Daniele Grassucci
Autore
Edilizia scolastica

Pedagogia e architettura, in un mondo ideale, dovrebbero andare a braccetto: nelle scuole italiane, purtroppo, questa resta un’utopia. Una buona fetta dei nostri edifici scolastici, infatti, lo è diventata strada facendo. Essendo qualificabili, certificati alla mano, come “vintage” e, soprattutto, essendo nati per altri scopi.

Basta fare un giro per i centri storici delle nostre città, dove non è raro imbattersi in portoni monumentali da cui, al suono della campanella, esce un fiume di studenti: palazzi nobiliari, ex conventi, strutture nate agli inizi del XIX secolo o addirittura prima dell'Unità d'Italia che, dunque, sono stati riadattati per la didattica.

Non è, dunque, solo una sensazione. È l’Anagrafe dell’Edilizia scolastica del Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM) a mettere tutto nero su bianco: secondo l’analisi degli open data ministeriali, realizzata da noi di Skuola.net, il 24% degli edifici censiti molto probabilmente non era stato adibito originariamente per finalità educative

Questo dato aggregato, come anticipato, nasce da una doppia evidenza. Da un lato ci sono gli edifici di cui si ha una datazione storica certa - circa il 15% del totale nazionale è stato tirato su prima del 1945 - dall'altro c'è un corposo 9% di scuole per cui l'anagrafe riporta "Informazione Assente". E l'esperienza insegna che la quasi totalità di questi "fantasmi catastali" sono proprio gli edifici più remoti, antecedenti ai moderni archivi.

In entrambi i casi, si tratta comunque di strutture concepite con criteri edilizi e sismici lontanissimi dagli standard odierni, e che spesso non erano state originariamente pensate per l'uso scolastico.

Indice

  1. Le regioni "storiche": la Liguria in testa per i dati certi, ma il Piemonte è un "rebus"
  2. Il boom del dopoguerra e le scuole "nuove" del Sud
  3. Il caso del Friuli-Venezia Giulia

Le regioni "storiche": la Liguria in testa per i dati certi, ma il Piemonte è un "rebus"

Analizzando la distribuzione geografica di questi “dinosauri”, pare proprio che siamo di fronte a un fenomeno concentrato soprattutto al Nord e Centro Italia. Se guardiamo solo ai dati anagrafici certi, il record assoluto spetta alla Liguria: qui quasi il 35% degli istituti risale a prima del 1945, di cui ben il 5% ha fondamenta piantate addirittura nell'Ottocento.

Il motivo di questo primato? Probabile che le difficoltà di costruire ex-novo sulla difficile orografia ligure nel tempo abbiano spinto le amministrazioni locali a preferire il riadattamento di strutture preesistenti. A seguire, sempre per dati storici certi, troviamo la Toscana (quasi il 20% di scuole “storiche”), la Lombardia e l'Emilia-Romagna (entrambe attorno al 19%).

Se, invece, mettiamo nel calderone anche le scuole con informazioni mancanti il quadro cambia. In Piemonte, oltre al 21% di scuole storiche accertate, c'è un mastodontico 58,7% - così almeno pare - di edifici "senza data". Stessa situazione in Veneto, dove al 12% di edifici storici si somma un 35% di informazioni assenti.

Effettiva vecchiaia o semplice assenza di censimenti? Difficile saperlo. Sta di fatto però che, se sommiamo questi dati a quelli verificati, queste regioni diventano di gran lunga quelle con il patrimonio scolastico potenzialmente più antico.

Il boom del dopoguerra e le scuole "nuove" del Sud

Se il Nord vanta le scuole più "nobili", spostandosi verso Sud la fotografia si modifica radicalmente. Qui, innanzitutto, l'anagrafe scolastica è molto più completa (le "informazioni assenti" sono rarissime).

Ciò avviene, fondamentalmente, perché in molte aree del Mezzogiorno, l’edilizia - compresa quella dedicata all’istruzione - ha vissuto un vero boom nella seconda metà del Novecento, in particolare dal 1976 in poi.

La regione con le scuole più “giovani” sembra essere il Molise, dove quasi il 50% degli edifici è stato costruito nell’ultimo quarto del XX secolo. Segue a ruota la Puglia, con il 46,5% di scuole post-1976, e la Calabria con circa il 45% di scuole sorte dagli anni ’70 in poi.

Allo stesso modo, pure le Isole mostrano un forte rinnovamento: anche in Sardegna il 45% delle scuole è recente, mentre in Sicilia si sfiora il 42%. In questi territori, perciò, le scuole pre-1945 sono ormai una rarità: in Calabria, ad esempio, secondo il Ministero non arrivano neanche al 5%.

Il caso del Friuli-Venezia Giulia

Una situazione curiosa da segnalare, infine, è quella del Friuli-Venezia Giulia. La regione si trova in una posizione ibrida: ha una solida base di edilizia storica (oltre il 17% risale a prima del 1945) ma, allo stesso tempo, ben il 42,8% degli edifici è stato costruito dopo il 1976.

Il motivo? Potrebbe essere una diretta conseguenza del tragico terremoto del 1976, che distrusse gran parte del patrimonio immobiliare, imponendo una virtuosa ricostruzione, secondo criteri antisismici moderni.

A cura della Redazione di Skuola.net Questo articolo è frutto del lavoro condiviso della redazione di Skuola.net (direttore Daniele Grassucci): un team di giornalisti, data analyst ed esperti del settore education che ogni giorno produce contenuti e approfondimenti originali, seleziona e verifica le notizie più rilevanti per studenti e famiglie, garantendo un'informazione gratuita, accurata e trasparente.
Skuola | TV
Educazione Sessuale in famiglia: i consigli di mamma Monica Calcagni e figlia Caterina in podcast

Cosa succede se la ginecologa più famosa d’Italia e la figlia adolescente parlano di sesso? Tra falsi miti e consigli pratici, ecco il podcast per genitori e figli da vedere insieme.

Segui la diretta