
L'11 settembre doveva essere l'inizio di un nuovo capitolo. Invece, per Paolo Mendico, 14 anni, è stata l'ultima pagina. Ma il silenzio della sua stanza a Santi Cosma e Damiano è stato rotto dalle parole che lui stesso ha affidato ai suoi quaderni. Parole che oggi pesano come macigni e che hanno portato il Ministero dell'Istruzione a sospendere la preside della sua scuola.
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Che cosa c'è scritto nei quaderni di Paolo
Secondo quanto si legge su 'LaRepubblica', tra le righe scritte a mano, Paolo non racconta solo degli attacchi dei bulli. C’è qualcosa di più profondo: un senso di umiliazione che arrivava proprio da chi avrebbe dovuto proteggerlo. In una pagina scriveva: "La professoressa ha cominciato a parlare di noi per poi arrivare a me [...], dicendo a me: non penso che alcune ore costano tanto" (ndr. riferendosi al doposcuola). Secondo la psicologa e grafologa forense Marisa Aloia, incaricata dalla famiglia, il ragazzo si sentiva messo alla gogna davanti a tutta la classe. Il motivo? Un debito in matematica e l'impossibilità economica di pagare il doposcuola privato suggerito dall'insegnante.
L'ingiustizia dei voti: "Una punizione"
Il padre di Paolo ci ha confessato in un'intervista lo sconcerto di un genitore che ha visto suo figlio trasformarsi. Paolo aveva buoni voti, tranne quel 5 in matematica che sembrava più un provvedimento disciplinare che una valutazione. “In una delle pagine che abbiamo analizzato", spiega Aloia a 'LaRepubblica', "appare molto arrabbiato con l'insegnante perché un suo compagno, uno dei presunti bulli, era stato invece promosso nonostante il rendimento non fosse buono. Era stato promosso perché si era iscritto al doposcuola
Il padre ci ha raccontato di aver chiesto spiegazioni alla scuola. “Chiamai la vicepreside per chiedere le motivazioni di questa sospensione del giudizio, visto che parliamo di un ragazzo che aveva tutti buoni voti, a parte quel 5 in matematica: mi sembrava una vera e propria punizione”.
La pagina di diario del giorno prima della morte
C’è un dettaglio che rende tutto ancora più doloroso. Il 10 settembre, Paolo aveva preso appuntamento con un amico per giocare alla console la sera successiva. Aveva dei progetti, voleva esserci. "È un dettaglio importante, sottolinea la grafologa, che delinea una progettazione nel tempo. Il giorno precedente Paolo non aveva intenzione di uccidersi. La domanda è: cosa è accaduto tra il 10 e l'11 settembre?”.
La lotta per la verità
Oggi la preside è sospesa, e procedimenti disciplinari pendono sulla vicepreside e sulla responsabile della succursale. "Le insegnanti sono delle bugiarde", aveva dichiarato il padre di Paolo. Nel frattempo, l’indagine ministeriale ha evidenziato presunte omissioni da parte dell’istituto Pacinotti.
La verità di Paolo, però, è rimasta scritta su quei fogli di carta: un grido di aiuto che nessuno, allora, ha voluto ascoltare.