendetta. Le loro armi preferite? In vetta c’è ancora il danno alle cose dell’ex fidanzato (13%) ma prende quota l’ipotesi di mettere in giro brutte voci su di lui (12%), senza dimenticare anche in questi casi la messa online di materiale ‘piccante’ (7%).


Marcello Gelardini


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