
Le ultime dichiarazioni del Presidente USA Donald Trump sulla Groenlandia ("dobbiamo averla") hanno sollevato un bel polverone, specialmente dopo le recenti tensioni in Venezuela. Più di qualcuno, inizialmente, ha tirato un sospiro di sollievo quando la Casa Bianca ha precisato che, nei rapporti con la Danimarca, "la prima opzione di Trump resta sempre la diplomazia".
Peccato che sia stato aggiunto, subito dopo, che per questo motivo il Presidente "sta discutendo attivamente l'acquisto" dell'isola danese. Un "dettaglio", per così dire, che lascia letteralmente a bocca aperta. A sottolineare le intenzioni del Tycoon, ha pensato la moglie di un consigliere stretto di Trump, Katie Miller, pubblicando su X una foto della bandiera americana che si espande sulla Groenlandia, corredandola da un eloquente "SOON" (proprio così, in stampatello).
Comprare un intero Paese, o una sua parte: si può fare davvero? Senza voler fare dell'ironia, sembra quasi di giocare a una strana fusione tra il Risiko e il Monopoli.
Eppure, che il denaro possa dare una "spintarella" alla geopolitica non è certo una novità. Lo conferma la storia stessa degli Stati Uniti: non è infatti la prima volta che i presidenti americani provano ad applicare le leggi della compravendita alle questioni territoriali.
Indice
Quante volte gli Stati Uniti hanno comprato (o provato a comprare) territori?
C'è sempre una prima volta. In questo caso siamo nel 1803 quando gli Stati Uniti, sotto la presidenza di Thomas Jefferson, acquistarono dalla Francia napoleonica, per 15 milioni di dollari, una vastissima regione di circa 2 milioni di km². Che avrebbe poi dato origine, in tutto o in parte, a 15 stati moderni: Louisiana, Arkansas, Missouri, Iowa, Oklahoma, Kansas, Nebraska, gran parte del Nord e Sud Dakota, e porzioni di Montana, Wyoming, Colorado, Minnesota, New Mexico e Texas.
L'accordo includeva inizialmente anche piccoli lembi di terra delle attuali province canadesi di Alberta e Saskatchewan, in seguito ceduti.
A seguire, gli Stati Uniti ci presero gusto, effettuando almeno altri 5 grandi acquisti di terre e isole:
- Florida (1819): Acquisita dalla Spagna tramite il Trattato Adams-Onís. Sebbene spesso citato come acquisto per 5 milioni di dollari, la somma servì a pagare i debiti del governo spagnolo verso cittadini americani.
- Acquisto Gadsden (1853): Tratto di terra tra Arizona e New Mexico comprato dal Messico per 10 milioni di dollari per facilitare la costruzione di una ferrovia transcontinentale.
- Acquisto dell'Alaska (1867): Comprata dall'Impero Russo per 7,2 milioni di dollari (circa 12 dollari per miglio quadrato).
- Filippine (1898): Cedute dalla Spagna dopo la guerra ispano-americana in cambio di un pagamento di 20 milioni di dollari.
- Isole Vergini Americane (1917): Comprate dalla Danimarca per 25 milioni di dollari per ragioni strategiche durante la Prima Guerra Mondiale.
Spesso viene citata anche l'annessione del Texas nel 1845, che però non fu propriamente un acquisto: si trattava di una repubblica indipendente che chiese di entrare nell'Unione.
Per quanto riguarda invece la California e il Sud-Ovest (1848), sebbene nel Trattato di Guadalupe Hidalgo gli USA pagarono 15 milioni di dollari al Messico, storicamente viene considerata una cessione forzata a seguito di una sconfitta bellica, non un acquisto commerciale volontario come quello della Louisiana o dell'Alaska.
Anche per quanto concerne le Hawaii, mentre per l'Alaska o la Louisiana c'è stato un passaggio di denaro tra governi sovrani (USA-Russia, USA-Francia), per le isole del Pacifico non è stato pagato un prezzo d'acquisto: lo Stato hawaiano è stato sostanzialmente "assorbito" successivamente a un colpo di stato.
E poi ci sono state le proposte d'acquisto finite con un 'no grazie': quelle per Cuba, Santo Domingo e l'Islanda sono tra le più note. Senza dimenticare i ripetuti tentativi per la Groenlandia, obiettivo strategico degli States da oltre un secolo.
Quali presidenti USA hanno già provato a comprare la Groenlandia?
Poco dopo l'acquisto dell'Alaska, nel 1867 il Segretario di Stato William Seward commissionò uno studio per acquistare Groenlandia e Islanda, convinto della loro importanza per il controllo del Nord Atlantico.
In seguito, dopo la Seconda Guerra Mondiale, l'amministrazione Truman offrì alla Danimarca 100 milioni di dollari in oro, nel 1946. La Danimarca rifiutò, ma concesse agli USA di costruire la base aerea di Thule. E poi si arriva ai giorni nostri. Già nel 2019 il presidente Trump ha riacceso il dibattito proponendo nuovamente l'acquisto, ricevendo un netto rifiuto dal governo groenlandese.
Non resta che attendere nuovi sviluppi, sette anni dopo, considerando che lo "shopping" di territori, fatte salve alcune eccezioni, dopo la Seconda Guerra Mondiale è andato nettamente fuori moda, anche a causa del progredire del diritto internazionale.
Quanto costa acquistare la Groenlandia?
Dare un prezzo a un'isola: sembra assurdo, ma qualcuno ci ha già provato...
Se osserviamo i dati della Banca Mondiale, il Prodotto Interno Lordo (PIL) della Groenlandia si attesta intorno ai 3,3 miliardi di dollari. Tuttavia, il PIL indica la ricchezza prodotta in un anno, non il valore patrimoniale del territorio. Già nell'aprile scorso, David Baker - immobiliarista ed ex economista della Federal Reserve - aveva provato a quantificare il valore reale dell'isola, stimandolo in una forbice compresa tra i 12,5 e i 77 miliardi di dollari.
Il vero salto di valore avviene, però, quando si considerano le risorse naturali ancora intrappolate nel sottosuolo. La Groenlandia è ricca di minerali critici come rame e litio, componenti essenziali per la produzione di batterie e la filiera dei veicoli elettrici. Secondo il Financial Times, includendo queste riserve minerarie, la valutazione complessiva potrebbe raggiungere l’impressionante cifra di 1,1 trilioni di dollari.
Ma non finisce qui. Il think tank American Action Forum propone una stima ancora più articolata: se il solo valore di mercato dei minerali porterebbe il prezzo d'acquisto a circa 200 miliardi di dollari, è la rilevanza strategica nel Nord Atlantico a far lievitare il valore finale fino a 3 trilioni di dollari.