Federico Bianchetti
Autore
gregor mendel jack andraka

Com'era il detto? Posto giusto, momento giusto. Perché il tempismo, nella vita, può fare la differenza tra una buona storia e la storia. Quella con la S maiuscola. Quella che si studia sui libri.

Peccato che, almeno in campo scientifico, non sempre chi aveva ragione fosse anche nel momento giusto. La storia della scienza è infatti costellata di menti che hanno visto oltre il proprio tempo, pagandone il prezzo in isolamento, ridicolo o, forse peggio di tutto, indifferenza. Eccone sei, tra i casi più clamorosi.

Indice

  1. Aristarco di Samo (310-230 a.C. circa)
  2. Gregor Mendel (1822-1884)
  3. Alfred Wegener (1880-1930)
  4. Francis Peyton Rous (1879-1970)
  5. Katalin Karikó (1955, in vita)
  6. Jack Andraka (2000, in vita)

Aristarco di Samo (310-230 a.C. circa)

Quasi duemila anni prima che Copernico sconvolgesse il mondo con il suo modello eliocentrico, un astronomo greco di nome Aristarco di Samo aveva già capito tutto.

Sosteneva infatti che la Terra ruotasse attorno al Sole - e non viceversa - e che il nostro pianeta girasse su se stesso una volta al giorno. I contemporanei lo ignorarono, quando non lo derisero apertamente.

Aristotele e Tolomeo seppellirono la sua intuizione sotto secoli di geocentrismo, e il mondo dovette aspettare il Cinquecento per riscoprire ciò che Aristarco aveva intuito già tutto nell'antichità.

Gregor Mendel (1822-1884)

Monaco agostiniano e appassionato di botanica, Mendel trascorse anni a coltivare piselli nel giardino del suo convento di Brno, annotando con metodologia quasi ossessiva le caratteristiche trasmesse da una generazione all'altra di piante.

Nel 1866 pubblicò le sue leggi sull'ereditarietà, che avrebbero potuto rivoluzionare la biologia.

Nessuno se ne accorse. I suoi lavori rimasero sostanzialmente ignorati per 34 anni, fino a quando - nel 1900, sedici anni dopo la sua morte - tre scienziati diversi riscoprirono indipendentemente le stesse leggi e si accorsero che Mendel li aveva preceduti tutti. È oggi considerato il padre della genetica.

Alfred Wegener (1880-1930)

Meteorologo tedesco con una passione per la geologia, Wegener propose nel 1912 la teoria della deriva dei continenti: l'idea che le terre emerse non fossero sempre state dove le vediamo oggi, ma si fossero lentamente spostate nel corso di milioni di anni, separandosi da un unico supercontinente che chiamò Pangea.

La comunità scientifica lo accolse con scetticismo quando non con aperto scherno. Il problema era che Wegener non riusciva a spiegare il meccanismo che muoveva i continenti.

Morì nel 1930 durante una spedizione in Groenlandia, ancora non creduto. Solo negli anni Cinquanta e Sessanta, con la scoperta dell'espansione dei fondali oceanici, la sua intuizione trovò finalmente conferma diventando il pilastro della tettonica delle placche.

Francis Peyton Rous (1879-1970)

Nel 1909, il patologo americano Peyton Rous compì una scoperta destinata a riscrivere la medicina oncologica: dimostrò che un tumore maligno nei polli poteva essere trasmesso attraverso un agente filtrabile, quello che oggi chiamiamo virus.

Era la prima prova concreta che un virus potesse causare il cancro. La comunità scientifica non fu entusiasta, eufemismo: l'idea era considerata troppo radicale, quasi assurda, e Rous finì per abbandonare la ricerca sul tema.

Il mondo scientifico impiegò decenni ad aggiornarsi. Nel 1966 - cinquantasette anni dopo la sua scoperta - Rous ricevette il Premio Nobel per la Medicina. Aveva 87 anni. È tuttora uno dei premi Nobel più tardivi della storia. 

Katalin Karikó (1955, in vita)

La storia di Karikó è forse la più emblematica del nostro tempo. Ricercatrice ungherese emigrata negli Stati Uniti, ha trascorso decenni a studiare l'RNA messaggero come possibile vettore terapeutico, convinta che potesse trasformare la medicina.

L'università della Pennsylvania la retrocesse, le tagliò i fondi, la considerò una ricercatrice di seconda fascia. Nessuna casa farmaceutica voleva sentir parlare di mRNA.

Ha continuato lo stesso, quasi da sola, per oltre vent'anni. Poi è arrivato il Covid-19, e la tecnologia che nessuno voleva è diventata la base dei vaccini Pfizer-BioNTech e Moderna, somministrati a miliardi di persone. Nel 2023 ha ricevuto il Premio Nobel per la Medicina insieme a Drew Weissman.

Jack Andraka (2000, in vita)

Il caso di Jack Andraka è diverso dagli altri: non si tratta di decenni di attesa, ma di una storia che racconta quanto possa essere ostico il sistema scientifico anche per chi ha idee brillanti.

A soli 15 anni, dopo aver perso un amico di famiglia per un tumore al pancreas, Andraka sviluppò un test diagnostico per il cancro al pancreas potenzialmente più rapido, economico e sensibile di quelli esistenti.

Scrisse a 200 professori universitari chiedendo di poter lavorare nei loro laboratori: 199 lo ignorarono o lo rifiutarono. Solo uno gli aprì le porte. Il suo lavoro gli valse il primo premio alla Intel International Science and Engineering Fair nel 2012, guadagnandosi attenzione mediatica mondiale.

La ricerca successiva ha ridimensionato alcune delle sue conclusioni iniziali, ma il suo percorso resta una storia potente su cosa significa avere un'idea fuori dal sistema e portarla avanti contro tutto e tutti.

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