Università, i flussi migratori dei fuori sede: si fugge dal Sud, si va (e si resta) a Roma e Milano

Marcello G.
Di Marcello G.

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Ogni autunno si svolge il grande esodo che coinvolge centinaia di migliaia di studenti universitari: ragazzi che scelgono di cambiare città e regione - ma in molti casi sono ‘costretti’ - per studiare nell’ateneo o nella facoltà dei loro sogni oppure per avere più chance per il futuro. Numeri importanti, perché su una popolazione studentesca che supera il milione e mezzo, ben 400mila ragazzi vanno via dalla propria regione per frequentare l’università, circa 1 su 4. La mappa dei ‘flussi migratori’ che si ricava segue delle tendenze - ormai consolidate da tempo - che non consentono di generalizzare. La fotografia è quella di un Paese sostanzialmente diviso a metà: da un lato le regioni del Centro-Nord che riescono a trattenere i propri ragazzi – e anche laddove ci sono degli spostamenti, questi sono a corto raggio – dall’altro l’area meridionale, accomunata dal fatto di veder partire il maggior numero di studenti per destinazioni lontane. Skuola.net ha analizzato questi movimenti evidenziando le zone che ‘prestano’ più ragazzi alle altre regioni e quelle che, di riflesso, ne ‘ospitano’ di più, sulla base dei dati dell'Anagrafe Nazionale Studenti che si riferiscono all'anno accademico 2015/16.

Basilicata, Molise e Valle d’Aosta: qui partono quasi tutti


Alla voce ‘uscite’ è bene fare una distinzione tra percentuali e numeri assoluti, visto che non sempre le cose coincidono, anzi. Perché se guardiamo ai numeri relativi la regione che vede l’esodo maggiore è la Basilicata: qui su 22mila residenti iscritti all’università ben 17mila (circa il 75% del totale) si trovano in atenei di altre regioni. Una situazione simile la osserviamo in Valle d’Aosta, ma con numeri decisamente più piccoli: quasi 3mila ‘universitari’ residenti, più di 2mila che studiano fuori (anche se prevalentemente nel vicino Piemonte). Completa la triade il Molise: quasi 8mila ragazzi (sui circa 12mila totali) frequentano l’università altrove. Ma si tratta di regioni geograficamente piccole e con una popolazione numericamente contenuta. Normale che si vada fuori, se non altro per l’assenza di parecchi corsi di laurea, che è possibile trovare solo nelle grandi città.

Puglia, Sicilia e Campania: l’esodo dei fuori sede


Per questo è forse più interessante guardare ai grandi numeri, alle regioni che pagano il prezzo più alto in termini di partenze per motivi di studio. E le cose, come anticipato, cambiano. È qui che il Sud conferma la distanza dal Nord. La Puglia, ad esempio, vede in giro per l’Italia oltre 50mila ragazzi - su 128mila universitari - dislocati in tante regioni diverse (Lazio, Emilia-Romagna e Lombardia su tutte). E comunque rappresentano il 39% degli studenti pugliesi, mica poco. Leggermente meglio la situazione in Sicilia dove, su 155mila studenti post-diploma, quasi 46mila sono fuori. Terzo posto per la Campania, che ha un tasso di uscite pari ‘solo’ al 18%, che però si traduce in 37mila studenti fuori sede (quasi la metà si trovano nel Lazio).

Lazio, Lombardia e Toscana: si studia 'in casa'


Di contro, ci sono alcune regioni dove invece i residenti restano volentieri per studiare. Come intuibile sono quelle più grandi, con tante città tradizionalmente universitarie, con una rosa molto ampia di facoltà e corsi di laurea. La regione che in assoluto ha una popolazione studentesca decisamente ‘stanziale’ è il Lazio. I numeri parlano chiaro: di 180mila universitari residenti appena il 10% (circa 18mila) sceglie altre strade. Anche la Lombardia, però, ha un ottimo potere attrattivo: 216mila studenti residenti e solo 28mila - neanche il 13% - che vanno via e che, comunque, si spostano quasi tutti nelle regioni di confine (Piemonte, Veneto ed Emilia-Romagna). Cifre di tutto rispetto pure per la Toscana: i residenti iscritti all’università sono 90mila, ‘solo’ 13mila quelli fuori regione.

Roma, Milano e Bologna: universitari da tutte le regioni


Non è quindi un caso che, queste, siano grosso modo le stesse regioni capaci di attirare la maggior parte degli studenti fuori sede, delusi dall’offerta formativa della propria terra. La posizione geografica, la presenza di Roma e le tante università aiutano sicuramente il Lazio a spiccare su tutte le altre: tra i grandi atenei della Capitale e le altre piccole università trovano posto più di 80mila studenti, provenienti in gran parte dalle regioni del Mezzogiorno (già abbiamo detto della Campania ma anche Sicilia, Puglia e Calabria superano abbondantemente le 10mila unità). La Lombardia, invece, intercetta studenti soprattutto della stessa area d’Italia: veneti, piemontesi ed emiliani sono ampiamente rappresentati, ma non mancano nutrite comunità pugliesi e siciliane. In totale gli universitari non residenti qui sono più di 60mila: il merito, in questo caso, va dato all’appeal che la città di Milano ha sui più giovani. Mentre il successo dell’Emilia-Romagna, che conta quasi 60mila fuori sede – da quasi tutte le regioni italiane - sembra dovuto quasi esclusivamente a Bologna, al suo antico ateneo e alla sua lunga tradizione di città universitaria per eccellenza.

Marcello Gelardini

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