Violenza sulle donne, non solo botte: la nuova arma per uccidere è la rete

Carla Ardizzone
Di Carla Ardizzone

cyberbullismo amanda todd

Non solo violenza fisica e verbale all’interno della coppia. La rete, che ha rivoluzionato e migliorato le nostre vite, ha anche il potere di distruggerle: in particolare, se sei una donna. I casi di Tiziana Cantone e di Carolina Picchio - dalle storie diverse ma unite dallo stesso tragico finale - non sono quindi solo coincidenze o fatti isolati destinati a colorare di nero la cronaca, ma le punte di un iceberg che rischia di fare nuove vittime. Il cyberbullismo e il revenge porn hanno infatti già individuato la loro vittima ideale, per l’appunto il sesso femminile. Lo dimostrano i dati raccolti dall’Osservatorio Nazionale Adolescenza in collaborazione con Skuola.net, su circa 4mila adolescenti delle scuole superiori in tutta Italia, analizzati in occasione della Giornata contro la Violenza sulle Donne.

Cyberbullismo: la vittima è femmina

Le vittime di cyberbullismo sono complessivamente l’8,5% del campione – dato in netta crescita rispetto allo scorso anno, quando si fermava al 6% - ma il dato sconvolgente è che circa il 70% di queste è di sesso femminile. E se il 12% degli intervistati è stato oggetto di diffusione di informazioni false e foto private sui social, la maggioranza di loro (58%) è donna.

Revenge porn e la gogna del web

Il cyberbullismo, tuttavia, non è il solo modo in cui la violenza sulle donne si sta esprimendo in rete. Il revenge porn, ovvero la diffusione sul web di foto intime o di video pornografici per motivi di ricatto o vendetta, è un’altra minaccia reale e continua. Una parallela ricerca effettuata lo scorso anno scolastico nell’ ambito della collaborazione di Skuola.net e Osservatorio Nazionale Adolescenza, svolta su circa 7mila ragazzi tra i 13 e i 18 anni, chiariva che la percentuale di revenge porn minacciata o subita è del 17%. Anche qui, si rilevava che - di nuovo - sono soprattutto le ragazze a correrne i rischi (si tratta del 52% delle vittime).

Cyberbullismo e suicidio

La stessa ricerca è stata illuminante per capire le conseguenze della violenza in rete su chi ne è oggetto. Tra le vittime di cyberbullismo - come illustrato, in prevalenza femmine - ben 1 su 10 ha tentato il suicidio, mentre quasi 4 su 5 si sono dichiarati depressi e tristi. In più, circa il 50% ha praticato autolesionismo e pari percentuale, seppure non ci abbia mai provato realmente, ha pensato di togliersi la vita. La minaccia invisibile della persecuzione in rete, che può scatenare sentimenti di panico, umiliazione o vergogna, ha perciò una stretta correlazione con depressione e istinti suicidi o autolesionisti. Si dimostra così come una vera e propria “arma”, sottile ma efficace, nelle mani di chi - per gelosia, capriccio o odio - voglia fare del male a chi è (o si sente) indifeso.

Serve educare i giovani al corretto uso della rete

"Dai dati raccolti dall'Osservatorio emerge chiaramente: le ragazze sono le più esposte ai nuovi fenomeni online di violenza privati – dichiara Daniele Grassucci, direttore di Skuola.net - data la pervasività della Rete, non può bastare una norma per arginare questi fenomeni. Dobbiamo necessariamente investire in prevenzione, che si traduce in formazione degli studenti fin da piccoli all'uso consapevole della Rete".

Il mondo dietro lo schermo

"Quella che subiscono le ragazze oggi è una violenza che sta cambiando forma, sempre più subdola, sempre più mirata a ledere la privacy e colpire nell'intimità" - sostiene la dott.ssa Maura Manca, Presidente dell'Osservatorio Nazionale Adolescenza - "scatti rubati, momenti intimi che diventano pubblici, la propria vita messa in vetrina e alla gogna mediatica. Critiche, giudizi, una diffusione che non si riesce a fermare. Lo schermo deresponsabilizza e disinibisce, bisogna lavorare sul far capire agli adolescenti che anche se si tratta di un'immagine o di un video, dietro c'è una persona fisica con emozioni e sentimenti e soprattutto far comprendere a chi condivide e alimenta la diffusione in rete, che è colpevole quanto chi pubblica".

Carla Maria Ardizzone

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