Studenti stranieri? Tutti al Nord: qui 1 scuola su 10 ha più del 30% di alunni ‘non italiani’

Marcello G.
Di Marcello G.

Una presenza stabile e consolidata che, però, non si traduce automaticamente in un’integrazione piena. Gli studenti stranieri fanno ormai parte del panorama scolastico italiano con numeri importanti. In base all’ultimo focus del ministero dell’Istruzione ‘Gli alunni con cittadinanza non italiana’ – relativo all’anno scolastico 2016/2017 – quasi 1 studente su 10 non è italiano (il 9,4% sul totale della popolazione scolastica). Un dato che, negli ultimi anni, non solo rimane costante ma registra leggeri aumenti (dodici mesi prima erano il 9,2%). In pratica, i ragazzi stranieri sono gli unici ad aumentare. Merito soprattutto delle cosiddette ‘seconde generazioni’, nati in Italia ma non ancora cittadini, che rappresentano oltre il 60% (l’85% nella scuola dell’infanzia, il 73% alla primaria) della componente straniera delle nostre classi.

Alunni stranieri: Italia divisa in due

Ma, come detto, c’è ancora molto lavoro da fare. A partire da un miglioramento di una distribuzione territoriale alquanto disomogenea, che vede un Paese spaccato a metà; con un Nord che assorbe tantissimi studenti stranieri e un Mezzogiorno che ancora fatica a integrare questi ragazzi nel sistema scolastico. La Lombardia si conferma la regione con il più alto numero di studenti con cittadinanza non italiana, un quarto del totale presente in Italia (25,2%). Seguono Emilia Romagna, Veneto, Lazio e Piemonte che assorbono una quota compresa tra il 9% e il 12%. Discorso opposto per la Campania, dov’è iscritto appena il 2,9% del totale studenti con cittadinanza non italiana.

Emilia-Romagna e Lombardia le regioni più virtuose

Anche se, per valutare il livello di integrazione su base regionale sarebbe meglio osservare quanto ‘pesano’ gli alunni stranieri in rapporto alla popolazione scolastica locale. Perché le cose cambiano: la regina è l’Emilia-Romagna, dove quasi il 16% degli studenti non è cittadino; in pratica, ogni cinque ‘italiani’ c’è uno straniero. La Lombardia scende al secondo posto, con la componente straniera che rappresenta il 14,7% della popolazione studentesca. Al terzo e al quarto posto troviamo l’Umbria (13,8%) e la Toscana (13,1%), seguite da Veneto e Piemonte (13,0%) e dalla Liguria (12,3%).

Al Sud la presenza di studenti ‘non italiani’ è davvero scarsa

Nelle regioni del Sud, invece, l’incidenza degli studenti con cittadinanza non italiana è davvero poca cosa, ovunque inferiore alla media nazionale del 9,4%. La Campania, anche in questo caso, è leader in negativo. Troppi pochi, qui, i ragazzi con cittadinanza straniera, soprattutto se rapportati alla consistente popolazione scolastica regionale: la loro presenza, in termini percentuali, è la più bassa dell’intera Penisola (2,4%). Stesse cifre (2,4%) per la Sardegna, ma qui gli studenti totali sono molti di meno. Forse peggio è il rendimento della Puglia (dove appena il 2,7% degli studenti sono stranieri) e della Sicilia (che non supera il 3,3% di componente straniera).

Al Nord il 30% di iscritti stranieri non è una rarità, nel Mezzogiorno sì

Entrando nel dettaglio delle singole scuole, il quadro non varia molto. L’Emilia- Romagna e la Lombardia si confermano le regioni più ‘inclusive’. Basti pensare che, in entrambe, più di 1 scuola su 10 ha oltre il 30% di studenti stranieri; oltre il 5% degli istituti addirittura più del 40%. Terzo gradino del podio per il Veneto, appena sotto quota 10%. Anche se in termini assoluti la Lombardia ha più scuole ad alta concentrazione di stranieri (849) rispetto all’Emilia (476) e al Veneto (398). In tutte le regioni del meridione, invece, neanche il 2% delle scuole (a volte pure meno dell’1%) supera il 30% di studenti stranieri. Ma il dato peggiore è che circa 1 istituto su 3, un po’ dappertutto al Sud, non ha neanche un alunno di cittadinanza non italiana: in Campania il 38,6% delle scuole, in Sardegna addirittura il 41%, in Sicilia il 36,4%, in Calabria il 35,2% (per capirci, in Emilia-Romagna le strutture senza studenti stranieri sono appena il 6,4%)

La scuola primaria quella con più classi multietniche

A livello nazionale, il 19,4% delle scuole non ha studenti stranieri; il 59,4% ha una percentuale di studenti con cittadinanza non italiana fino al 15 per cento; il 15,6% ne ha in misura variabile tra il 15 e il 30%. Nel restante 5,6% delle scuole la presenza degli studenti con cittadinanza non italiana è superiore al 30%. In alcuni istituti, però, la loro consistenza supera il 50% del totale degli alunni frequentanti: nel 2016/2017 erano 691, in leggero aumento rispetto all’anno precedente. Un fenomeno più diffuso nella scuola dell’Infanzia, in cui si rilevano 425 unità. Anche se, poi, è la scuola primaria quella che registra la percentuale più elevata di classi con più del 30% di studenti con cittadinanza non italiana (8,4% nel 2016/2017). Nella scuola Secondaria di II grado la percentuale più bassa di classi “over 30%” (2,8%).

La percentuale di stranieri scende al crescere del livello

Restando all’analisi dei diversi livelli di studio, ci si accorge che al crescere dell’età aumenta la ‘dispersione’: più di un terzo (36,6%) degli studenti stranieri frequenta la scuola primaria, circa il 23% va alle superiori (appena il 7% dell’intera popolazione studentesca). Dati parzialmente mitigati dal fattore anagrafico che, negli ultimi anni, porta a una leggera espansione dei numeri assoluti anche nelle secondarie. Con una proporzione, però, inversa tra difficoltà del corso di studi e presenza di studenti stranieri: negli istituti professionali gli stranieri sono il 12,5% del totale degli alunni, nei licei solamente il 4%.

I nati all’estero preferiscono i professionali, le ‘seconde generazioni’ tecnici e licei

L’ancora di salvezza sono, ancora una volta, i ‘nuovi italiani’, che in pochi anni potrebbero permettere di accorciare le distanze. I nati fuori dai confini nazionali preferiscono, infatti, i percorsi professionali (37,6%, soprattutto quelli dell’area ‘servizi’, che da soli assorbono il 23,9% del totale) e quelli tecnici (37%), lasciando molto indietro i licei (25,4% delle scelte). Le seconde generazioni, invece, si orientano in prima battuta verso gli istituti tecnici (38,9%) ma subito dopo optano per i licei (33,5%); con lo scientifico che fa la parte del leone, attirando il 14,6% degli studenti non italiani, ma nati sul nostro territorio, che frequentano le superiori (tra i nati all’estero il dato è solo del 9,2%); mentre gli istituti professionali si fermano al 27,5% delle preferenze.


Marcello Gelardini


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